Vadim Onica, dalla Moldova a Faenza “a passi di danza”

Tratto da Il Piccolo – venerdì 9 febbraio 2018

Una vita trascorsa in costante equilibrio tra la precisione con cui devono essere maneggiati dei cavi elettrici e l’esplosività e l’ardimento dei passi della danza. Sono queste le due passioni parallele coltivate da Vadim Onica, due competenze che ha portato con sé quando, 18 anni fa, è emigrato dalla Moldavia a Faenza, quasi per caso e in maniera molto istintiva, alla ricerca di un posto ‘dove vivere meglio’. Vadim attualmente lavora nella sua attività, un negozio di riparazione elettrica in piazzale Sercognani che ha aperto da cinque anni. Il suo percorso rappresenta un esempio positivo di integrazione a Faenza, capace di portare nuovi punti di vista alla città.

“La danza in Moldova è considerata in maniera diversa rispetto all’Italia”

La sua vita professionale si è sviluppata attorno a due passioni completamente differenti. «In Moldova (questa la dicitura corretta del Paese, ndr) ho conseguito due lauree, la prima in ingegneria elettronica e la seconda in un’Accademia d’Arte dove ho poi svolto attività come coreografo e ballerino. Si tratta di due realtà molto diverse che ho sempre portato avanti: a volta prevaleva una e a volte prevaleva l’altra». La passione per l’elettronica nasce in Vadim già da bambino, quando per gioco si cimentava in piccole riparazioni. «Anche la passione per la danza è nata fin da quando ero piccolo, grazie alle lezioni di un professore di matematica durante la scuola. Nel nostro Paese c’è un atteggiamento completamente diverso rispetto al ballo o alla danza. Non è considerata una disciplina rivolta principalmente alle ragazze, anzi, è molto prestigioso riuscire a diventare grandi ballerini anche per i ragazzi e la danza viene praticata normalmente a scuola. Mi piacerebbe cambiassero la mentalità e i pregiudizi con cui gli italiani guardano a questa disciplina, capace di sviluppare importanti qualità fisiche e mentali nei giovani».

L’arrivo a Faenza 18 anni fa

Tra l’elettronica e la danza, al momento di entrare nel mondo del lavoro prevale la disciplina artistica. In Moldova, Vadim lavora per un professore universitario, in particolare curando gli aspetti della coreografia. Con lui e con la sua compagnia ha girato il mondo, calcando diversi palcoscenici. Fino all’approdo in Italia, 18 anni fa, quando si esibirono in Sicilia al festival di Agrigento ‘Mandorle in fiore’. «Conoscevo un amico in Italia, a Faenza, e decisi di raggiungerlo. Inizialmente non pensavo assolutamente che sarei rimasto qui, ero semplicemente curioso di provare una nuova esperienza, non avevo mai sentito la necessità impellente di ‘andare via’. Era però un periodo in cui in tanti del mio Paese partivano per l’Italia per provare a cambiare la loro vita in meglio, e così feci anche io».

Vadim Onica: “A Faenza ho trovato ottime persone, non mi sono mai sentito straniero”

Gli inizi a Faenza non furono facili. Vadim si districa e impara nuovi mestieri, come il fornaio o il pizzaiolo per esempio. Ma come nella danza, con fatica e sudore, si imparano piano piano i passi giusti. «Qualsiasi lavoro ti porta gratificazione quando è fatto nel modo giusto. Oggi faccio lavoro che a me piace, è la mia fortuna, ma non sempre si riesce ad avere questo equilibrio». La cosa che più lo ha aiutato nei primi tempi sono state proprio le persone con cui ha incrociato il suo cammino. «Qui in Italia ho trovato persone squisite, non ho avuto mai la sfortuna di essere visto con straniero o problematiche di questo tipo. Probabilmente è collegato al mio modo di fare: io do fiducia alle altre persone e chiedo altrettanto».

Oggi Vadim Onica gestisce un negozio di riparazioni elettriche

Dopo dieci anni, Vadim ha potuto fare domanda per ottenere la cittadinanza italiana, e si è costruito una famiglia a Faenza e ha una figlia che frequenta l’università. Dopo aver lavorato anche come insegnante coreografo nell’associazione sportiva Diamante Torelli – dove si è scontrato con le differenze e i pregiudizi dell’approccio italiano alla danza – cinque anni fa ha aperto un negozio molto stimato di riparazioni elettriche. «Non rimpiango nulla di quello che ho fatto – commenta Vadim – Faenza è una bellissima città, anche se, pur rimanendo in Italia per cambiare la mia vita in meglio, alla fine mi rendo conto che ‘meglio’ o ‘peggio’ dipendono principalmente dalla tua testa. Venendo qua ho per esempio perso molti legami, vedo poco i miei genitori». Dalla sua esperienza, cosa può aiutare gli stranieri a sentirsi veramente parte integrante del territorio in cui vivono? «Fondamentale è avere dei luoghi che diano strumenti per trovare lavoro e mettersi in regola, senza assistenzialismo fine a se stesso». E la danza? «Non l’ho abbandonata – risponde mentre aggiusta uno stereo appena portato da un cliente – rimane una mia grande passione». D’altronde l’abilità di saper dove mettere il piede giusto conta tanto sul palcoscenico quanto sulle tante strade di questo mondo.

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