Lettera alla redazione / Sul manifesto dei 67 cattolici faentini

Queste elezioni locali hanno, a mio avviso, mostrato più di certe dispute nazionali o regionali quanto sia complesso e ricco di contraddizioni il panorama politico-sociale. Alcuni giorni fa è stato pubblicato un manifesto a favore del candidato sindaco Massimo Isola del Partito Democratico. Questo manifesto è firmato da 67 attivisti cattolici, tra cui spiccano i nomi di Everardo Minardi e Giorgio Gualdrini. Questi cattolici sostengono di non poter appoggiare “chi fa uso strumentale della religione, istiga divisioni e paure, proclama il sovranismo ed esprime idee ostili agli stranieri”.

Questo manifesto può aprire interessanti spunti di riflessione. Viene prima di tutto da domandarsi che tipo di cattolici siano, o cosa si debba intendere oggi con il termine cattolico. Da un punto di vista ideologico, il Partito democratico (e buona parte delle liste civiche che si sono mosse in suo sostegno) è sempre stato in prima linea nelle battaglie per le unioni civili, per l’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, o nella liberalizzazione dell’aborto (solo per citare i casi più emblematici). Tutti gradi temi difficilmente conciliabili con il cattolicesimo. È interessante notare come l’unico tema che oggi pare interessare tutti (politici e cattolici) sia quello dell’immigrazione, un tema dove il PD e la Chiesa Cattolica di Papa Francesco sembrano aver trovato un punto di incontro. Eppure gli altri temi non spariscono dall’oggi al domani, o forse il PD ha deciso di abbandonare la lotta per quei diritti civili che reputava imprescindibili? Il Vaticano non rappresentava un ostacolo proprio al raggiungimento di quei diritti? Oppure sono i cattolici che ormai da anni nascondono grandi divisioni al loro interno, e alcuni di loro hanno abbracciato un “cattolicesimo liquido” in grado di adattarsi alle pieghe della politica?

Ora qualcuno balzerà dalla sedia gridando che qui si disputa una competizione politica locale, con le sue specificità. Qualcuno obietterà che qui è necessario guardare alle persone, e non a come i partiti si muovono nel tessuto nazionale. Se così è, non mi pare che il candidato sostenuto dalle liste di destra abbia mai incitato all’odio razziale o creato ostacoli al dialogo interreligioso. Potranno allora insorgere e dire che il PD ha al suo interno molteplici anime, un partito inclusivo, insomma. Eppure anche per la destra vale il medesimo ragionamento: sarebbe stupido pensare che tutti coloro che si dichiarano di destra appoggino ogni esternazione dei propri leader politici.

La verità, forse, è che la religione sta perdendo il ruolo centrale nella vita delle persone, fino a concedersi a quel relativismo che dovrebbe contrastare; purtroppo, più la Chiesa “si concede” agli umori del popolo, e maggiore diventa il rischio di cadere preda della destra come della sinistra. Le prime, forti contraddizioni sono proprio all’interno della Chiesa Cattolica stessa, nonostante si cerchi in ogni modo di nasconderle. Se da una parte sventolare un rosario rappresenta un modo grottesco per attrarre a sé un certo bacino elettorale, dall’altra molti cattolici sembrano essersi allontanati dalla Chiesa in favore di posizioni ibride e di convenienza.

Ma, come dice questo manifesto, ognuno è libero di pensare (e votare) come meglio crede. Certo, ma allora è meglio astenersi dal tirare in ballo i valori e la coerenza, visto che all’occorrenza li si nasconde sotto il tappeto.

 

Valerio Ragazzini

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