Comunicazione e vicinanza: intervista alla sindaca di Russi Valentina Palli

Tre settimane fa la sindaca di Russi Valentina Palli ha scritto un post su Facebook – ripreso da molte testate nazionali – raccontando una bella storia di vicinanza a un suo cittadino anziano, con cui poi ha stretto un legale che dura da anni. Buonsenso Faenza l’ha intervistata, cogliendo l’occasione per approfondire il tema della comunicazione tra Amministrazione e cittadini.

Sindaca, qual è il motivo che l’ha spinta a presentarsi a casa di Renato e, secondo lei, come è riuscita nell’intento di placare la sua rabbia?

«Sono cresciuta con persone anziane, forse per questo ho più sensibilità riguardo il loro benessere. All’epoca, il signor Renato era lucido e autonomo ma già noto ai servizi sociali, in quanto “grande anziano” che viveva da solo (“grande anziano” è il nome dato alla categoria di chi ha tra gli 85 e i 99 anni, ndr). Questo mi ha permesso di raccogliere informazioni e capire chi c’era dall’altra parte del telefono. Si lamentava per l’aumento di traffico in una strada provinciale e l’intervento dei servizi sociali, per quanto a Russi lavorino con abnegazione, non sarebbe servito: non aveva un problema di aggressività legato alla solitudine, stava facendo una contestazione puntuale, perciò richiedeva un altro approccio. Non è stato sufficiente neanche il confronto con i referenti provinciali, perché riteneva che a occuparsi del problema dovesse essere il sindaco del suo paese. È una persona di una volta, con un rispetto per le istituzioni largamente intese – il medico, l’avvocato, il sindaco – diverso da quello che c’è oggi. Chiedeva che mi prendessi una responsabilità, ma poi si è sentito onorato quando mi sono presentata a casa sua».

La sua visita è stata merito di un’efficace comunicazione interna tra i vari organi comunali e della sua predisposizione al confronto diretto. Quanto ha influito la dimensione territoriale di Russi?

«Significa tutto. Noi abbiamo meno servizi e opportunità di una grande città, perciò dobbiamo puntare sulla comunità: se nella cittadina di campagna non trovi la comunità, non trovi niente. Essere 12mila abitanti ha permesso di mettere in piedi un importante lavoro rivolto agli anziani durante la pandemia, il progetto Ti faccio compagnia. Sempre tramite i servizi sociali, abbiamo contattato tutti gli over 70 per sapere in quali condizioni fossero. Ho dato indicazione di mettere un semaforo di fianco a ogni nome: per l’ottantenne che viveva con la figlia di cinquant’anni bollino verde, perché la persona era adeguatamente seguita e tutelata; per l’anziano che viveva da solo, ma inserito in una rete di parenti che se ne prendevano cura, bollino giallo; per l’anziano solo e con il figlio a Milano, bollino rosso. Dopodiché abbiamo cercato i volontari, a ognuno di loro è stato affidato un numero fisso di persone da seguire (sempre le stesse) e abbiamo avvisato gli anziani che avrebbero ricevuto una telefonata tutte le settimane da parte del Comune. Ci sono state chiamate brevi, lunghe, qualcuno ha chiesto aiuto per la spesa: è stato meraviglioso, si sono creati dei rapporti che hanno valicato ampiamente la telefonata. Se un anziano avesse manifestato un problema, il referente lo avrebbe riportato e si sarebbe dato immediatamente un segnale di attenzione: è chiaro che questa reazione veloce in un territorio più ampio è molto più difficile».

Valentina Palli il giorno dell'elezione
Valentina Palli il giorno dell’elezione

D’altra parte, le grandi dimensioni di una città rendono più facile l’isolamento e l’abbandono: chi ha bisogno di aiuto non lo chiede, perciò è più complicato accorgersi dei più fragili. Proprio per questo, la presenza fisica di chi rappresenta l’Istituzione serve ancora di più.

«Sì, ma è difficile. Si potrebbero istituire delle giornate di visita del cittadino al sindaco, ma non possono essere 100 all’anno. Però 10 sono una al mese. Ma anche qui sorge un problema: se le richieste sono continue, chi fa la cernita? I nostri uffici sono spolpati di personale. L’ufficio Lavori Pubblici riceve centinaia di sollecitazioni alla settimana e non c’è la capacità, in termini di risorse umane, di poter seguire in maniera più personalizzata i problemi. Nel caso di Renato la soluzione è stata la personalizzazione dell’intervento».

Renato ha sentito di essere stato preso sul serio perché lei si è presa del tempo per ascoltarlo. C’è in gioco un fattore anagrafico e culturale importante, però forse la figura del politico in generale oggi viene vista con più diffidenza e insofferenza proprio per la mancanza di vicinanza e comunicazione.

«Io vado nelle scuole di Russi almeno tre volte all’anno: non perché i bambini delle elementari mi conoscano – in termini prettamente politici non serve a nulla, i bambini non votano – ci vado perché devono conoscere e riconoscere l’Istituzione e affezionarsi a chi ricopre certe posizioni. Stiamo dimenticando che dietro a ruoli e funzioni ci sono le persone. È normale che il Comune abbia dei limiti, come li ha un fratello o un amico, a cui però non si reagisce sempre con insofferenza. Ci sono fasce demografiche alle quali il messaggio passa in maniera chiara, gli anziani e i più giovani, mentre i miei coetanei sono più ostici. L’anno scorso sono andata a casa di un quarantenne per capire il motivo di una sua lamentela: il colloquio non è stato confidenziale, perché pretendeva una soluzione che io, semplicemente, in quel momento non ero in grado di dargli. È anche vero, però, che la stessa persona mi ha ringraziata perché ci ho messo la faccia, sono andata a prendermi il suo “non sono d’accordo con niente di quello che sta dicendo”».

Maria Rivola

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