Giovani autori faentini, Elisa Emiliani: “Cenere”

Prosegue il nostro approfondimento sui giovani autori locali in collaborazione con il settimanale Il Piccolo di Faenza: oggi conosciamo Elisa Emiliani, autrice del romanzo distopico “Cenere” (ed. Zona 42) e che ha in cantiere altri progetti editoriali per il prossimo anno.

Intervista a Elisa Emiliani

Elisa, dove hai trovato ispirazione per creare la realtà distopica di “Cenere” e le protagoniste del romanzo?

L’ispirazione viene da due fonti. La prima è la nostalgia di casa, della nostra Romagna. Quando ho scritto Cenere vivevo in Spagna e la sera, mettendomi al computer, era inevitabile ricordare le amiche di scuola, Faenza e le sue colline e campagne. La domanda che ha guidato la stesura del romanzo è: che cosa avremmo fatto, le mie amiche di liceo ed io, se proprio a Faenza fosse arrivato un regime autoritario? L’altra ispirazione è la “paranoia informatica”, mi spiego: ci sono alcune persone che tengono un cerotto sulla telecamera del portatile, per oscurarla. Perché lo fanno? Perché la tecnologia che ci connette può anche essere utilizzata per controllarci. Questo concetto è espresso in modo molto chiaro e ben articolato nel documentario “Citizen 4” del Guardian, o nel film “Snowden” di Oliver Stone, che parlano appunto della vicenda di Edward Snowden, il quale ha deciso di esporsi ed esporre la violazione della privacy perpetuata dalla Nsa (National Security Agency). L’idea del romanzo, in questo senso, si può riassumere così: va tutto bene se non hai niente da nascondere, ma cosa succede se il governo anziché democratico diventa tirannico? Se esprimere dissenso diventa illegale?

Perché per te la scrittura è importante?

Mi costringo a essere breve: la scrittura per me è una pratica spirituale, o una pratica di mindfulness. Un filtro attraverso cui interpreto il mondo e gli eventi.

“C’è fermento nella narrativa fantasy, soprattutto nell’editoria indipendente, capace di uscire dai luoghi comuni del genere”

Perché il fantasy e la fantascienza? Come superare gli stereotipi di un genere che a volte può sembrare sempre all’ombra dei grandi autori del passato, come Asimov, Dick o lo stesso Tolkien?

Questa è una gran bella domanda. Da semplice appassionata posso dire che fantasy e fantascienza sono generi in costante evoluzione.  Sulla scena italiana consideriamo il fantasy, ad esempio. È appena uscito per Giunti il primo capitolo di una trilogia, L’ora dei dannati, di Luca Tarenzi, che racconta l’evasione dall’inferno dantesco di Virgilio, il Conte Ugolino e altri personaggi della Divina Commedia. Dico la verità: un inferno dantesco raccontato in questo modo non si era mai visto.

Per la fantascienza prendo ad esempio Nicoletta Vallorani (che scrive anche mainstream per grandi editori, incluso Einaudi): quest’anno per Zona42 è uscito Avrai i miei occhi, una narrazione di fantascienza che affronta il tema del femminicidio nella cornice di una Milano buia e divisa da muri non solo architettonici. Ci sono poi le storie di genere weird, che è trasversale e molto interessante. È da poco uscito un saggio, La letteratura Weird, Narrare l’impensabile, di Francesco Corigliano, edito da Mimesis, che cerca di far luce su questo genere sfuggente partendo dalle ghost storiesottocentesche e passando per Lovecraft. In conclusione: mi sembra che ci sia un grande fermento nella narrativa di genere, anche in Italia, e la qualità delle pubblicazioni è alta, anche e soprattutto se si esplora il mondo dell’editoria indipendente.

Oltre a scrivere, sei molto attiva nella promozione della lettura e nel fare rete tra varie attività culturale a 360 gradi. In cosa secondo te potrebbe migliorare Faenza in questo campo?

Si potrebbe organizzare un festival di lettura e scrittura, ad esempio. Una realtà piccola ma preziosa sul nostro territorio è lo Studio Ahab, di Rolando Leotta, che ha sede in via S.Michele 3, negli spazi di quella che era la casa editrice Tratti/Mobydick.

Quali progetti hai in cantiere nei prossimi mesi?

A febbraio 2021 uscirà un’antologia weird per Moscabianca editore, alla quale partecipo con un racconto ambientato nel chiostro del complesso ex Cova (un luogo decisamente magico/strano di Faenza), quindi al momento sto limando gli ultimi dettagli con Leonardo Ducros, editor fantastico. Sono quasi pronta per proporre un romanzo breve ambientato in una Romagna futura dove il calo della popolazione sta facendo abbandonare i paesini di campagna, e ho una prima stesura in corso, un romanzo ambizioso che mi farà impazzire. Poi mi piacerebbe tanto esplorare la non-fiction, o l’auto-fiction persino, ma rientrerà nei buoni propositi per l’anno nuovo!

Un libro da consigliare per Natale?

L’ora dei dannati di Luca Tarenzi.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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