Come si vive a Vienna? Ce lo racconta Susanna Banfi, faentina che studia da 5 anni in Austria

Studiare all’estero come opportunità di crescita: è questa la sfida che ha accettato di cogliere Susanna Banfi, studentessa faentina di 23 anni che da cinque anni vive e studia a Vienna, dove frequenta la facoltà di Scienze della comunicazione. E nel suo immediato futuro c’è la Turchia, dove frequenterà l’Erasmus: esperienze arricchenti capaci di farle guardare con uno sguardo diverso Faenza, sia nei suoi lati positivi sia attraverso una mentalità nuova. Come sono andati questi cinque anni? Quali sono le differenze che ha riscontrato con l’Italia? Ecco un’intervista che ci permette di conoscere meglio la sua storia e, al tempo stesso, avere spunti per far crescere la nostra città.

Susanna Banfi: “Ho sempre pensato sia importante scoprire nuove realtà”

Ciao Susanna. Raccontaci un po’ di te… cosa fai nella vita e cosa ti ha spinto a proseguire la tua formazione all’estero.

Mi chiamo Susanna Banfi, ho 23 anni e da cinque vivo e studio a Vienna. Sono studente e frequento due corsi magistrali uno in antropologia sociale e culturale e uno in scienze della comunicazione all’Università di Vienna. Fin dalle superiori la conoscenza delle lingue estere è stata per me importante. All’inizio ho avuto qualche difficoltà sia con l’inglese sia con il tedesco. Soprattutto con la seconda ho dovuto lavorare parecchio per raggiungere dei buoni risultati che mi permettessero l’accesso all’università austriaca. Fin da bambina ho avuto la fortuna di viaggiare molto in Europa prima con i miei genitoni e poi da sola. Le esperienze collezionate piano piano mi hanno fatto capire quanto fosse importante aprirsi al mondo e scoprire nuove realtà. Sotto suggerimento e sprono di mio padre, abituato a viaggiare per lavoro, e di Emanuela Cantagalli, finite le superiori, decisi di applicare per l’Università di Vienna. La scelta di una formazione all’estero è stata motivata anche dalla curiosità verso un nuovo paese e una nuova città, e dalla prospettiva di garantirmi così un bagaglio di esperienze diverso rispetto quello di altri coetanei.

Attualmente sei a Vienna, come ti sei trovata in questa città?

Il primo impatto con Vienna non è stato facile. Quando arrivai in questa città avevo 19 anni, frequentavo gli scout e avevo appena finito le superiori. Inutile dire che per un bel periodo fui spaesata e anche un po’ impaurita dalla dimensione di una grande città. Dopo le prime difficoltà iniziali tra lingua, orientamento e conoscenze sono riuscita a creare qui la mia seconda casa. A Vienna è difficile trovarsi male. La città offre molto, sia d’inverno sia d’estate. E’ un’ambiente giovane, pieno d’arte, di piccoli locali dove svagarsi e di concerti. All’inizio i palazzi alti e bianchi sembrano giudicare tutti quelli che passano sotto di loro e così i Viennesi. Ma è solo apparenza. I primi sono la cornice storica di una città imperiale mentre i secondi cercano solo di entrare più in confidenza. Ora come ora tornare a Vienna è per me come tornare nella mia seconda casa.

Ambiente e mentalità dei giovani: le differenze tra Austria e Italia

Alla luce della tua esperienza, qual è una cosa che in Italia possiamo imparare dal Paese in cui vivi?

Al momento cerco nel mio piccolo di stare attenta all’ambiente. Questo nel bene e nel male mi porta a fare confronti tra le due realtà che vivo, l’Austria e l’Italia. Forse perché vivo principalmente a Vienna, forse perché è una grande città o forse perché al momento i riflettori sono puntati su argomenti analoghi all’inquinamento percepisco delle differenze importanti tra i due paesi. Mi piacerebbe che in Italia si facesse più attenzione a questo tipo di tematiche, partendo dalle cose semplici. Vienna è una città molto pulita. Difficilmente per le strade si trovano immondizia o cicche di sigaretta. Si percepisce un senso di dovere e regole comuni che fanno si, che tante cose funzionino meglio per tutti e tutti ne possano trarre vantaggio. Un’altra cosa che ammiro molto di giovani austriaci è come riescano a viversi la gioventù. In Italia ho spesso l’impressione che si sia una grande fretta nell’iniziare e finire l’università per poi ritrovarsi un po’ sperduti nel mondo con grandi insicurezze verso il futuro. Qui noto spesso che i ragazzi, prima di iniziare un percorso universitario, lavorano per un paio di anni, fanno tirocini e esperienze all’estero per poi dedicarsi all’università. Spesso per loro lavoro e università (anche più facoltà contemporaneamente) vanno di pari passo; è quasi forse più difficile trovare qualcuno che studi e basta. In ogni caso questa osservazione è da contestualizzare. Probabilmente i ritmi austriaci non sarebbero possibili in Italia vista la struttura universitaria diversa tra i due paesi.

Qual è invece una cosa positiva che l’Italia può portare agli altri Paesi?

Può insegnare ad altri paesi la gestione dell’immigrazione e della malavita. Siamo in una situazione doppia dove il fenomeno malavitoso è radicato sul territorio ma dall’altra parte abbiamo una grande forza di volontariato e associazionismo che costantemente combatte e supporta lo stato nel contrasto a questi fenomeni. Secondo me l’Italia dovrebbe spingere ad integrarsi maggiormente in modo tale che le politiche relative alla lotta alle mafie e al terrorismo vengano applicate anche ad altri paesi europei.

“L’atmosfera che si respira a Faenza a giugno per il Palio è qualcosa di unico”

Daniele Geminiani palioCosa ti manca di Faenza? Quali sono i pregi e i difetti di questa città, ora che la puoi guardare anche con un po’ di distacco?

Di Faenza mi mancano prima di tutto le baracchine! A parte gli scherzi (anche se il cibo non lo è affatto!), una delle cose che mi manca di più di Faenza è la città nel mese di giugno. Premetto di non aver mai fatto parte di un rione, ma l’atmosfera che si percepisce durante giugno è unica anche per chi non fa propriamente parte delle organizzazioni. Un grande pregio della città di Faenza è per me la sua vivibilità a misura d’uomo. Nonostante questo credo che alcune zone faentine (a livello di mezzi pubblici) siano mal collegate con altre e inpediscano così il loro raggiungimento da parte di persone anziane o in difficoltà. Credo che questo sia un aspetto che si potrebbe migliorare!

Come potrebbe mantenere questa città un legame con i sui faentini all’estero? Hai suggerimenti da proporre?

Credo che siano già stati fatti dei passi nella direzione giusta! L’app Faenza Calls World è un bello strumento per rimanere informati sulle novità faentine e anche per venire a conoscenza di quanti conpaesani hai nelle vicinanze. Mi fa sempre molto sorridere la mappa che mostra i faentini nel mondo e pensare che uno di quei numeri sono io. Altri passi in questa direzione potrebbero essere un blog dei faentini all’estero in cui essi in prima persona raccontano stralci delle loro esperienze sotto forma di brevi articoli.

Storie di faentini nel mondo

Nel tuo prossimo futuro c’è la Turchia. Di che cosa ti occuperai e come mai hai scelto questa nuova meta.

Si, esatto, a ottobre partirò per Istanbul con il progetto Erasmus. Ho in programma di scrivere lì la tesi magistrale in scienze delle comunicazioni. Ho scelto Istanbul perchè la prima volta che visitai la città me ne innamorai e promisi di tornarvici un giorno. Quando mi si presentò l’opportunità dell’Erasmus decisi di candidarmi sia per Atene sia per Istanbul. Il mio obiettivo era quello di dare una prospettiva diversa alla mia tesi e analizzare come i corrispondenti esteri freelance vivono e percepiscono la loro condizione in Turchia.

Da cittadina italiana, come hai valutato le elezioni europee del 26 maggio? Che idea ti sei fatta?

Le elezioni europee in Italia come in altri paesi europei sono secondo me troppo influenzate dai giochi politici locali. Volte, a seconda dei punti di vista, a rafforzare il potere di chi già ce l’ha e di chi lo vorrebbe. I temi che si discutono in campagna elettorale sono molto locali e poco riguardano la politica europea in senso stretto. Pochi parlano effettivamente di quello che vorrebbero fare in concreto in parlamento. Sarebbe bello che si concentrassero di più su temi europei.

Come ti vedi tra dieci anni? Pensi di tornare a Faenza (o comunque in Italia) una volta terminata la tua esperienza in Turchia?

Terminato l’Erasmus tornerò sicuramente a Vienna per discutere la tesi. Dopodiché mi piacerebbe fare un tirocinio a Vienna e provare a lavorare qualche anno fuori dall’Italia. Prima di tornare in patria (non escludo questa possibilità!) vorrei arricchire il mio bagaglio personale di esperienze lavorative e formative estere che possano darmi la possibilità di avere i requisiti perfetti per candidarmi per il lavoro che vorrei fare nella vita.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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