Roberto Alborghetti a Faenza: dall’uso del telefonino ai libri sul Papa

Tratto da “Il Piccolo” – venerdì 25 maggio 2018

Incontri con genitori e studenti per sensibilizzare al corretto utilizzo del telefonino. Nelle giornate di venerdì 18 e sabato 19 maggio lo scrittore, blogger e giornalista Roberto Alborghetti è stato a Faenza, ospite dell’Istituto comprensivo San Rocco, a presentare il suo libro “Pronto? Sono il librofonino” (ed. I Quindici), un fanta-racconto – ma non troppo – sull’oggetto più amato delle nuove generazioni, quelle dei cosiddetti nativi digitali. Ossia: il cellulare. Protagonista è proprio il “telefonino” che, nelle mani di Alessandro, capta e documenta, con ironia, distacco e pure disincanto, i cambiamenti che smartphones e tablets hanno prodotto (e continuano a produrre) nella vita dei ragazzi, anche nel rapporto con i genitori, con la cerchia dei compagni e nei rapporti con la società. E con se stessi.

Intervista a Roberto Alborghetti

Roberto Alborghetti, che reazioni ha prodotto questo tuo libro?

Il libro è stato pubblicato poco più di un anno fa e si è diffuso un po’ a macchia d’olio in tutta Italia, in particolare tra gli alunni delle scuole. Vuole essere una lettura un po’ ironica dei comportamenti che abbiamo quando abusiamo della tecnologia, in particolare del cellulare, oggetto che è diventato ormai onnipresente nella nostra vita. L’invasione di questo strumento nella nostra vita ci sta cambiando, è un dato di fatto. La tecnologia è capace di cose incredibili, ma bisogna stare attenti a non abusarne. Nel libro parlo di “Smombie”, gli zombie degli smartphone. Sempre attaccate al cellulare, le persone escono dal mondo reale e si dedicano solo alla consultazione dello schermo, anche mentre camminano per strada. Il libro, attraverso anche a una grafica accattivante con i disegni di Eleonora Moretti, si rivolge direttamente ai ragazzi.

Dalla pubblicazione del testo agli incontri di presentazione nelle scuole: di cosa parli con gli studenti?

Nel corso degli incontri mi piace far riflettere i ragazzi portandoli non a fuggire da questa realtà, ma  ad affrontare questo mondo che offre da un lato tantissime opportunità e allo stesso tempo tante criticità, quando diventa pervasivo. Prima ancora dei fenomeni di bullismo, importantissimi, sia chiaro, parlo con loro dei problemi legati alla salute e al benessere personale, minati dall’esposizione eccessiva al cellulare.

Come hai trovato i ragazzi faentini in questi incontri?

Rispetto ad altre parti d’Italia ho trovato i ragazzi sono preparatissimi, sanno che queste tecnologie trasmettono onde elettromagnetiche e che sono fatte di materiali particolari. Sanno di non dover stare troppo ore perché crea problemi al campo visivo e sistema nervoso. Bisogna porre attenzione anche alla postura che assumono i ragazzi mentre leggono lo schermo: negli ultimi anni si è riscontrato un aumento dai tra gli studenti dai 15 ai 20 anni di problemi legati alla curvatura della spina dorsale. E poi problemi legati alla miopia, fenomeno ormai quasi “epidemico” di questi tempi. Senza contare l’assenza del gioco coi coetanei e dell’attività fisica: sembra assurdo, ma sempre meno bambini sanno fare una capriola.

“La tecnologia non va fermata, ma va conosciuta per saperla usare meglio”

E quindi che fare per contrastare questi fenomeni?

Nell’incontro di ieri (venerdì 18 maggio, ndr) sono stati proprio i ragazzi a fornire alcuni suggerimenti, guidati da tre parole-chiave: “intelligenza” , “moderazione”, “prudenza”. Tre atteggiamenti da tenere a mente, e di cui ovviamente anche i genitori sono responsabili. Bisogna conoscere le tematiche legate alla tecnologia, non c’è stato dato un libretto di istruzioni e oggi i genitori, senza rendersene conto, consegnano vere e proprie “bombe” nelle mani dei figli.

In che modo si declinano queste parole-chiave nella vita quotidiana?

Abbiamo redatto alcuni piccoli consigli e suggerimenti, presenti anche nel libro. Per esempio: non usare il cellulare mentre si mangia, non trascorrere più di 2-3 ore di fronte a un apparecchio elettronico, non lasciarsi assorbire dai pomeriggi in chat, non usare il telefonino nelle ore notturne o mentre si è a letto.

Come vede il futuro? Migliorerà il nostro rapporto con questi strumenti?

Scuole e famiglie si stanno molto responsabilizzando sull’abuso tecnologia, e questo impegno dovrebbe essere sempre più forte. Non bisogna stancarsi mai di ripetere che tecnologia è una risorsa ma va usata bene e meglio. Anche in un’ottica di sostenibilità ambientale. Il cammino tecnologico è impossibile da fermare, ma dobbiamo sapere utilizzare questa tecnologia al meglio.

Il nuovo libro A tavola con papa Francesco 

Parallelamente ai tuoi scritti per i giovani, negli ultimi anni i tuoi testi si sono concentrati sulla figura di papa Francesco.

Ho iniziato a occuparmi del Papa nel 2013 a poche settimane della sua elezione, per realizzare una biografia illustrata che uscì a fine anno. Avevamo ricostruito tutto la documentazione biografica, che ancora oggi teniamo aggiornato, opera continua. Il percorso è continuato perché suggerito l’analisi alcuni aspetti della sua vita sia prima sia dopo l’elezione: ho approfondito il suo pensiero sull’educazione, la scuola, le sue intuizioni in questi campi emersi fin da quando era arcivescovo.

Il tuo ultimo lavoro “A tavola con papa Francesco” (Mondadori) riguarda un aspetto curioso legato al Papa, il tema dell’alimentazione.

È un aspetto molto interessante. Non bisogna dimenticare che Bergoglio è perito chimico dell’alimentazione, ed è un bravo cuoco, come testimoniano i suoi confratelli. Nel libro sono riportate anche alcune sue ricette. Al di là di questi aneddoti molto interessanti e simpatici, il libro parte dal suo aspetto umano per arrivare alle sue riflessioni sul tema dell’alimentazione e il rispetto della terra, come emerge anche dalla enciclica Laudato Si’. E si arriva anche alla riflessione su veri e propri aspetti teologici: il motivo conduttore del libro è la tavola come momento di condivisione e momento per stare insieme. La tavola è tempo da dedicare alla famiglia per dialogare. E, riprendendo quando detto prima sui telefonini, è un momento in cui è bene lasciare il telefonino spento per dare spazio al dialogo con chi abbiamo a fianco.

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