Faenza ricorda Amalia Fleischer, l’11 gennaio la posa della pietra d’inciampo

Un segno concreto per non dimenticare ciò che è stato. In occasione delle iniziative del ‘Giorno della Memoria’, giovedì 11 gennaio 2018, con una celebrazione che avrà inizio dalle ore 16, sarà posta a Faenza, nel monastero Santa Chiara (via della Croce, 16), una pietra d’inciampo per non dimenticare Amalia Fleischer, ebrea residente a Faenza, arrestata il 4 dicembre 1943 e deportata ad Auschwitz nel 1944 dove morì. Proprio in questo luogo Amalia fu arrestata e qui, inginocchiandosi, chiese una benedizione per lei e per il suo popolo.

Alle ore 17 la posa della pietra d’inciampo realizzata da Gunter Deming

Le iniziative in ricordo di Amalia Fleischer partiranno alle ore 16 con l’evento “L’ultimo viaggio di Melì. La vicenda di Amalia Fleischer” a cura degli ex studenti del liceo classico Torriceli e della professoressa Elena Romito. A seguire, alle ore 17, la cerimonia di posa della pietra d’inciampo da parte di Gunter Deming alla presenza delle autorità. Nei giorni successivi, fino al 27 gennaio, sarà possibile visitare la mostra documentaria dedicata alla faentina che perse la vita ad Aucwithz, luogo simbolo degli orrori nazisti.

Amalia Fleischer fu la prima avvocatessa iscritta in Sudtirolo

Amalia Fleischer nacque a Vienna il  agosto 1885. Il padre Berthold era un ebreo austriaco, direttore di banca e console dei Paesi Bassi fuori servizio; la madre, Anna Michalup, era di Fiume. Amalia Fleischer riceve una formazione artistica, in cui sono compresi gli insegnamenti della musica e del disegno. Durante la Prima guerra mondiale la famiglia vive a Merano, dove il padre copre l’incarico di questore. Amalia frequentò poi l’università di Innsbruck, dove conseguì la prima laurea in Filosofia, unica facoltà all’epoca accessibile alle donne. Nel 1921, quando le fu concesso di avviarsi agli studi di giurisprudenza, frequenta i primi due anni di università. Nel 1922 si immatricola al terzo anno della Sapienza di Roma, laureandosi il 14 dicembre 1923 discutendo la tesi dal titolo: “Diritto ecclesiastico. Il Vicario Generale del Vescovo”, con una votazione di 100/110. Amalia Fleischer risulta così essere la prima avvocatessa in Sudtirolo, iscritta fin all’8 luglio 1935 nell’albo dell’ordine degli avvocati.

Dopo le legge razziali, si trasferisce a Faenza protetta dalle monache

Poliglotta, conosce bene l’inglese e il francese, oltre al tedesco e all’italiano. In occasione di un convegno a Roma, incontra la dottoressa Giovanna Canuti di Faenza, preside dell’istituto magistrale Santa Chiara. Quando nell’ottobre del 1938 sono approvate le leggi razziali, che non le permettono più l’insegnamento, su suggerimento della dottoressa Canuti si trasferisce a Faenza. Prende residenza in via Domizia 10, ma in realtà vive nel monastero di Santa Chiara, custodita dalle monache nell’ambiente riservato alle novizie, dedicandosi all’insegnamento privato delle lingue straniere. Il 10 febbraio 1939 Amalia si autodenuncia come ebrea e il 15 novembre è cancellata dall’albo professionale di Bolzano.

La fine ad Auschwitz

Viene arrestata il 4 dicembre 1943; detenuta prima a Ravenna e poi a Milano, parte con il convoglio Rsha 06 che giunge ad Auschwitz il 6 febbraio 1944. Non si conosce l’esatto destino di Amalia Fleischer. Le sorelle di Santa Chiara che l’anno conosciuta hanno consegnato il ricordo di una donna la cui nobiltà e cultura non impediva un rapporto semplice e cordiale con tutti. Nel 2001 il Comune di Faenza ha intitolato ad Amalia Fleischer il Lungofiume sinistro che collega il ponte delle Grazie a quello di via Fratelli Rosselli.

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