INTERVISTA AD EMANUELE VISANI – Candidato sindaco “Comitato Faventia”

INTERVISTA AD EMANUELE VISANI

Candidato sindaco “Comitato Faventia”

Nome: Emanuele

Cognome: Visani

Data di nascita: 15-07-1981

Professione: audio protesista

Stato civile: sposato

Liste di riferimento: Comitato Faventia

3 Aggettivi per descriverti: caparbio, umile, libero

Perché mi candido: per dare voce ai faentini

Canzone preferita: Credo negli esseri umani

Il posto più bello che ho visto: Faenza

Il posto che vorrei visitare: Scozia

Una persona che ammiri: Giovanni Falcone

Se penso a Faenza mi viene in mente: Palio, Cultura, Ceramica, Piazza, Manfredi, Parco Bucci

 

1 DEMOCRAZIA – INFORMAZIONE

La prima parola che vorremmo trattare con lei è quella di “Democrazia”. Faenza presenta ben 9 candidati sindaco. Un’enormità. Non crede che questo sia sinonimo di scarsa progettualità e mancanza di coesione da parte delle rappresentanze politiche della nostra città? E non crede che questo non faccia altro che riflettere, più che aperture democratiche, un atteggiamento di chiusura e di mancanza di dialogo?

Io mi sono candidato sindaco perché negli altri candidati, che sono tutte brave persone, ho visto dietro comunque un partito. Penso che una vera lista civica lo debba essere fino in fondo, per questo non ho dato la disponibilità ad allearmi con altri. E poi non volevo nessuno che avesse mai avuto a che fare con un partito. Un domani, se sarò eletto, voglio avere le mani libere, cosa che oggi a Faenza non c’è. Il sindaco è sempre comunque portato a decidere in base ai poteri che l’hanno eletto.

Rimanendo su questo tema, come giudica le polemiche autoreferenziali di queste elezioni amministrative, le uniche che sembrano avere grande spazio nei giornali? Non trova tutto questo sintomo di una grave carenza di contenuti che si riflettono poi anche nei confronti pubblici?

Indubbiamente sì. Infatti il volantino che ho fatto girare di più parla dei risultati che ho ottenuto fuori dal Consiglio Comunale, perché denigrare l’avversario non ha senso, bisogna parlare dei propri progetti e delle proprie idee.

Quando è nata la sua idea di candidarsi in queste elezioni? Il suo movimento era di forte protesta verso l’amministrazione, cosa l’ha portata a tentare di passare dall’altra parte?

Il movimento più che di protesta è di forte proposta, e questa proposta viene ascoltando i cittadini che ormai non ne possono più di questa amministrazione autoreferenziale. La mia idea di candidarmi è nata da chi mi ha seguito in questi anni. Dai quello che sto sentendo ho buone speranze di creare un bel gruppo che possa portare la voce dei faentini a Palazzo Manfredi. Non abbiamo bisogno di un dominus a Faenza, ma di un “defensor populi”. Sono l’unico candidato che pensa che sia opportuno che i sacrifici partano dal sindaco, perché in questi anni gli hanno fatti solo i cittadini e quindi mi taglierò lo stipendio. Con l’eccedente ogni mese farò un piccolo progetto concreto e tutto verrà pubblicato sul sito con resoconto. Ovviamente anche gli assessori rinunceranno a parte del loro stipendio e i consiglieri comunali non prenderanno euro di gettoni di presenza: la politica deve dare l’esempio.

Come giudica il livello di informazione a Faenza?

Sicuramente i social aiutano molto, perché lì l’informazione è veramente libera. Tante volte mandi i comunicati stampa e non ti vengono pubblicati, per cui la stampa non è liberissima.

E secondo lei di chi è la colpa di tutto questo?

Ovviamente delle influenze politiche che ci sono sugli organi di stampa, e mi fa piacere che sia nato un progetto diverso come il vostro che voglia dare un taglio diverso alla notizia.

 2 SICUREZZA E AMBIENTE

Veniamo al programma. Anche nel suo programma uno dei punti fondamentali è quello della “Sicurezza”. Nel nostro blog da tempo stiamo cercando di portare avanti una riflessione su questa parola, tra sicurezza reale e percepita, vari tipi di sicurezza e l’importanza che hanno i media riguardo questa tematica. Quando nel suo programma si parla di “sicurezza” cosa si intende esattamente? Quali sono le priorità?

Sicurezza vuol dire innanzitutto mettere ad occuparsene una persona che ha fatto questo per lavoro, e su questo siamo gli unici, infatti abbiamo Gianni Scarpetti che è un ex ispettore della Polizia municipale, per cui sa di cosa parla e sa di cosa si tratta. È inutile che se ne occupi un politico che poco o nulla sa del tema. Punti importanti sono l’implementazione dei controlli, che non vuol dire militarizzare la città, ma far sentire il peso delle istituzioni sui vari ambiti della vita del cittadino. E quindi controllo sulle residenze effettive, controlli sulle strade, controlli sulle persone che girano per piazza tutto il giorno. Controlli sui Rom, e qui punto molto perché dire “caccio via i Rom” non si può fare, è contro la legge. Io devo avviare quei meccanismi che portino i Rom a dire che Faenza non è più la casa del Mulino Bianco, dove tutto è bello.

Come vede in tal senso la convenzione tra il Comune e la Fondazione Romanì?

Sicuramente dopo oltre 30 anni di progetti finiti in niente, dove noi cittadini abbiamo buttato via centinaia di migliaia di euro di denari pubblici, questo è l’ennesimo progetto. Non posso dire che non funziona perché darei un giudizio sulle intenzioni. Certamente il problema ritengo sia un altro. Si vogliono integrare? Benissimo, comincino a pagare i 67.000 euro di multa che devono al Comune. Comincino a mandare i loro figlioli a scuola e non li usino più come ricatto per ottenere altri benefit. Se vogliono i diritti dai servizi sociali presentino il valore ISEE come fanno tutti i cittadini. E si comportino e vivano come noi, visto che dicono di essere faentini, lo sono sulla carta però non lo sono effettivamente, perché nessun faentino si permette il lusso di mandare il figlio scalzo a scuola o rubare nelle case.

In campagna elettorale si parla molto di “sicurezza” e poco di “legalità”, come mai?

Sicurezza è una parola che arriva alla pancia della gente. “Legalità” è una parola già più di nicchia. Ovviamente per dare sicurezza occorre il massimo della legalità, ma anche qui a tutti i livelli. Faccio un esempio banale, chi passa col rosso dal Ponte delle Grazie in bicicletta è fuori dalla legge. Occorre attivare tutto quel meccanismo di controlli perché se io arrivo in un territorio dove non c’è nessuna cartaccia per terra non sporco. Invece qui guardiamo sempre chi scarica il camion pieno di rusco e non guardiamo la cartaccia che buttiamo.

L’impianto di termovalorizzazione: reale problema o materia di campagna elettorale? Può spiegare ai nostri lettori qual è il reale problema riguardo Enomondo?

Io non conosco la materia degli inceneritori. Non sono un medico e non so dire con la certezza dei dati se inquina o no. Secondo me è il dato è un altro. Semplicemente non serve, abbiamo già quattro inceneritori, son più che sufficienti. Produciamo energia in abbondanza, tanto che ne vendiamo, e un quinto inceneritore servirebbe solo per fare business ai signori di Hera e Caviro. In più non crea posti di lavoro. Io sono più per una raccolta differenziata e per una tariffa puntuale, cioè uno paga quello che consegna in discarica.

3 SPORT – CENTRO STORICO – CULTURA

Al momento a Faenza lo zenit sportivo è rappresentato dai Raggisolaris (che oggi dovrebbero trovare la matematica promozione in in serie B, la terza categoria a livello nazionale, ndr.), dietro ci sono tante società a gestione totalmente dilettantistica, magari con le idee ma senza i soldi per svilupparle. Se venisse eletto, come pensa di poter aiutare le società a crescere?

Anche qui ho una persona competente che ha fatto sport e quindi conosce le realtà sportive. Unirei l’Assessorato allo Sport con quello del Palio. Però in queste settimane ho girato più a fondo nei quartieri e ci sono tanti impianti dove accedono i giovani faentini che non sono a norma e sono degradati. È ora di impegnarsi concretamente, dare una medaglia una volta l’anno non serve a niente.

Veniamo proprio alle strutture: Malpezzi nella sua gestione ha ampliato la piscina. Cosa si prevede invece per gli altri sport, quelli più di tradizione a Faenza? In particolar modo cosa pensa di fare per rendere ‘vivibile’ il PalaBubani, ad oggi omologato per soli 99 posti e che durante l’inverno ha dato nuovi gravi segni di decadimento?

Il patrimonio sportivo pubblico è stato lasciato negli anni al degrado e ora va ristrutturato. Ovvio non si può fare tutto subito, domani mattina. Sarebbe una promessa irrealizzabile. Bisogna fare dei piccoli progetti, anche con l’aiuto delle persone che vivono quel posto. Glielo si consegna e va fatto lavorare. Abbiamo a livello di impianti sportivi, a parte la Graziola, in situazioni imbarazzanti, come Granarolo. Abbiamo il campo cross di Monti Coralli che potrebbe ospitare i campionati mondiali ma non succede. Tutti questi piccoli fattori creano una perdita enorme per la città

Come valuta la cooperativa dei Manfredi che ha preso in gestione lo stadio?

La valuto positivamente, anche perché è gestita da rionali, e il rionale è abituato a lavorare. Ci sono anche figure politiche, perché c’è di mezzo l’amministrazione. Io ho presentato loro un piano di idee concrete per far lavorare il Centro Civico Rioni, che oggi è uno dei centri d’equitazione più belli d’Italia. Sicuramente va aperto ai cittadino, perché ci sono tanti faentini che hanno cavalli, ma li hanno anche a Imola, Lugo, Forlì… e bisogna portarli a Faenza, e creare indotto sul Palio. Questo creerebbe anche la possibilità di far nascere nuovi cavalieri per il Palio.

Parliamo di centro storico ma facciamo un passo indietro. Perché il centro storico è ritenuto un elemento ancora così importante per la città? E quali sono invece i motivi per cui il faentino-medio non lo frequenta più? Riteniamo che solo capendo le cause sia possibile trovare efficaci soluzioni.

Il centro storico è importante per la città perché in Italia tutte le città sono nate attorno al centro storico e hanno ancora quella conformazione. Perché è stato abbandonato? Perché sono stati spostati gli uffici nell’area nord della città, i servizi, la posta, le caserme delle forze dell’ordine… e quindi lentamente il centro si è andato svuotando. Non sono state attuate quelle manovre per far sì che il centro sia attrattivo. Ognuno ha badato, amministrazioni in primis, al loro orticello fatto di piccoli e grandi interessi. Oggi bisogna puntare sulla cultura e sul commercio. Abbiamo tanto patrimonio sepolto nelle cantine di Palazzo Mazzolani e in Pinacoteca che nessuno ha mai visto. Abbiamo una collezione, mi han detto meravigliosa, del guardiano di caccia reale donato per l’Esposizione, se non sbaglio, del 1909 che nessuno ha mai visto.

Come mai non si riesce a portare queste realtà culturali importanti? È un problema di soldi?

È un problema, come in altri settori, che manca la volontà di farlo. A me è stato detto: “Il Carnevale a cavallo non si può fare”. bene, ho radunato qualche amico che ha il cavallo, io ho la passione per l’equitazione, e l’abbiamo fatta per quattro anni, portando in piazza quaranta bambini a cavallo. I commercianti, che ringrazio, sono stati molto contenti di offrire un piccolo premio, nessuno ha speso nulla, e abbiamo riempito un sabato pomeriggio in piazza. Questo è un esempio banale, ma è la prova provata che se c’è volontà le cose si fanno.

Nel nostro sito ci siamo occupati di Case Manfredi. Come valuta possibili soluzioni per questo importante edificio? Il Comune ha comprato questo immobile nel 2001, e attualmente versa in uno stato di totale abbandono e a rischio di crolli. Il Comune sembra ora intenzionato a vendere… lei è d’accordo?

Avendo celebrato l’anno scorso i 700 anni dei Manfredi, oggi si parla di vendere la nostra cultura. Perché? Perché non hanno i soldi? Bene, quello è un bene pubblico e deve rimanere pubblico. È chiaro che non si può intervenire sempre sull’emergenza. Andava fatto un piano di programmazione, andavano trovate delle aziende locali, soprattutto adesso che l’edilizia è ferma: si potevano fare dei bandi e attuare degli sgravi fiscali con cui pagare queste aziende. Si sarebbero creati posti di lavoro e si avremmo valorizzato un patrimonio pubblico che nel tempo avrebbe portato anche dei soldi, perché la gente gira il mondo per la cultura.

Dato il pericolo concreto di crolli, quali sono le possibili soluzioni nel breve termine?

Bisogna vedere bene le carte. Se no si rischia di raccontare delle favole.

Veniamo al MEI, di cui ci siamo occupati con alcuni approfondimenti nel nostro sito. Molti candidati sindaco si sono dimostrati critici sulla sua attuale gestione. Lei cosa pensa al riguardo?

Il MEI è un evento privato, finanziato in larghissima scala con soldi pubblici. Se il signor Sangiorgi vuole fare l’imprenditore bisogna che peschi dal suo portafoglio, perché visto che ha creato il MEI, bellissima manifestazione e bella idea, però non può pretendere che il pubblico paghi le sue iniziative private. Stesso dicasi per “Tutti pazzi in città”. Quando il pubblico sponsorizza un marchio, quel marchio deve essere di proprietà pubblica, perché è il pubblico che ci mette i soldi. Io sono per una gestione diversa, ovvero, c’è un’iniziativa del genere in città le si danno le strutture e supporto, però i soldi devono essere del privato

Nei dibattito di quartiere si è parlato di possibili eventi di organizzare in città. Però entrando molto in concreto nel problema

I numeri non si sanno all’euro, ma più o meno si sanno. Le manifestazioni del Palio costano 75.000 euro, Argillà viene circa 200.000 euro… quello che secondo me manca in città è usare, in un periodo di recessione, ciò che abbiamo e che nessuno ha mai visto. Si devono creare eventi dando spazio ai giovani che presentano un progetto serio, concreto e realizzabile, poi dopo i soldi si trovano. Fino ad oggi a Faenza abbiamo fatto progetti faraonici costati un capitale come il FAC (Festival Arte Contemporanea) costato 500.000 euro.

Diritti civili, un dibattito ancora molto aperto nella nostra città. Faenza non ha ancora adottato un registro per le unioni civili per coppie etero o omosessuali. Quale è la sua posizione a riguardo? Secondo lei il sindaco deve fare prevalere le proprie convinzioni etiche o il volere della comunità?

Sicuramente il sindaco deve seguire l’etica della comunità. Io penso una cosa, io sono stato il primo, nel 2011, a chiedere il registro per le unioni civili. La cosa mi è sempre stata negata, perché non c’era la normativa e una serie di lacci burocratici. Comunque io penso che una persona, al di là, delle sue preferenze sessuali, sia un cittadino e quindi abbia dei diritti e vadano rispettati.

 Cosa può fare concretamente il Comune sulla disoccupazione giovanile nel nostro territorio?

Il Comune può fare tanto in materia di permessi, sburocratizzazione, in materia di aiuto all’imprese. Può snellire queste pratiche e snellire investitori esterni. “Faventia”, da cui prende il nome il mio comitato, è “la favorita dagli dèi”. Ci troviamo in una posizione geografica favorevole, vicino al mare… e utilizzando bene il nostro patrimonio, valorizzando anche la scuderia di F1 che abbiamo in città qualche posto di lavoro si crea. Uscendo da Hera, qualche posto di lavoro si crea. Purtroppo non si può pensare a 200.000 posti di lavoro… però dobbiamo dare possibilità alle piccole realtà di venire e stabilirsi sul nostro territorio.

Perché lei sindaco?

Perché sono un uomo libero e libero di decidere nell’interesse non di qualcuno, ma nell’interesse dei faentini.

 

A cura di Samuele Marchi e Alberto Fuschini

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