INTERVISTA A MIRCO SANTARELLI – Candidato sindaco Forza Nuova

INTERVISTA A MIRCO SANTARELLI

 Candidato sindaco Forza Nuova

Nome: Mirco

Cognome: Santarelli

Data di nascita: 25-06-62

Professione: commerciante

Stato civile: divorziato

Liste di riferimento: Forza Nuova

3 Aggettivi per descriverti: tenace, coerente, onesto

Perché mi candido: senso civiCo

Canzone preferita: I giardini che nessuno sa – Renato Zero

Ultimo libro letto: Lettere dei condannati a morte della R.S.I.

Da piccolo volevo fare il: carabiniere

Il posto più bello che ho visto: Modica di Ragusa

Il posto che vorrei visitare: Australia

Una persona che ammiri: Roberto Fiore

Se penso a Faenza mi viene in mente: Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza, Sicurezza…

 

1 DEMOCRAZIA – INFORMAZIONE

La prima parola che vorremmo trattare con lei è quella di “Democrazia”. Faenza presenta ben 9 candidati sindaco. Un’enormità. Non crede che questo sia sinonimo di scarsa progettualità e mancanza di coesione da parte delle rappresentanze politiche della nostra città? E non crede che questo non faccia altro che riflettere, più che aperture democratiche, un atteggiamento di chiusura e di mancanza di dialogo?

Nove candidati sono l’esempio netto della vera democrazia, ovvero, la democrazia ti dice che se presenti un certo numero di firme ti puoi candidare, sia che tu sia scemo o preparato. La troppo democrazia, perché sai come la penso io, porta all’anarchia, perché essere troppo buoni e democratici porta appunto anche lo scemo a potersi candidare. Questa forma di anarchia sta sfociando, uno, per colpa della politica. Ha talmente tanto schifato la gente che difficilmente la gente trova la maniera di unirsi. Posso trovarmi d’accordo con la Lega Nord su tanti concetti, ma non posso andare d’accordo con altri perché la pensano troppo diversamente da me. Non sarei mai riuscito ad allearmi con loro.

Questo gran numero di candidati non favorisce il dibattito, in particolare in format come quelli di quartiere. È possibile suggerire degli strumenti diversi per avvicinare i cittadini al dibattito politico?

Secondo me ogni periodo ha i suoi momenti di aggregazione. Ai miei tempi c’era la parrocchia che è poi scemata per una questione di mode. Oggi ci sono i rioni, i quartieri… bisogna individuare tutte le volte quale è il momento giusto per sfruttare le occasioni. Oggi come oggi bisognerebbe sfruttare, nel senso democratico, i rioni. Assemblee rionali dove può partecipare anche il cittadino per parlare delle problematiche della città.

E più nello specifico della campagna elettorale?

No, oggi come oggi si fa un po’ fatica. È stata molto bella quella organizzata dagli scout, ma loro sono una struttura già ben definita. Anche negli ambiti sportivi non c’è più una grossa aggregazione. Non c’è più grande interesse. Si fa un po’ fatica.

Rimanendo su questo tema, come giudica le polemiche autoreferenziali di queste elezioni amministrative, le uniche che sembrano avere grande spazio nei giornali? Non trova tutto questo sintomo di una grave carenza di contenuti che si riflettono poi anche nei confronti pubblici?

Si. In questo caso dovrei fare il contrario di quello che io ho detto. Se noti nella mia campagna elettorale la parola “Io” non ce l’ho mai messa, proprio per questo motivo. Io ho sempre parlato di Faenza, perché per me è la cosa primaria. Io sono stato l’unico che ha detto che ho più probabilità DI partorire due gemelli che diventare sindaco, perché la realtà è questa. Lo so benissimo che non posso diventare sindaco per via del partito che rappresentato, per via dei burattinai che ho sopra. Difficilmente mi hai sentito denigrare gli altri e soprattutto parlare bene di me. Mi sono state chieste delle cose e ovviamente ho dovuto rispondo per dovere di democrazia ed educazione. Mi sono sempre presentato mai come sindaco ma come consigliere comunale, perché è quello l’obbiettivo. A me piace sempre la verità, che non è che vada molto di moda in politica.

E rispetto dieci anni fa, quando si era candidato?

Guarda, adesso siamo alla fine della campagna elettorale e si può dire: non mi è piaciuto nel 2005 e avevo detto che non mi sarei più ricandidato. L’ho fatto perché i temi della “sicurezza” e “faentinità” mancano. Mi hanno detto: “dai Santarelli, ributtati in campo!”, ma ti giuro che io sono un puro, per me il bianco è bianco e difficilmente ci devono essere colori misti. Ho fatto molta fatica.

Come giudica il livello di informazione a Faenza?

Buono. È cambiato moltissimo rispetto dieci anni fa. Dieci anni fa qualsiasi cosa scrivevo veniva riportato in maniera faziosa e di parte. Ho visto della gran buona volontà da parte di tutti quelli che hanno scritto. Non ci hanno messo la malafede politica classica del giornalista anni ’70 che era scuola di partita. Poi c’è stata molta informazione mediatica sui computer, molto sviluppata e molto più libera.

2 SICUREZZA – AMBIENTE

Veniamo al suo programma. La parola “sicurezza” è parola d’ordine trasversale a molte delle forze politiche in campo. Noi stessi nel nostro blog abbiamo avviato una riflessione su questo tema, tra sicurezza reale e percepita e i vari modi con cui può essere intesa questa parola. Quando nel suo programma si parla di “sicurezza”, cosa si intende esattamente? Quali sono le priorità?

Quando avevo la tua età il massimo di criminalità che c’era a Faenza erano tre drogati che andavano in giro a rubare le radio. Mi ricordo che leggevamo il giornale dicendo “guardate a Napoli cosa succede, un parcheggia una macchina, gli mettono i mattoni sotto e gli rubano le ruote”. Oggi succede a Faenza. Io ho degli amici che dormono nei loro negozi. Dalla mattina alla sera si parla di furti. A Faenza tanti giovani hanno paura ad andare nei nostri bellissimi parchi… trent’anni fa questi discorsi non si facevano. Il problema sicurezza a Faenza c’è ed è gravissimo, perché non c’è ancora scappato il morto. Noi lasciamo correrE, al pronto soccorso il venerdì sera ci vanno le teste spaccate di quelli dell’est, il sabato sera le coltellate nella pancia… e se capita domani a mia figlia? Sicurezza non ce n’è più. Poi cala la polizia, di notte non c’è, le leggi italiane sono diventate permessiviste. Il prefetto mi dice: “mettete le sbarre alle finestre”, cioè mi devo carcere io perché non siete in grado di difendermi? Faccio fatica a controllarmi quando parlo di questo cose.

Quali soluzioni propone in questo ambito?

Ecco, non è facile. Io sono il primo ad ammettere che non è facile. Però certamente l’Unione della Romagna Faentina è una scusa per non rinnovare il contratto a 14 vigili, sono 14 vigili in meno in giro per la strada. Della telecamere me ne strafrego, non contano nulla. Ne devi mettere 28 di vigili, non 14.

Come mai nel dibattito politico si parla così tanto di “sicurezza” e così poco di “legalità”?

In Italia ormai legalità? Oggi lo Stato è diventato forte coi deboli e deboli coi forti. A me scoccia dover macchiare la mia fedina penale e quindi mi comporto in base alle leggi. Chi delinque non gliene può fregare niente di avere un mese di galera in più o in meno. Oggi i nostri emendamenti hanno disfatto il codice Rocco, finché non sei arrivato a quota sei anni in carcere non ci va più.

Nei dibattiti spesso fa riferimento al concetto di “faentinità”. Cosa si intende esattamente con questo termine?

Cosa vuol dire amministrazione comunale? Amministrare bene il comune. Io sono il padre di famiglia del comune di Faenza. Se i miei figli mi dicono che hanno fame cosa vado a dare da mangiare alla famiglia di fianco? Cerco di dare da mangiare ai miei figli: questo è il concetto di faentinità. Allora io dico, non è solo colpa degli extracomunitari, ma di tanti fattori. Nel 2009 c’è stata la crisi economica e tante ditte faentine hanno chiuso: cosa devo fare? Aiutare uno che viene dal Bangladesh e che viene a chiedere asilo politico? Preferisco aiutare uno che ha le sue radici del territorio… devo aiutare la mia famiglia per prime cose. Devo dare appalti alle ditte del territorio. Per esempio, imbianchini. Apre una ditta di stranieri, con agevolazioni e prezzi bassissimi e poi chiudono per fallimento alla fine dell’anno e non li trova più nessuno. Intanto hanno fatto che le ditte artigiane di Faenza non lavorassero. Bisogna dare aiuti maggiori ai nostri cittadini. Capisco che politicamente sia poco bello dirlo, però se io vedo mio figlio che sta affogando e un altro, aiuto mio figlio. Poi gli altri dicono di noi, ma io sono convinto che farebbero anche loro lo stesso.

Parliamo di centro storico ma facciamo un passo indietro. Perché il centro storico è ritenuto un elemento ancora così importante per la città? E quali sono invece i motivi per cui il faentino-medio non lo frequenta più? Riteniamo che solo capendo le cause sia possibile trovare efficaci soluzioni.

È stata una logica di interessi economici e politici. Il centro storico è il cuore pulsante di una città, è la sua radice storica. Purtroppo è stato svuotato dalle case, abbiamo fatto un piano regolatore dove è stato tutto decentrato. Il centro storico si è impoverito per forza e i costi di gestione sono altissimi, e qui spezzo una lancia a favore del sindaco. Ha detto che faranno una convenzione col centro storico che si abbassano gli affitti… per dimostrarti che non ce l’ho a morte con Malpezzi. Purtroppo si è però creato un sistema di esclusione per cui non si torna più indietro: parcheggi non ne trovi o se li trovi paghi, le case belle sono fuori, gli stranieri sono in centro e maggiore pericolosità. Perché devo andare in piazza col rischio di prendermi una botta in testa?

L’impianto di termovalorizzazione: reale problema o materia di campagna elettorale? Può spiegare ai nostri lettori qual è il reale problema riguardo Enomondo?

Io ho firmato contro il nuovo inceneritore. Se è vero che il nuovo inceneritore è un’aggiunta a quello già esistente per far fare più business a questa azienda che prima distillava uva e oggi brucia rifiuti allora sono contrario. L’inceneritore già esistente serviva per alimentare la distilleria, ma se con la scusa di creare un’altra caldaia allora crei un inceneritore allora sono contrario… io non dico di no a prescindere. Io dico no al privato, perché queste cose qui devono essere gestite dallo Stato che non ha interesse su questo settore: se lo fa invece un privato ci deve guadagnare e nel farlo non guarda in faccia a nessuno. Il discorso di Sogliano è una scelta molto difficile, anche se il sito di stoccaggio l’avevamo già individuato. Il comune di Sogliano su 16 milioni di introiti annuale, ne ha 11, più della metà, dovuti a questo sito di stoccaggio dove c’è un biodigestore dove hanno creato energia. Non è un’idea così scellerata, Sogliano dà 3.000 euro alle famiglie l’anno per andare a scuola, autobus gratuiti, pensiamoci bene prima di chiuderci. Ovviamente se si fanno le cose fatte bene, nei parametri di legge.

3 SPORT – CENTRO STORICO – CULTURA

Al momento a Faenza lo zenit sportivo è rappresentato dai Raggisolaris, dietro ci sono tante società a gestione totalmente dilettantistica, magari con le idee ma senza i soldi per svilupparle. Se venisse eletto, come pensa di poter aiutare le società a crescere?

Sono sempre stato convinto che a Faenza lo sport ha sempre avuto delle eccellenze e le ha tutt’ora, come la lotta. Abbiamo un team di moto e F1 a livello mondiale. Purtroppo abbiamo avuto un momento dove abbiamo speso 31 miliardi per fare un palazzetto fotonico, che se fossero finiti nelle nostre società avremmo per esempio un calcio d’eccellenza: non c’è un professionista adeguato alla gestione dello sport. È data più alla politica, essere assessore allo sport non significa necessariamente che ne capisce qualcosa.

Il PalaCattani non ha però caratteristiche che lo rendano fruibile a queste piccole società, mentre il PalaBubani mostra gravi segni di decadimento ed è omologato solo per 99 posti…

Il PalaCattani è stato uno dei più grossi scandali che si potessero fare. E’ un gigante ingestibile.

Case Manfredi. Come valuta possibili soluzioni per questo importante edificio? Il Comune ha comprato questo immobile nel 2001, e attualmente versa in uno stato di totale abbandono e a rischio di crolli. Il Comune sembra ora intenzionato a vendere… lei è d’accordo?

Io da quel lato lì avevo proposto anche di vendere delle case popolari. Quando interviene il privato per mettere a posto delle cose che tanto stanno venendo giù non sono contrario. Sono favorevole. Non vedo perché accollarsi dei baracconi che stanno crollando. Poi possiamo discutere sulle modalità di vendita. Sarebbe da fare anche per altre cose.

Parliamo dell’ “emergenza Rom”. Come giudica la convenzione che il Comune ha siglato con la Fondazione Romanì?

Sono passati 20 anni, non so quanti migliaia di giorni che ho sentito l’Associazione Papa Giovanni, De Giovanni… perché questo accanimento terapeutico nei confronti di questi poveracci? Che sono nomadi e lasciamoli nomadare, caviamoli dai maroni da Faenza. Perché se veramente da 20 anni li vogliamo inserire nella nostra città, vuol dire che c’è qualcosa d’altro. Io mi sono sempre domandato: “dove va a finire la roba che rubano? Come fanno a trasformarlo in denaro?” e nessuno mi ha mai risposto. Comincio veramente a pensare alla malafede, non so di chi e non lo saprò mai, ma c’è qualcosa che non va.

Forza Nuova è salita all’onore delle cronache giornalistiche per la Festa della Liberazione e del 25 Aprile. Lei ha accusato Jan Necki di incoerenza, vista la sua storia passata di militante in AN. Crede che tale “scoop” a distanza di 20 anni possa aver fatto bene ai temi che la sua lista cerca di portare all’attenzione dei manfredi? Dove finisce la voglia di chiarire le posizioni ed inizia la polemica politica – e personale -, spesso ben foraggiata dagli articoli di giornale? Tornando indietro rifarebbe lo stesso percorso?

Si. Perché ci sono state delle parole tra me ed Edward, due giorni prima. La frase finale è stata “va beh ci consociamo da una vita, abbiamo militato nello stesso movimento, ognuno è libero di fare quello che vuole nella sua vita… l’importante è moderare le parole”. Perché lui ora gestisce quelli che vengono a protestare nei nostri confronti. Sia io che lui abbiamo a che fare con dei personaggi che basta un nulla per scatenarli fisicamente. Ci siamo dati la mano e il giorno dopo c’è stato un articolo su un giornale dove c’era scritto “Bisogna impedire a Forza Nuova…”. Queste frasi sono peggio di un’arma, e gliel’ho dovuto dire, dopo due giorni che ci siamo stretti la mano. Non era un attacco politico. Ho solo detto “proprio tu che facevi gli stessi discorsi con me”.

E secondo lei ha fatto bene tutto questo al dibattito al politico?

Bene no. Sparlarsi addosso è la guerra dei poveri e non va bene, anzi. A livello nazionale è da anni che l’estrema sinistra rompe i coglioni all’estrema destra e viceversa, e il centro fa quello che gli pare, sfruttando anche i discorsi “fascismo” e “antifascismo”. È chiaro che non fa bene, ma io non posso sempre mandare giù: è da sempre che mando giù, proprio da un mio ex tesserato e camerata. Oltretutto è stata una sparata falsa, proprio da un mio stesso camerata. Noi siamo andati in piazza perché era sabato mattina e noi avevamo diritto di andare in piazza come tutti gli altri partiti. È il Ministero dell’Interno che impedisce queste cose, non Edward Necki. E questa è una su mille dei salti della cavallina.

In un nostro articolo sul sito del Ministero dei Beni Culturali Verybello.it auspicavamo che la parola “Cultura” potesse tornare al centro del dibattito politico. Lei cosa pensa di poter fare in questo campo?

Abbiamo sempre detto che sarebbe bello creare ad hoc per i giovani dove parlare della cultura faentina, della storia faentina, oltre a fare il solito MEI o le solite cose sulla musica. Altra cosa importante è la ceramica, che fa parte della storia della nostra città. È come dire Predappio che è trainante se la presenti come città del Duce, se tu presenti Predappio come la città del vino per me sbagli un attimo. A Faenza abbiamo il MIC che è una delle cose più importanti a livello europeo, bisogna lavorarci a livello culturale. Invece la scuola di ceramica è in calo, mentre prima aveva forza ricettiva di studenti. È stato fatto poco e chissà, spero che le cose cambino. Nelle città le fogne non le fa nessuno, perché non portano soldi. E la stessa cosa vale per la culturale.

In realtà nel nostro articolo noi mettevamo in luce proprio come la cultura possa essere fonte di ricchezza anche economica. La Mafia fa un sacco di business con la cultura…

Si, noi abbiamo tantissime cose. Ma difficilmente si vengono a sapere eventi particolare. Bisognerebbe mandare gli studenti nei musei. Anche se la ceramica non fa parte di un programma di un istituto tecnico, però fa parte della cultura faentina. Non c’è la volontà.

Cosa può fare il Comune concretamente per favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro?

Ho appena iscritto mia figlia a un corso di volontariato fatto dal Comune in Biblioteca che porterà ad una sorta di CREE estivo. Questa è una cosa molto positiva, perché tolgo per l’estate mia figlia “dalla strada”, dove gozzoviglierebbe, lavorando in stage in Biblioteca. È uno stage gratuito, molto positivo, può vedere come è il lavoro. Il Comune può contare molto con la collaborazione attive fra scuole e le aziende. I ragazzi sono importanti, portano loro l’innovazione.

Perché lei sindaco?

Per riportare il livello di sicurezza a Faenza, e dare più dignità a questa città meravigliosa

 

A cura di Samuele Marchi e Alberto Fuschini

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