Liceo Torricelli: la scelta di ospitare il Cassero Lgbt con una controparte divide gli studenti

In 15 anni di storia del Progetto Scuola Cassero non era mai successo: il laboratorio sui diritti umani preparato dal gruppo Lgbt di Bologna è stato accettato dal Liceo Torricelli di Faenza solo alla presenza di una controparte. L’episodio è avvenuto martedì 7 marzo 2017, quando gli studenti del Liceo Torricelli di Faenza hanno partecipato alla cogestione. In questo particolare momento di formazione gli studenti hanno la possibilità di partecipare a laboratori, seguire incontri e ascoltare dibattiti; la peculiarità di questo format è la partecipazione attiva degli studenti nei processi decisionali riguardo alle attività che vengono svolte. Una di queste riguardava l’educazione e il rispetto alle differenze: aveva invitato a partecipare alla cogestione proprio i volontari del Progetto Scuola Cassero, progetto nato all’interno dell’area Scuola e Formazione del Cassero Lgbt center di Bologna, che propone in ambiente scolastico percorsi educativi e formativi nell’ambito delle tematiche di genere, discriminazione, bullismo e orientamento sessuale. Il progetto nasce nel 2002, e come recita il sito dell’organizzazione «ad oggi ha raggiunto 6.000 studenti, 150 classi, 30 istituti della provincia di Bologna e della Regione Emilia Romagna».

Alex Mosconi (Cassero): “Il nostro laboratorio è stato denaturalizzato”

Per la prima volta i volontari del Cassero avrebbero potuto svolgere la loro attività solo alla presenza di una controparte, in questo caso impersonata da Giorgio Ponte, scrittore omosessuale, ex professore di religione e sostenitore dei percorsi riparativi all’omosessualità tenuti da Luca Di Tolve. Il Cassero ha scelto di accettare l’invito, consapevole della presenza della controparte. A detta di alcuni presenti, tra cui uno studente e un relatore, il dibattito si è svolto in modo pacato. La questione però rimane un’altra: un laboratorio incentrato sul tema dei diritti umani è stato denaturalizzato, trasformato in un dibattito. «Noi eravamo stati chiamati per fare un laboratorio ma non è stato possibile perché è stato approvato il nostro intervento solo in forma di dibattito. – commenta Alex Mosconi, coordinatore del Progetto Scuola e relatore alla cogestione – Come se ci fosse un’opinione contraria, come se ci fosse un’opinione sui diritti umani. Noi abbiamo portato le nostre competenze e la nostra formazione riguardo a bullismo, identità sessuale e contrasto alla violenza di genere, mentre non sappiamo il reale motivo per cui è stata chiamata questa persona che ha parlato unicamente della sua esperienza di vita».

«Ponte ha raccontato la sua interessante storia – prosegue Alex Mosconi – trattando tematiche legate all’omosessualità che non hanno fondamento scientifico. I nostri laboratori hanno lo scopo di abbattere stereotipi e pregiudizi, ancora forti nella nostra società, per prevenire così discriminazioni e violenze. L’obiettivo finale è poter includere e valorizzare ogni identità e ogni parte dell’identità che studenti e studentesse scoprono nel loro percorso di vita», Il Preside del liceo Torricelli-Ballardini Luigi Neri ha assistito agli incontri, incentivando il dialogo: «Il preside ci è sembrato sorpreso per la tensione che si è creata tra alcuni genitori e questo laboratorio. Per quanto ci riguarda noi continueremo a fare i nostri laboratori, e ci aspettiamo che la scuola prosegua col suo intento educativo contattandoci per nuovi eventi di formazione. Comunque ogni anno rilasciamo un report sulle attività svolte e certo questo incontro ci è rimasto impresso».

L’intervista al preside Luigi Neri: “Si è ritenuta una forma preferibile il contraddittorio”

Il 7 marzo durante la cogestione si è svolto il laboratorio organizzato dal Progetto Scuola Cassero. Per la prima volta nella loro storia, i relatori hanno dovuto sostenere l’incontro alla presenza di una controparte. Che considerazioni hanno portato il Consiglio di Istituto a prendere questa decisione?

“Il CdI autorizza la partecipazione degli esterni alle varie attività. Bisognerebbe quindi chiedere a chi ha proposto in sede di consiglio la presenza di una controparte. La decisione comunque è stata maggioritaria, non ricordo bene se all’unanimità. In ogni caso è stato considerato il carattere delicato della questione e si è ritenuto che la presenza di orientamenti differenti sarebbe stata la scelta opportuna. E credo sia una scelta condivisibile. Per altri incontri la formula del contraddittorio era stata suggerita da me, ma non in questo caso. Comunque, visto il carattere controverso della materia, si riteneva preferibile la forma del contraddittorio. Al liceo abbiamo questa tradizione di ospitare tutti i punti di vista, purché ci sia il dibattito. Consideri che l’anno scorso è venuto un esponente di Forza Nuova e semplicemente si è deciso di far partecipare all’incontro anche un esponente di sinistra: l’ho condotto io e ne è nato un dibattito molto civile.”

Può essere il contraddittorio la scelta migliore per parlare di questi temi o forse è meglio lasciare carta bianca a ciascuna delle parti?

“Se togli il contraddittorio si toglie anche la possibilità del dialogo, non c’è opportunità di confrontarsi con il punto di vista differente. Preferiamo la forma del dialogo, della dialettica: la presenza e il confronto tra due opinioni differenti.”

“Il dibattito è stato vissuto con reciproco rispetto da entrambe le parti”

Fonti interne alla scuola dicono che intorno alla scelta di invitare il Cassero si era creato un certo scetticismo, e la decisione in merito al contraddittorio votata dal CdI sembra confermare queste voci. Alcuni studenti e professori avrebbero preferito che il laboratorio si svolgesse in modo differente: secondo lei il laboratorio ha fornito agli studenti gli strumenti per sviluppare un pensiero critico riguardo ai temi dell’identità sessuale e del bullismo?

“Penso di sì. Il dibattito su questi temi non si è esaurito e potrà continuare in altre sedi. Bisogna anche pensare che in generale queste sono tematiche che fino a poco tempo fa non venivano discusse, è stato fatto un grande passo avanti. Il Collegio dei Docenti non si oppose riguardo alle attività, solo in Consiglio di Istituto si è discusso, in particolare riguardo a qualche posizione del Cassero. Mi limito a prendere atto di quello che è accaduto e posso assicurare che tutto è stato improntato al massimo rispetto reciproco. Quando se ne sono andati (quelli del Cassero ndr) hanno anche chiesto a Ponte il libro che ha scritto per aggiungerlo alla loro biblioteca.”

Alex Mosconi ha dichiarato che spera che la scuola prosegua col suo intento educativo e che contatti in futuro il Cassero per nuovi laboratori. Ci saranno altre possibilità di incontro?

“Senza preclusione alcuna, se c’è questa richiesta, e se c’è la richiesta dei docenti che si occupano della programmazione. Su queste tematiche si vanno sempre a toccare temi discussi ed è ovvio che ci possono anche essere richieste da posizioni diverse da quella del Cassero. Io non ho nulla in contrario per quanto mi riguarda, ma le decisioni sono collegiali. Comunque in questa occasione si vuole creare un incidente che non c’è stato. Non vedo cosa ci sia veramente di opinabile in quello che è successo qui.”

“Certi canali di informazione hanno deformato l’accaduto, la scuola ha educato al dialogo”

Qualche giorno fa il blog Gayburg ha fatto uscire un articolo dal titolo “Un liceo di Faenza insegna agli studenti che i gay possono e devono essere “curati””. Qual è il suo commento riguardo a questa dichiarazione?

“Non approvo molto che ci siano queste dichiarazioni incontrollate da parte di persone che non sono state presenti e su canali semipubblici: deformano tutto l’accaduto e creano un caso dove non c’è stato. Non vorrei che ne scaturisse una logica controproducente: tutto viene approvato in sede di Cdi, ma se ci fosse un polverone alcuni professori in futuro potrebbero dire “di no” all’organizzazione di incontri delicati. Ripeto che sono stato presente a tutto il primo e buona parte del secondo incontro, e non c’è stato proprio nessun incidente. Si è preferita la forma del dibattito e del contraddittorio, e anch’io la trovo opportuna, anche se non posso dire di ritrovarmi nelle posizioni di Ponte. Non è vero che noi diciamo che essere gay è una malattia. Ponte comunque non ha detto esattamente questo, ha detto che ci sono delle terapie ma non sempre portano ai risultati attesi. E’ chiaro che ci sono approcci differenti. Gli studenti in genere mostravano simpatia per le posizioni del Cassero, cosa vogliono di più? Ne sono usciti con un buon risultato. Mi sembra che da più parti ci sia un’intolleranza verso opinioni diverse dalle proprie. La scuola deve educare al dialogo, poi gli studenti trarranno le loro conclusioni.”

3 pensieri riguardo “Liceo Torricelli: la scelta di ospitare il Cassero Lgbt con una controparte divide gli studenti

  • 16 marzo 2017 in 18:18
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    Buonasera.

    Suppongo che, per fornire nel Vs. articolo un quadro completo dell’accaduto, abbiate anche contattato il Sig. Ponte che però ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni.

    Altrimenti avreste riportato due posizioni su tre.

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    • 16 marzo 2017 in 20:26
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      Buonasera Enrico, se legge bene il titolo dell’articolo, il SENSO del pezzo non è tanto riflettere sul tema del dibattito, quanto sulle modalità in cui è stato condotto. Detto ciò, sono stati intervistati il responsabile di coloro che hanno proposto il laboratorio e il responsabile di coloro che hanno richiesto il contraddittorio e gli abbiamo chiesto se le modalità decise hanno portato davvero ad una buona discussione o meno. Saluti

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      • 16 marzo 2017 in 22:45
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        Buonasera a Lei.

        A naso direi che non è pienamente corretto intendere il Preside come responsabile di coloro che hanno chiesto l’incontro, a meno di non limitare questa sua responsabilità ad un puro livello formale visto il Suo ruolo di Presidente della Giunta Esecutiva in seno al Consiglio d’Istituto, visto che nell’intervista dichiara, pur condividendo la scelta: “Per altri incontri la formula del contraddittorio era stata suggerita da me, ma non in questo caso.”

        Magari sarebbe stato interessante leggere un’intervista effettuata a colui, o coloro, che hanno proposto il contraddittorio per conoscere il motivo che li ha spinti a questo.

        In ogni caso credo che l’ultima dichiarazione del Preside sia quella davanti a cui ognuno debba chinar la testa per la verità che porta: “La scuola deve educare al dialogo, poi gli studenti trarranno le loro conclusioni.”

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