Bologna è la seconda città più “smart” del Paese. Ravenna nella top 10

Bologna è sempre stata una città giovane ed universitaria, ma da qualche anno è diventata anche un’eccellenza smart. Il rapporto ICityRate 2016 infatti ha proprio in questi giorni riconfermato Bologna sul podio delle città più smart d’Italia. Il capoluogo emiliano quest’anno ha conquistato il secondo posto, dietro solo a Milano e davanti alla new entry Venezia. Si ripete dunque il copione dell’anno scorso con Milano che troneggia al primo posto e Bologna a seguire. Quest’anno gli indicatori statistici sono saliti da 84 a 105, includendo voci come open data, sharing economy, capacità di attrazione finanziamenti Ue per la ricerca, indici di performance delle amministrazioni sui social network e pianificazione partecipata. Così il divario è addirittura cresciuto con la città meneghina, che negli ultimi anni si sta rivelando la metropoli italiana più internazionale e innovativa.

Smart cosa?

Pensando al termine smart subito viene in mente una superficie brillante, un grattacielo arzigogolato o un sorridente padre borghese che torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro, con le mani sul volante della Bmw e lo sguardo che cade sulle mail che sta leggendo sull’Apple Watch. Ma cosa rende esattamente una città smart? L’indagine realizzata da FPA si basa su sette dimensioni tematiche: Economy, Living, Environment, People, Mobility, Governance (dimensione che vede Bologna al primo posto) e Legality. «Quest’anno più che in passato ICityRate va a misurare, unitamente alla qualità del vivere urbano, la capacità delle città di farsi piattaforma abilitante, di guardare a traguardi lunghi facendo scelte e investimenti che puntano sui nuovi driver di sviluppo. – commenta Gianni Dominici, direttore di FPA e curatore della ricerca – Il paradigma della Smart City negli ultimi anni ha sempre di più spostato l’accento dall’innovazione tecnologica all’innovazione sociale, al co-design, alla gestione dei beni comuni. In questa direzione sono andate le strategie europee della nuova programmazione, e in questa direzione stanno andando le politiche locali».

Smart city: Ravenna entra nella top 10

Quest’anno Ravenna entra nella top 10 delle città più smart d’Italia, mentre l’anno scorso si era qualificata 13ma dietro a Forlì. Nel 2015 Ravenna si era distinta per gli ottimi risultati (tra le prime tre posizioni del rating) degli indicatori: disponibilità del credito, ecomanagement, fluidità mercato lavoro e attrattività, risultando addirittura la prima provincia del Paese alla voce “partecipazione spettacoli”. Come contraltare il capoluogo di provincia si era piazzato nella parte bassa della classifica per gli indicatori: servizi di connessione residenziale, consumo energia, iniziative conferimento rifiuti, microcriminalità in città e amministratori minacciati.

Dicotomia tra nord e sud, ma meridione in crescita

Persiste la forbice tra Milano e Roma, bloccata al 21° posto; infatti il distacco tra le due città in termini di punteggio è aumentato dall’anno precedente. Paiono scontrarsi due sistemi: un nord che rafforza il sistema urbano con le cinque aree metropolitane più performanti (Milano, Bologna, Venezia, Firenze e Torino) che si configurano sempre di più come un sistema grazie alla forte crescita dei centri urbani di medie dimensioni come Padova, Parma, Trento, Modena e Ravenna, tutte fra le prime dieci città del rating generale. Le città metropolitane al nord rafforzano dunque il proprio ruolo guida nello sviluppo del paese, coinvolgendo e incentivando il territorio circostante. Le città metropolitane da Roma in giù sembrano invece vivere isolate, senza riuscire ad innescare meccanismi virtuosi di sviluppo delle aree circostanti. Ma la situazione al meridione non è statica: quest’anno la distanza con le altre aree geografiche si è ridotta. A partire da Cagliari, prima città del sud, che è salita di 6 posizioni dal 2015, seguita da Matera (+12), Pescara (+5), Bari (+4), Lecce (+5), Oristano (+1) e Potenza (+2). La crescita del sud sopperisce alle carenze infrastrutturali attraverso dinamiche che concernono il capitale sociale, con esperimenti di innovazione sociale che vengono messi a sistema e creano sviluppo.

Samuele Maccolini

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