“Il viaggio di Enea”, riflessioni sulle migrazioni al Masini: l’intervista a Fausto Russo Alesi

La storia del viaggio di un uomo alla ricerca del proprio posto nel mondo, che è in realtà la storia di tutti gli uomini. Va in scena al Teatro Masini di Faenza “Il viaggio di Enea”, un poetico racconto sulle migrazioni scritto da Olivier Kemeid e tratto dall’Eneide di Virgilio. Protagonista del palcoscenico sarà Fausto Russo Alesi, per la regia di di Emanuela Giordano. L’appuntamento per la “Prima del ri-allestimento” è per domenica 19 novembre alle ore 21. Tra gli attori, la faentina Valentina Minzoni con Riccardo Tordoni, Roberta Caronia, Carlo Ragone, Simone Borrelli, Kabir Tavani, Emmanuel Dabone, Antoinette Kapinga Ming.

La migrazione dell’Enea di Virgilio in chiave moderna: e se succedesse anche a voi?

La pièce narra una storia familiare, quella di Olivier Kemeid che ha riconosciuto nel racconto di Virgilio le vicende di suo padre e la storia della sua famiglia, emigrata dall’Egitto al Canada con molteplici difficoltà. Un viaggio alla perenne ricerca di un mondo migliore, attraverso i personaggi e i luoghi del mito di Enea. Il racconto delle migrazioni a cui l’uomo è costretto per scappare dalle guerre, per la fame, per la ricerca del benessere intravisto da lontano. Una storia che, in fondo, è la storia di ogni uomo, in fuga dai disastri dell’esistenza, costretto sul filo della sopravvivenza e in perenne lotta con una scelta: pensare a sé o pensare agli altri? L’adattamento della regista prevede un ironico capovolgimento dei ruoli in cui i neri sono al posto dei bianchi e viceversa. Un ribaltamento che lascia la strada aperta per una riflessione: e se fossi io al suo posto?

Non analizzare la “correlazione oggettiva” con il presente, non approfondirla, sarebbe un’omissione. Il confronto con il mito diventa così anche strumento per cogliere temi essenziali del vivere contemporaneo, che la Giordano decide di affrontare prima di tutto con gli attori coinvolti nella messa in scena, attori che dovranno fare i conti con loro stessi, senza filtri. Ne abbiamo parlato con il protagonista, Fausto Russo Alesi. 

Il viaggio di Enea raccontato da Olivier Kemeied è un racconto poetico delle migrazioni che si rifà al classico Enea di Virgilio e alla pietas, un eroe che sacrifica sé stesso in nome della collettività. Come descriverebbe al pubblico il suo personaggio?

Fausto Russo Alesi in scena
Fausto Russo Alesi in scena

Mi piace pensare che l’Enea che porto in scena è un uomo come potrebbe essere chiunque di noi. Un uomo che si ritrova a dover fuggire dalla sua città per una guerra, perché nel posto dove vive non c’è un futuro, non c’è possibilità di costruire, c’è fame. Un uomo che ha bisogno di trovare un posto dove poter vivere e per far questo la sua preoccupazione è pensare in primis al popolo di cui si fa guida. Un uomo che decide di partire per dare un futuro al figlio. Tutta la vicenda si racchiude in questo. Enea è continuamente sottoposto a prove di sopravvivenza e l’unica cosa che riesce a farlo muovere e camminare verso quella meta, è il dare un risarcimento a chi si mette in viaggio alla ricerca di questa possibilità: in questo è interessante la figura di Enea.

Come si attualizza Enea in chiave moderna, in una società dove predomina essenzialmente l’individualismo?

Enea non è un eroe. Non vuole esserlo perché è un uomo che si confronta col dubbio ed è sottoposto a numerosi conflitti umani, in primis la tentazione di cadere nella vendetta. Più che essere definito un buono, e’ un uomo che si appella alla sua coscienza e questo lo aiuta a superare le difficoltà umane in favore di un obiettivo più alto, ovvero anteporre i bisogni di altri ai suoi. E’ un uomo che ha un alto senso di responsabilità collettiva, è un padre che deve farsi madre, che nelle difficoltà viene mosso da un solo obiettivo: non lasciare mai solo il figlio e pensare solo ad amarlo al di fuori di una fede o di una ragione che pretenda che lui faccia questo. E’ una voce che emerge dal coro di un popolo di cui si fa guida e in questo senso è contemporaneo.

Il viaggio di Enea permette a tutti di fermarsi per un attimo a pensare che ognuno di noi, in fin dei conti, è un immigrato in cerca del proprio posto nel mondo”

Il tema delle migrazioni e della condizione dei profughi è molto attuale. Questa pièce si fa portavoce di una provocazione e invita a riflettere su questioni che anche in Italia si fanno sentire sempre più forti, ovvero il binomio accoglienza/paura. Qual è il messaggio che lo spettacolo vuole trasmettere al pubblico? 

Il messaggio è quello di mettersi nei panni degli altri. Più volte durante lo spettacolo viene ripetuto “immagina se succedesse a te”. L’invito è quello ad una riflessione collettiva del provare a mettersi nelle condizioni di chi non ha scelta e non ha altra possibilità se non quella di un viaggio verso ignoto per acquisire dignità e diritti persi. Quel mondo migliore di condivisione tra i popoli. Bisognerebbe provare a non dimenticare che certe cose sono successe e che quel passato che spesso rimuoviamo quando stiamo meglio è esistito. Cercare di essere sempre presenti e non dimenticare il passato e soprattutto non dimenticarci che il futuro è un diritto di tutti, per questo è importante cercare di comprendere le ragioni degli altri.

Quello che si vede sul palco è un teatro che si costruisce in scena, una trama aperta che si compie con attori che si mettono in gioco, senza filtri. Cosa siete chiamate a fare sul palco? 

Il viaggio di Enea
Il viaggio di Enea.

Sul palco oltre ad essere personaggi siamo attori che raccontano una storia. Nell’Enea raccontato da Kemeid ricopre un ruolo importante il personaggio di Ascanio, che ricostruisce la testimonianza della vicenda vissuta dal padre Enea. Ciò che facciamo è ricostruire qui e ora quella vicenda, attualizzandola e dialogando con la storia per capire se prendere una rotta piuttosto che un’altra. Il teatro è quel luogo dove ci si può fermare a riflettere e confrontarsi sulle domande che i testi ci pongono. Alla fine io mi chiedo se effettivamente l’uomo è capace di questa impresa. Questa è la grande domanda: l’uomo e’ capace di cambiare profondamente? Di praticare ciò che a volte vorrebbe inscenare? E in grado di accogliere veramente le esigenze degli altri? Io mi auguro che ci si appelli sempre più a questa idea che l’essere umano è differente e uguale allo stesso momento e che è proprio nell’incontro che l’essere umano rivendica il suo senso di esistere e condividere. E’ bello che lo spettatore cerchi le sue memorie e i suoi desideri in uno spettacolo e che possa considerare il concetto del confronto di cui appunto questo spettacolo parla.

La regista Emanuela Giordano ha adattato il testo inserendo anche un capovolgimenti di ruoli. Una scelta che impone al pubblico una riflessione, portando all’inevitabile domanda “se fossi io al suo posto?”. Fausto Russo Alesi si è posto questa domanda?

Quando ho iniziato a leggere il testo sapendo di interpretare Enea mi sono chiesto “perché faccio Enea”. La risposta è perché io sono Enea, lo siamo potenzialmente tutti. Questo mi ha messo nella condizione di provare a interrogarmi sulla necessità profonda di un personaggio come Enea, di comprendere le necessità dell’essere umano che sono esigenze universali. Ognuno di noi è in movimento e potrebbe aver bisogno di lasciare la sua terra per andare in un altro luogo. E’ una possibilità che può far parte della vita di chiunque, per questo dobbiamo pensare che è qualcosa che ci riguarda. La regista nell’adattamento ha inserito dei pezzi di Virgilio, un linguaggio epico che si alterna ad un linguaggio asciutto, tagliente, schietto, quasi cinematografico. Il viaggiare da questi due binari stilistici e il mettersi in rapporto tra eticità evocata e antica e quella schiettezza cruda del qui e ora è stato uno dei miei primi obiettivi nell’accostarmi a questo materiale. E’ stato come un percorso esplorativo da un linguaggio ad un altro e vedere dove questi si fondevano, capire come l’eco del passato arrivasse nel presente con gli occhi di chi ambisce un futuro.

 

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