Natalino Balasso al Masini di Faenza: “Ecco il teatro della Cativissima”

Ancora più cinico, ancora più “cativo”. Tornano a Faenza le “nefaste” peripezie di Toni Sartana, l’anti-eroe corrosivo nato dalla fantasia di Natalino Balasso. Da mercoledì 5 a venerdì 7 aprile – con inizio alle ore 21 – andrà in scena al Teatro Masini il secondo “episodio” dell’epopea della “Cativissima” intitolato Toni Sartana e le streghe di Bagdàd. Lo spettacolo, scritto dallo stesso Natalino Balasso, vede il celebre attore dividere il palcoscenico con Francesca Botti, Andrea Collavino, Marta Dalla Via, Denis Fasolo e Beatrice Niero. Se il primo capitolo guardava alla politica, il secondo sposta la sua lente deformante sull’economia. «Questo secondo episodio della trilogia di Toni Sartana – spiega Natalino Balasso – racconta una nuova discesa agli inferi del protagonista, scaturita da ascese esteriori. Nel primo episodio Toni Sartana era riuscito a diventare un consigliere regionale, questa volta la sua scalata sarà di tipo aziendale, arrivando ai vertici di una importante società che vende jeans in tutto il mondo. Ma, come per il primo episodio, sarà un’ascesa puramente esteriore».

Un teatro della parola, dalla drammaturgia originale – perfettamente autonoma e distinta dall’episodio precedente – per raccontare da un diverso punto di vista l’inarrestabile decadimento di una società tragicamente comica. Nuove avventure surreali e fuori dagli schemi, senza mezzi termini né remore morali, che coinvolgono alcuni personaggi chiave già presenti nel primo capitolo, come la moglie Lea – novella lady Macbeth in questo episodio – e l’amico di famiglia Ettore Bordin, sempre alle prese con scandali e sotterfugi, pronti a giocarsi il tutto per tutto pur di raggiungere i vertici della piramide economica.

Natalino Balasso: “Ho voluto rappresentare l’immagine paradossale della cattiveria”

Natalino Balasso sarà al Teatro Masini di Faenza da mercoledì 5 a venerdì 7 aprile.

Con questo secondo episodio appare ancora più chiaro l’elemento distintivo della trilogia del Teatro Stabile del Veneto: la “Cativissima”, esibita in tutti i suoi aspetti paradossali grazie al linguaggio teatrale. «La vera protagonista dello spettacolo – spiega Natalino Balasso – è la “cattiveria”, pronunciata con una sola “t” non solo per la caratteristica inflessione veneta, ma anche per dare allo spettacolo un senso cartoonesco, fuori dalla realtà». E in effetti già nel primo episodio il pubblico si trovava immerso in un mondo straniante, fuori dal tempo e dello spazio, tra personaggi surreali, episodi da far west, linguaggi dialettali e atmosfere oniriche.

Lo stesso manifesto dello spettacolo, dal sapore di cartoon western, va in questa direzione. «Tutti i personaggi in scena – spiega l’attore – sono maschere grottesche e non hanno grosse sfumature interiori. Io non amo essere un replicatore della realtà, non mi piace molto l’imitazione nell’arte: se io voglio rappresentare la cattiveria non lo faccio rappresentando semplicemente cose cattive, ma la sua immagine paradossale, la “cativissima” per l’appunto». Proprio per questo motivo, precisa Balasso, il primo episodio non va visto come una satira politica in cui ricercare personaggi della nostra contemporaneità. Il teatro della “Cativissima” vuole, grazie all’ironia e allo straniamento, andare a scovare i demoni interiori dell’uomo: proprio per questo motivo l’ultimo episodio della trilogia sarà dedicato – dopo la politica e all’economia – alla spiritualità.

Una realtà assurda vista dalla prospettiva del sogno

Tra i riferimenti dello spettacolo ci sono anche le tre streghe del Macbeth.

Tra le tante vittime della “Cativissima” c’è proprio il personaggio principale, Toni Sartana, interpretato da Natalino Balasso, che verrà portato in questo episodio sino in Iraq. «Sartana è un collage di elementi simbolici che danno vita a una rappresentazione della cattiveria portata all’esagerazione: da qui l’ironia e il divertimento dello spettacolo. E’ un po’ un personaggio di una fiaba: ho pensato fosse proprio questo tipo di linguaggio il più adatto a parlare a una popolazione portata sempre più vicina alla stato infantile. Il problema di questo tipo di linguaggio è che si presta a equivoci: ma questo è il gioco dell’ironia».

Un’ironia che racconta un mondo che non ha gli stessi parametri di quello reale. «Questa commedia non ha una trama lineare – prosegue Natalino Balasso – come per i personaggi, il racconto è fatto di collage, è caotico, e poi diventa onirico. Per descrivere questo procedimento prendo una frase attribuita a Freud: “vista dalla prospettiva del sogno la realtà è una cosa assurda”». Non è un caso dunque che a far scaturire la vicenda di questo nuovo episodio sia un elemento magico, le tre streghe del titolo, le cui profezie, come nel Macbeth di Shakespeare, sono il motore propulsore di un intreccio che si dipana tra ribaltamenti di situazioni e continui colpi di scena. E dal momento che nulla può fermare la fame di successo del protagonista, Sartana avanzerà verso mete sempre più sconsiderate, fino al rovinoso finale che lo vedrà travolto dal nemico numero uno: il Debito.

Caos ed emotività nella Cativissima

Un work in progress portato avanti in maniera costante quello della stesura della Cativissima. «Mettere in scena gli spettacoli nei teatri – racconta l’attore – mi permette di scavare ancora meglio la vicenda e mi fa puntualizzare cose che forse anche io in principio non avevo ben chiare». Questa seconda parte infatti è stata completata dopo che era già stata messa in scena la prima parte della Cativissima e ne accentua infatti alcuni temi. «Sto mettendo in atto lo stesso procedimento per la terza parte  – spiega Natalino Balasso – nel recitare Toni Sartana e le streghe di Bagdàd mi vengono in mente nuovi spunti da poter utilizzare per il terzo episodio. Anche il terzo capitolo avrà lo stesso filo conduttore dei primi due: l’ascesa esteriore sarà dovuta puramente a necessità pratiche del protagonista. Toni Sartana non ha minimamente in mente di fare questo viaggio (come i precedenti), però “gli capita di farlo”. Questa è un’altra importante caratterstica di questi racconti. Come diceva una frase attribuita a David Lynch: “l’artista è colui che tira una freccetta contro il muro per poi dire che ha fatto centro”. È la stessa cosa che facciamo noi in molte situazioni della nostra vita: giustifichiamo scelte puramente casuali che facciamo con un discorso logico per non dare l’idea di essere pazzi. In realtà le scelte che facciamo sono legate all’emotività e al caso del momento: questo avviene nella “Cativissima”. I personaggi sono mossi dell’emotività e poi provano a giustificare logicamente i loro gesti, con tutte le conseguenze che ne derivano».

La regia collettiva per rendere il racconto caotico

Uno spettacolo che già nel suo concepimento è fuori dai canoni della moda teatrale. Per rappresentare al meglio lo caoticità del racconto e il suo scavo interiore, la commedia è frutto di una “regia collettiva”, una modalità che si utilizzava principalmente negli anni Sessanta in Italia sul modello dei collettivi tedesco. Ecco quindi che per questo secondo episodio Natalino Balasso ha fatto una scelta ancora più mirata degli attori, affinché fossero anche loro “registi creativi”.«Chi si aspetta un certo tipo di teatro può rimanere deluso, per esempio gli addetti lavori».

A realizzare la scenografia è stato Roberto Tarasco: «Volevo che ci fosse un ritmo ancora più onirico nello spettacolo e per questo ho voltuo scegliere fin da subito la squadra tecnica, cosa molto strana per un Teatro Stabile. Sono partito dal contenuto e su questo ho creato la squadra ideale che mi permettesse di veicolarlo al meglio».

Natalino Balasso: la presentazione del secondo episodio della Cativissima

Natalino Balasso: linguaggi tradizionali e nuovi media

Natalino Balasso

Un artista a trecentosessanta gradi Natalino Balasso, costantemente alla ricerca di sperimentazioni. Non solo teatro, cinema e televisione, Nel 2011 dà il via a nuovi format video nel suo canale sulla piattaforma YouTube che si chiama Telebalasso. Ciò dà origine a una serie di realizzazioni video tra cui dei video satirici come “testimonial” di prodotti come superalcolici o smartphone, o discorsi di Capodanno. «Credo sia impossibile ragionare per compartimenti stagni nel momento in cui porti avanti un racconto artistico – commenta l’artista – Raccontare tramite video e raccontare tramite teatro sono chiaramanete due modi diversi, rivolti a pubblici diversi, ma credo anche che si influenzino avicenda. Le ricerche che io faccio nel campo di video sono metodologie molto sperimentali. Il fatto che piacciano può fare pensare che sia stata una cosa studiata a tavolino, ma non è assolutamente così. Non ho paura di sbagliare, non sono artista che fa uscire poco di sé per paura di cadere nell’errore. In ogni caso, quello che faccio tramite video e tramite social sicuramente influenza anche gli altri linguaggi e viceversa. Credo che siano cose che vanno di pari passo ma difficilmente il racconto che usa l’immagine può venire in aiuto a un racconto che usa i tempi del teatro di parola». Una parola, quella del teatro della Cativissima – nonostante i tanti cambiamenti della società digitale – continua ad avere sul palco il suo potere magico e distruttivo, pronto a farci entrare in contatto con i nostri demoni interiori.

Foto: Massimo Battista

a cura di Samuele Marchi

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