Unesco e fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna: missione partita

La missione per valorizzare i fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna come patrimonio mondiale Unesco è ufficialmente partita. La lettera, in cui si fa richiesta ufficiale all’Unesco Italia, è ora al vaglio della commissione che deciderà se inserire o meno la proposta all’interno della cosiddetta “tentative lists”. Si tratta del primo passaggio – su cui c’è molto ottimismo – di un cammino ancora lungo ma che potrebbe regalare grandi soddisfazioni, accostando i gessi di Brisighella (e di altri siti della regione) ad altri eccezionali patrimoni dell’umanità come le Dolomiti, il Colosseo o la pizza napoletana.

L’obiettivo è convincere Unesco Italia a proporre i fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna all’Unesco mondiale

Parco della Vena del Gesso.

La “tentative lists” è l’elenco delle candidature a patrimonio dell’umanità a disposizione dal nostro Paese: tra queste Unesco Italia può fare ogni anno una sola proposta all’Unesco mondiale con sede a Parigi. La speranza della Vena del Gesso di Brisighella e di tutte le aree similari della Regione, è che siano i fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna a essere presentati come eccellenza ambientale da tutelare.
«L’inserimento dei fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna all’interno della “tentative list” – spiega Massimo Ercolani, presidente della Federazione speleologica regionale – è il primo passo verso il riconoscimento Unesco. Sul fatto che la richiesta venga accolta siamo molto ottimisti, il difficile arriverà dopo. Bisognerà preparare una relazione di oltre 500 pagine in cui si spiega dettagliatamente il perché i fenomeni carsici della nostra Regione siano unici sul pianeta. Anche da questo punto di vista siamo preparati: i gessi dell’Emilia-Romagna sono i più studiati al mondo, e hanno iniziato a suscitare interesse già dal Seicento proprio per le loro caratteristiche peculiari». L’obiettivo è far sì che la documentazione presentata convinca Unesco Italia a proporre a Parigi proprio i fenomeni carsici dell’Emilia-Romagna. «Abbiamo alcuni punti di vantaggio rispetto alle altre richieste – specifica Ercolani – benchè l’Unesco mondiale abbia riconosciuto oltre cinquanta siti carsici come patrimonio dell’umanità nessuno di questi è rappresentato da ‘gessi’. Questa cosa rende sicuramente unica la nostra candidatura».

I fenomeni carsici sono in grado di raccontare milioni di anni di storia

Esseri unici al mondo; o, se non proprio unici, eccezionali rispetto gli altri: è questo il requisito principale richiesto dall’Unesco. Un progetto ambizioso quello della candidatura, ma che poggia su basi solide milioni di anni, come la storia che caratterizza i fenomeni carsici del territorio, dalle doline della zona di Monte Mauro alla Grotta del re Tiberio. «Questi siti – spiega Ercolani – anche se molto diversi, sono capaci di raccontare ancora oggi la storia del paesaggio. La zona di Monte Mauro presenta fenomeni carsici esterni, mentre le grotte presentano fenomeni interni: entrambi dicono molto sugli aspetti geologici del territorio e sulle varie ere che si sono succedute sul pianeta».

La Vena del Gesso: un monumento geologico

L’ingresso della Grotta del re Tiberio.

Per quanto riguarda il territorio brisighellese, la Vena del Gesso Romagnola spicca tra le eccellenze dell’Appennino settentrionale come unica catena montuosa costituita quasi esclusivamente da gesso. La spettacolare bastionata gessosa con pareti aggettanti alte, a tratti, oltre un centinaio di metri è da considerare un vero e proprio “monumento geologico” che caratterizza, in modo indelebile, il basso Appennino imolese e faentino. Incastonata tra la più antica formazione Marnoso-arenacea a sud e la più recente Formazione Argille Azzurre (calanchi) a nord, la Vena del Gesso si estende, per uno sviluppo lineare di circa 25 chilometri tra le province di Bologna e Ravenna. L’intera superficie degli affioramenti gessosi non supera i 10 chilometri quadrati. Le particolarità e i motivi di interesse di questo prezioso territorio sono molteplici e diversificati, frutto del lento, inarrestabile lavoro della natura e della millenaria opera dell’uomo.

Nella selezione dei punti d’interesse, conterà molto il fatto che i siti siano già tutelati a livello ambientale: l’80% dei gessi dell’Emilia-Romagna si trova in zona protetta. Ed è questa una delle problematiche che rende difficile l’inserimento della Grotta del re Tiberio, che si trova in una cava ancora attiva.

Il cammino verso il riconoscimento Unesco

Il senso del cammino non è nel punto d’arrivo ma nel tragitto che è stato fatto: aldilà che venga che Parigi accetti o meno la candidatura, questo percorso potrà lasciare dietro di sé numerose iniziative e studi per riscoprire ancora di più il valore dei fenomeni carsici nel proprio territorio. Perché se non si è i primi a essere consapevoli del valore del proprio territorio, è difficile che questo venga riconosciuto da altri.

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