“Modigliani” al Teatro Masini: estro, passioni e tragedia di un’artista

Marco Bocci Romina Mondello Modigliani5Dopo aver ospitato le goffe – e per questo ancora più tragiche e attuali – vicende politiche della “Cativissima” di Natalino Balasso, al Teatro Masini di Faenza la stagione di prosa prosegue con uno dei più grandi artisti del Novecento. Stiamo parlando di Amedeo Modigliani, celebre artista livornese che ha vissuto in pieno, nei quartieri parigini di Montmartre e Montparnasse, la grande stagione della capitale francese a fianco di artisti del calibro di Picasso, Braque e Gertude Stein. Lo spettacolo, scritto e diretto da Andrea Longoni, andrà in scena da venerdì 19 a domenica 21 febbraio (sempre alle ore 21), e vedrà vestire i panni del protagonista Marco Bocci, affiancato da Romina Mondello, Claudia Potenza, Giulia Carpaneto e Vera Dragone, che rappresenteranno i quattro personaggi femminili attraverso i quali si percorrerà la vita parigina di Amedeo.

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Amedeo Modigliani (1884-1920) nel suo studio

Si mette in scena un’epoca storica

Raccontare la vita e l’opera di Amedeo Modigliani oggi, non significa solo rendere omaggio a uno dei pittori più famosi e amati al mondo ma anche rendere omaggio a un periodo storico che ha rappresentato un vero e proprio spartiacque nella storia occidentale. Estro, passione, tormenti: nella vita di Modigliani c’è tutto quello che l’ideale romantico ama celebrare. D’altronde raccontare Modigliani significa rappresentare anche una delle storie d’amore più famose e commuoventi che abbiano mai riguardato un artista. Come in Romeo e Giulietta, l’amore tra Amedeo e la sua Jeanne Hebuterne non può sopravvivere agli amanti. Grande finale tragico e romantico di un amore totalizzante, come, del resto, era totalizzante la vita di Parigi in quel magico inizio di secolo.

Il caso delle “Teste di Modi”

testa modiDopo la morte, avvenuta per tubercolosi il 24 gennaio 1920, il nome dell’artista è ritornato alle cronache anche per il curioso caso delle “teste di Modigliani” rinvenute a Livorno nel 1984. Dopo alcune settimane di dibattiti, le sculture si sono dimostrate dei falsi con cui dei giovani studenti universitari livornesi si sono voluti prendere gioco dei critici d’arte. Recentemente anche il cantante Caparezza ha voluto rendere omaggio a questo episodio nella sua canzone “Teste di Modi”.

Come consuetudine, Marco Bocci e le attrici della pièce incontreranno il pubblico nel secondo giorno della loro permanenza faentina, sabato 20 febbraio, alle ore 18 presso il Ridotto del Teatro Masini. L’ingresso all’incontro sarà, come sempre, gratuito.

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