FAENTINI E MIGRANTI – Monfalcone: un bus per superare le classi ghetto

È il primo giorno di scuola. Al suono della campanella, gli alunni si presentano ai banchi della classe. Sono in tutto 20 bambini e come in tutte le classi c’è chi piange, chi ride, chi è ancora addormentato. Di questi 20 alunni, 18 sono di origine bengalese e anche gli altri due vengono da famiglie che non sono di origine italiana. No, non siamo in Bangladesh, ci troviamo invece alla primaria Duca d’Aosta di Monfalcone, in provincia di Gorizia, dove una classe ha fatto registrare il 100% di iscritti di origine straniera.

Un autobus per collegare il centro città alle zone più periferiche

Uno scenario non certo facile da gestire per gli insegnanti e le famiglie, messi di fronte alle problematiche dell’integrazione. Come sciogliere il nodo delle classi-ghetto? Offrendo più scelta alle famiglie italiane e straniere. L’amministrazione comunale ha indagato il problema e ha proposto possibili soluzioni e la prima può apparire quasi banale, l’uovo di Colombo: un autobus per collegare il centro storico della città alle zone più periferiche, di modo da dare la possibilità ai genitori stranieri di iscrivere i loro figli anche in altri plessi presenti a Monfalcone. La scuola Duca d’Aosta si trova nel centro storico della città dove vive gran parte della comunità bengalese che, non avendo in molti casi possibilità di spostarsi con mezzi propri, si trova costretta ad iscrivere in questo istituto i propri figli. Una situazione che ha creato disagio nei genitori dei pochi bambini italiani residenti in zona, che in massa hanno deciso di iscrivere i loro figli in altri plessi fuori dal centro storico.

La scuola come punto di riferimento

Ma questa non è l’unica soluzione proposta. «Stiamo ragionando sulla possibilità di agevolare ulteriormente l’accesso alla mensa e, quindi, al tempo pieno – dichiara il sindaco Silvia Altran – che potrebbe diventare ancor più un punto di riferimento per le famiglie di questa città, italiane e straniere, cui il tempo pieno può fornire una risposta didattica, almeno in alcuni casi, necessaria. Si tratta, comunque, di dare più tempo scuola a tutta la città». Insomma, non solo il buonsenso, ma anche i dati (185.000 richieste di asilo in Italia, oltre 150.000 profughi sbarcati in Sicilia nel 2014) dimostrano che è già una priorità per l’Italia affrontare i temi dell’educazione e della didattica agli stranieri, anche sotto questi aspetti concreti.

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