Freaks Out di Gabriele Mainetti

Nella Roma occupata dai nazisti, quattro singolari personaggi tentano di guadagnarsi da vivere attraverso esibizioni circensi: Fulvio è un uomo dalla forza sovrumana e dal pelo folto che ricopre ogni centimetro di pelle, Mario è una calamita umana, Cencio richiama qualsiasi insetto per manovrarlo a piacimento (ad eccezione delle api), infine Matilde è in grado di produrre elettricità dal corpo e rendersi quindi molto pericolosa ad un minimo tocco. Questi esseri speciali, ognuno dotato di una caratteristica estetica che li rende a tutti gli effetti dei Freaks (si veda il film di Tod Browning del 1932), dall’uomo-lupo Fulvio all’albinismo di Cencio fino al nanismo di Mario, nel loro viaggio in cerca di accettazione e di denaro si ritroveranno a combattere una guerra più grande di loro. Gabriele Mainetti ci ha già fatto sognare in grande col suo film d’esordio Lo chiamavano Jeeg Robot, un sorprendente action con tratti da cinecomic ma interamente nostrano. Enzo Ceccotti è stato il “nostro” supereroe e lo Zingaro di Luca Marinelli il “nostro” Joker, in un’opera che sfruttava un budget esiguo per dare nuova linfa al cinema italiano e poter dire a gran voce“sì, anche noi possiamo fare queste cose”.

Aumenta il budget, aumenta la spettacolarità

Dopo sei anni esce nelle sale Freaks Out e il grido di battaglia di Mainetti si fa ancora più forte. Aumenta il budget, aumentano le sperimentazioni, aumenta la scala di spettacolarità visiva, ma le intenzioni e le radici su cui fondare il proprio linguaggio restano le stesse: il film non si maschera da opera estera ma resta fortemente e appassionatamente italiano. Lo dimostrano i dialoghi in romanesco, il cast (fatta eccezione, chiaramente, per i tedeschi) che sfoggia nuovamente il talento burbero ed energico di Claudio Santamaria, i richiami alla storia del nostro paese, l’ambientazione e l’umorismo incalzante. Lo dimostra anche l’originalità con cui Mainetti e Nicola Guaglianone scrivono la sceneggiatura, palesemente ispirata ai più grandi successi fumettistici ma poi riveduta e mescolata in una formula nuova, che non obbedisce alla maggior parte dei canoni hollywoodiani.

La dimostrazione che in Italia si può sognare in grande

Nascono così i “nostri” X-Men: esseri dotati di poteri straordinari, segregati e reclusi a causa del loro aspetto, portatori di un grande cambiamento che inficerà sulla storia stessa. E, a proposito della storia, nemmeno quella è la stessa che conosciamo: tra i nazisti vi è Franz, altro essere speciale che vede il futuro e perciò la caduta del Terzo Reich, mentre i partigiani accampati nel bosco sembrano provenire da un mondo steampunk a metà tra le tecnologie novecentesche e l’ambientazione medioevale. L’universo costruito da Mainetti & Co. sprizza di originalità e creatività in ogni fotogramma e porta il film su un livello paragonabile a quello delle grandi produzioni americane. Certo, da Hollywood c’è ancora molto da imparare per quanto riguarda la tecnica e l’uso degli effetti speciali, ma Freaks Out supera la prova a pieni voti anche su questo aspetto e anzi, può vantare una sceneggiatura ben più ricca ed efficace di molte opere sul genere, oltre che una propria anima pulsante come l’energia interiore di Matilde.

La cura dei personaggi, il perfetto equilibrio tra commedia, avventura, azione e dramma, il montaggio e il ritmo serrati, la fotografia e la CGI sapientemente utilizzati, rendono Freaks Out un film divertente, spettacolare, interamente collocabile sotto l’etichetta “di genere”. L’ennesima dimostrazione che anche in Italia possiamo sognare in grande e sperare di vedere più spesso pellicole come queste: che non hanno paura di osare e non hanno nulla da invidiare a Marvel e compagnia bella.

Alessandro Leoni

Alessandro Leoni

Sono nato a Faenza nel 1993. Mi sono diplomato presso l’istituto tecnico agrario “G. Scarabelli” a Imola, e al momento studio Tecnologie Alimentari presso l’Università di Bologna – Sede di Cesena. Sono attore nella compagnia teatrale “Amici dell’Europa” da circa una decina d’anni nell’ambito prosa; ho fatto esperienza anche nell’operetta e nel musical collaborando, tra gli altri, con la “Compagnia del Cancello”. Nel tempo libero mi interesso di cinema, di cui sono molto appassionato, e pratico kung fu.

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