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INTERVISTA A RUGGERO SINTONI – La stagione 2015/2016 del Teatro Masini – PARTE 2

Prosegue la nostra intervista a Ruggero Sintoni, condirettore artistico di Accademia Perduta/Romagna Teatri. In questa seconda parte si parla della stagione 2015/2016 del Teatro Masini: gli attori, gli spettacoli, i registi. Sarà lo spunto per parlare poi più in generale del teatro contemporaneo, partendo dal 1976, quando a Faenza arrivò il celebre Living Theater, fino ai giorni nostri con alcune proposte interessanti come lo Psychiatric Circus di Sandy Medini.

Dai dati di presenza della scorsa stagione, cosa emerge del teatro a Faenza?

Io quando ho avuto l’onore di dirigere, insieme a Claudio Casadio e Accademia Perduta, questo teatro, ho sempre spiegato agli amministratori che il mio obiettivo era quello che avevo raccontato a Enrico De Giovanni quando era sindaco: restituire il teatro a tutta la città perché il teatro era il luogo di tutti i cittadini, a partire dai bambini fino a quelli che vanno solo a vedere l’operetta. Io non amo l’operetta, per esempio, ma la programmiamo perché c’è un pubblico che paga le tasse come quello del contemporaneo e che esce di casa solo per vedere l’operetta. Anticipo una cosa che saprete per primi, noi siamo molto attenti a quello che ci dice il pubblico. L’anno prossimo la prosa, che è in tre turni, sarà gestita in questo modo: faremo un turno il venerdì sera, un turno il sabato sera e un turno la domenica pomeriggio. Questo perché ci sono tutta una serie di percezioni, secondo me errate, sulla sicurezza, che fa sì che alcuni che abitano nel centro storico pensino “se fosse la domenica pomeriggio io sarei più tranquillo”. È una questione non oggettiva ma percettiva. Io voglio però tranquillizzare queste persone.

Da chi è frequentato il Teatro Masini di Faenza?

A teatro a Faenza vengono tutti. Questo perché ci sono tipologie di spettacolo diverso. C’è il Comico che ha il pubblico più giovane, anche se sta venendo superato per età dalla rassegna Protagonisti, che è il teatro del nostro tempo, quello che noi non possiamo mettere né nella Prosa né nel Comico. In questa rassegna possiamo portare cose che nel resto della Romagna non arrivano, come l’anno scorso Cristicchi (che quest’anno andrà a Forlì). Io voglio che il teatro sia di quelli che a teatro ci vanno ma anche di quelli che a teatro non ci vanno, per questo facciamo tante prime nazionali. Noi apriremo la stagione con questo spettacolo incredibile con attrici bravissime come Angela Finocchiaro, Carlina Torta, che staranno a Faenza due settimane in giro per la città. Non tutti quelli che le incontreranno sono degli spettatori del

Su cosa ha puntato in particolare Accademia Perduta per questa stagione? Quali sono gli obbiettivi che vi siete dati, a livello di contenuti degli spettacoli proposti?

La stagione della Prosa verrà aperta con lo spettacolo "Calendar Girls"
La stagione della Prosa verrà aperta con lo spettacolo “Calendar Girls”

La cosa su cui puntiamo da sempre, e ci stiamo sforzando di mantenere, è la qualità. Per la Prosa, che è l’ammiraglia della stagione, noi puntiamo sugli spettacoli della tradizione, il classico. Se no diventiamo come le librerie dell’autostrada che hanno solo i libri più venduti… ogni anno ci sono dei classici. Quest’anno sono due in particolare: Enrico IV di Branciaroli uno spettacolo che è in piedi da quattro stagioni, e quindi vuol dire che è uno spettacolo buonissimo. E c’è poi La Bisbetica Domata di Nancy Brilli. Puntiamo anche su novità brillanti, come lo spettacolo della Finocchiaro che è tratto dal film Calendar Girls, o anche drammatico e serio come 7 minuti che rispecchia un problema della nostra città come il lavoro. Faenza è poi da sempre una città d’arte, per cui abbiamo portato Marco Bocci che fa Modigliani. C’è poi Natalino Balasso, che tutti conosco come comico, quando in realtà è uno straordinario scrittore di testi. La cativissima (detto alla veneziana) è uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Veneto, anche questo, sul nostro tempo, sul carrierismo. Poi Cancun, che è molto divertente. Tra i Protagonisti c’è Paolini, Iacchetti che fa Gaber, i Teatri Musicanti di San Crispino, il mentalista Tesei che noi abbiamo scoperto e che riesce a far fare lo spettacolo al pubblico. Nel Comico vorrei citare Forbici & Follia, che è bellissimo, e il finale cambia a seconda di come lo fa andare il pubblico. In sintesi, io credo che debba essere un teatro di tutti, e ogni cittadino ha il diritto di rispecchiarsi nella stagione teatrale. Usciremo poi presto col calendario del Ridotto, realizzato sempre nell’ottica di un’apertura alla città.

Tra i giovani c’è grande richiesta di portare il musical al Masini. Ci sono difficoltà strutturali o di altro tipo?

Ci sono due o tre tipi di problemi. Uno che è un problema di spazio, sia di palcoscenico che di capienza, che è un problema assolutamente oggettivo. Poi c’è un problema soggettivo… quando un musical riesce ad essere una commedia musicale di grande qualità, allora lo portiamo. Quando invece sono il rifacimento pedissequo di un film tali da sembrare delle cover… allora noi non facciamo le cover band al Masini, con tutto il rispetto per chi fa delle cover band. Mi piacerebbe invece riportare al Masini la canzone d’autore: il mondo di Dalla, Gaber. Spero che questo ci porti a debuttare l’anno prossimo con Brunori Sas e il suo nuovo spettacolo, che secondo me rappresenta il nuovo nella canzone. Mi piace molto come artista.

Quale è stato l’attore o il regista che è orgoglioso di aver portato al Teatro Masini?

Un po’ tutti. Chi sono i registi che non sono mai venuti al Masini? In questi 21-22 anni sono quasi venuti tutti i registi italiani. I registri stranieri no, però ricordiamoci che siamo una città di 60.000 abitanti. Gli altri a turno sono venuti tutti.

Quale è stato l’attore o il regista che avrebbe sempre voluto portare al Masini ma non c’è mai riuscito?

Non ho mai portato Proietti, ma non per volontà nostra. Prima o poi però al Masini vengono tutti. Abbiamo vinto un bando per cui ci saremo tanti altri anni, prima o poi ce la facciamo.

Quanto è stata importante l’esperienza del Living Theater per la sua formazione?

Julian Beck (1925-1985) e Judith Malina (1926-2015), cofondatori del Living Theater
Judith Malina (1926-2015) e Julian Beck (1925-1985), cofondatori del Living Theater

Io credo che il Living Theater, che è stato un mese a Faenza nel 1976, abbia cambiato il destino di molte persone di questa città, soprattutto di coloro che fanno teatro, come il Teatro due Mondi. Il Living Theater per me è stato fondamentale. Poi i grandi maestri insegnano cose che gli allievi apprendono in maniera diversa. A me ha insegnato a non essere assolutamente integralista, a ricercare la verità nell’opera d’arte. E quindi pochi orpelli, molta verità. Credo che la mia formazione con il Living sia stata quella di cercare la verità continua nell’esperienza teatrale. Però, ad esempio, Daniela Piccari, attrice che lavora con noi e che per undici anni ha lavorato con l’Odin Teatret di Eugenio Barba, pensa la stessa cosa che penso io. E Julian Beck e Judith Malina (i cofondatori del Living Theater, ndr) sono molto diversi come estetica da Eugenio Barba, però la sostanza è sempre quella. E quindi a me hanno insegnata questa cosa. Me l’hanno insegnata loro perché ho incontrato loro, potevo forse incontrare qualcun altro. Il Living per me è stata un’esperienza, io sono scappato per 6 mesi di casa con loro con l’incoscienza e la follia dei 20 anni. Non so se adesso un ragazzo di 20 anni possa avere l‘opportunità o anche la sicurezza di mollare tutto e andare via, sapendo che quando ritorna si può ricostruire qualcosa. Però secondo me di esperienze ce ne sono da fare. Vedo ad esempio la fortuna dell’idea che ha avuto la mia amica Sandy Medini con il circo psichiatrico, che è riuscita a riempire un tendone di 1.800 posti per tre settimane a Forlì. La Sandy ha un pubblico di adolescenti perché è riuscita a tirare fuori quella che io chiamo “la merda che hanno dentro”, l’horror, la rabbia che hanno dentro. Io credo che se avessi 20 anni adesso sarei scappato con il circo psichiatrico di Sandy Medini.

In parte alla prossima domanda ha già risposto. Cosa rimane, nella società e nel teatro contemporaneo, di quell’esperienza così radicale?

Quel tipo di teatro si è trasformato. C’è un teatro che ancora va fuori dalle mura del teatro, e ne abbiamo un esempio importante a Faenza con il Teatro due Mondi. C’è un teatro che va dentro le mura e cerca di cambiarlo. C’è chi vuole raccontare dei pezzi inediti della nostra storia che abbiamo oscurato. Penso a tutto il lavoro che ha fatto Marco Paolini con Porto Marghera, con Ustica, con Vajont. E penso anche a quello che ha fatto Simone Cristicchi con Magazzino 18, dove non ha raccontato solo le foibe, ma un pezzo del nostro Paese che tutti abbiamo voluto dimenticare. Per cui la memoria che restituisce alle persone la loro storia è sicuramente qualcosa che ha che fare con la società. Di teatro che affronta i temi della società ce n’è ancora tanto, tantissimo. Per fortuna.

A cura di Samuele Marchi

APPROFONDIMENTI

GLI SPETTACOLI DELLA STAGIONE DEL TEATRO MASINI

UNA BREVE STORIA DEL LIVING THEATER

 

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