Intervista a Maria Saragoni: così la Fondazione Banca del Monte crea opportunità di crescita per i giovani

“Lo scopo della scuola è quello di trasformare gli specchi in finestre”, scriveva il giornalista Sydney J. Harris. La vera questione in tema di formazione è come dare ai giovani le le basi per uno sviluppo non solo pedagogico e formativo, ma anche in termini di consapevolezza e crescita personale, affiancando il sapere al sapere fare. Per approfondire questi e altri temi, la Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio terrà venerdì 15 dicembre un evento, aperto al pubblico, dal titolo “La Città Contendibile“: un’occasione per condividere spunti, idee su innovazione, territorio e ruolo dei giovani in un incontro aperto a tutta la cittadinanza, durante il quale verrà tracciato un bilancio sull’azione dell’ente in città e verranno delineati gli scenari futuri in vista del cambio al vertice del 2018. Ne abbiamo parlato con Maria Saragoni, Dirigente Scolastico dell’Istituto comprensivo Strocchi.

 

Qual è il suo ruolo all’interno della Fondazione Banca del Monte?

Maria Saragoni

La mia collaborazione con la Fondazione Banca del Monte inizia nel 2012. Opero all’interno del Consiglio di Indirizzo dove è prevista anche la presenza di personale del comparto scolastico. Un’esperienza per me molto significativa a livello personale e professionale, che mi ha dato occasione di riflettere e creare quella dimensione di apertura che a volte nelle scuole si fatica ad avere. Ho portato all’interno del Consiglio la mia esperienza maturata nella scuola del primo ciclo ed è stata una grande opportunità che mi ha permesso di avere uno sguardo diverso sul territorio, ponendo attenzione alle dinamiche che andavano a coinvolgere scuola e mondo lavoro, così come gli aspetti sociali e di solidarietà.

 

Se dovesse fare un bilancio del lavoro fatto con la Fondazione in questi anni, come lo descriverebbe?

La Fondazione ha saputo orientare il proprio lavoro non come un semplice erogatore di fondi, ma investendo sulla città. Attraverso il sistema dei bandi, sono state date alle scuole indicazioni utili per l’elaborazione di progetti che hanno portato benefici sia alla scuola del primo ciclo che alla scuola secondaria. Così le strutture hanno potuto arricchire gli strumenti a loro disposizione in ambito formativo e non solo. Da un punto di vista personale, il bilancio non può che essere in positivo. Provenendo dal mondo della scuola e dell’istruzione, posso dire che il lavoro svolto all’interno della Fondazione mi ha permesso di entrare in contatto anche altri contesti e avere così una panoramica globale, utile a comprendere le esigenze di diverse realtà.

“L’obiettivo della Fondazione è quello di sostenere e creare occasioni di crescita, confronto e condivisione per i giovani”

Uno sguardo quindi rivolto non solo all’istituzione scuola ma anche al futuro dei giovani, che oggi è sempre più improntato all’innovazione e al 2.0.

La Fondazione si è sempre tenuta a passo con i tempi e si è rivelata un interlocutore attento anche sul fronte dell’innovazione. Proprio in quest’ottica di creazione di legami e sviluppo di opportunità di confronto è nato il progetto del Contamination Lab, un luogo dove poter lavorare insieme e avere una visibilità, nella significativa cornice di Palazzo Naldi. Un contenitore dove i giovani talenti hanno l’opportunità di mettersi in gioco con le proprie idee e sviluppare progetti comuni in ambiti innovativi e non solo. In questi anni abbiamo maturato una linea di lavoro che si può riassumere come costruzione del futuro, mantenendo un legame con il territorio in un contesto più ampio, un’eredità che va portata avanti ma senza ripetersi, mantenendo sempre uno sguardo aperto alle novità.

Così Faenza è diventata un punto di incontro per tanti ragazzi impegnati in settori di studio eterogenei

In ambito educativo e formativo, quali sono le iniziative portate avanti dalla Fondazione in questi anni? 

Rispetto ai progetti promossi nelle scuole con i contributi delle Fondazione ci sono tanti esempi di cui potrei parlare: dal potenziamento delle biblioteche alla creazione di luoghi di ascolto, passando per la creazione di strutture sportive e ludiche, laboratori linguistici e anche laboratori manuali o teatrali. La Fondazione ha anche posto una certa attenzione su progetti che vanno al di là dell’aspetto formativo e che a questo fanno da supporto. Ne sono un esempio i progetti di inclusione con la partecipazione di disabili o ancora l’intervento su tecnologie ad hoc, come l’acquisto di PC destinati a studenti con disturbi specifici di apprendimento.

 

Entrando nello specifico dei progetti di inclusione e di solidarietà, come si è mossa la Fondazione in questi settori?

Salesiani 2.0
Palazzo Naldi, sede del Contamination Lab.

Sono state create le basi per occasioni incontro tra studenti e associazioni, in modo tale che si potesse parlare di queste tematiche. Uno fra tutti è stato un evento che ha coinvolto giovani immigrati, impegnati a raccontare la propria esperienza all’interno di uno scenario preparato da altri ragazzi del territorio. Oltre a riflessioni su immigrazione e costruzione di identità in contesti urbani sociali nuovi, si è dato inoltre spazio all’allestimento di mostre ed eventi musicali che fungessero da nuovi spazi urbani di incontro per i giovani nella città. Anche la ristrutturazione di Palazzo Naldi è stata cruciale per realizzare uno spazio che è diventato patrimonio di tutti e anche qui nessuna scelta è stata lasciata al caso: nel progetto di riqualificazione è stata infatti sostenuta l’imprenditoria locale, valorizzando il lavoro di piccole ditte del territorio.

“Si è dato un nuovo slancio alle opportunità per i giovani sul territorio, puntando alla valorizzazione di talenti, di titoli ed esperienze in un’ottica di visibilità e contaminazione”

Quando si pongono le basi per un cambiamento in ambito formativo, anche i contesti ad esso legati ne traggono beneficio. Secondo lei, in cosa è cambiata la città e quale plus ne ha tratto la comunità faentina?

L’obiettivo dei progetti sostenuti dalla Fondazione è sempre stato quello di fare succedere delle cose in città per far conoscere contesti e opportunità che potessero avere una ricaduta in un contesto più ampio. L’idea è quello di offrire alla città di aprirsi e avere una lettura di quello che sta succedendo oltre la misura della città stessa. Si è dato modo ai giovani di creare progetti di largo respiro, dando loro la possibilità di farlo sul territorio anziché lasciarlo per mancanza di opportunità. Per me personalmente è stata l’occasione di imparare cose nuove oltre il percorso educativo, come il sostegno alla creatività dei ragazzi che a volte nell’impianto tradizionale scolastico viene perso. Questa è una dimensione su cui le scuole sono cresciute negli anni, creando belle opportunità per i ragazzi.

 

Cosa potrebbe fare Faenza per sviluppare questi temi? 

La città è sicuramente un terreno che va coltivato. Nella scuola del primo ciclo credo sia importante la partecipazione delle famiglie per sviluppare un senso di comunità e di appartenenza. A livello di scuola del secondo ciclo, la Fondazione ha dato vita ad iniziative volte a organizzare incontri tra studenti e persone che hanno intrapreso percorsi professionali virtuosi che potessero condividere le loro idee di imprenditorialità per trasmetterle ai ragazzi in ottica futura, per aprire le menti. Penso che questa sia una linea di condotta da seguire anche in altri ambiti. E’ importante lavorare per far sviluppare nei giovani spirito d’iniziativa, imprenditorialità e lavoro di gruppo. Atra partita da giocare bene sul territorio è quella dell’alternanza scuola-lavoro: una possibilità di incontro per i ragazzi per capire cosa succede nel mondo e permettere loro di sviluppare sinergie e contatti. E non solo. Uno strumento che permetta loro di sviluppare orientamento e autoconsapevolezza, fornendo gli strumenti per leggere il contesto e orientare le scelte future.

 

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