“Quella volta in cui Franca Rame…”, Ruggero Sintoni e le storie di oltre 20 anni di Masini

Da Franca Rame a Giorgio Gaber, passando per Fabrizio de André. Sono tanti i grandi artisti che si sono succeduti sul palco del teatro Masini di Faenza. Oltre venti anni di personaggi, di storie e di un teatro che – con il suo fascino – è stato in grado di ritagliarsi un ruolo non solo di comparsa, ma di vero e proprio ‘attore protagonista’. Sul palco, dopo l’apertura della rassegna di Prosa venerdì 27 ottobre 2017 con “Il sogno di un uomo ridicolo” di Gabriele Lavia, domenica 12 novembre sarà la volta della Favola con “Le avventure di Pinocchio”. Dopo averci presentato la nuova stagione, Ruggero Sintoni, condirettore artistico di Accademia Perduta/Romagna Teatri, racconta i primi 23 anni di gestione del teatro Masini e alcune delle storie che hanno caratterizzato in questi anni uno dei teatri più belli d’Europa. Come è cambiato il pubblico? Quali sono gli episodi più significativi? E quale sarà il futuro di questo teatro? 

Ruggero Sintoni (Accademia Perduta/Romagna Teatri): i primi 23 anni al teatro Masini

Ruggero Sintoni Masini
Ruggero Sintoni, condirettore artistico di Accademia Perduta, che da 23 anni ha in gestione il Masini.

Ruggero, qual è la cosa che ti rende più orgoglioso di questi anni di gestione?

Da 23 anni il teatro è sempre pieno e continua ad aumentare il suo pubblico. E’ davvero un bel risultato artistico-culturare ma anche sociale, che inorgoglioglisce noi che lo dirigiamo. Non è scontato: tutti sono capaci di fare una grande stagione, ma un conto è farlo per un anno soltanto e un conto è farlo con continuità, per 23 anni. C’è anche un po’ di pressione, certamente, dovuta al senso di responsabilità. Il teatro Masini è centrale alla città, abbiamo la percezione di essere molta in vista, di essere continuamente sottoposti al giudizio del pubblico e alle critiche. Ma anche quando facciamo errori e il pubblico ce lo fa notare (e i faentini in questo hanno particolare specialità), ci viene concessa sempre la prova d’appello e attraverso quella ci salviamo sempre. La riprova è il costante aumento del numero degli abbonamenti delle varie rassegne.

Come ha visto Ruggero Sintoni cambiare il pubblico in questi 23 anni? 

Il pubblico a me sembra da una parte ringiovanito, molto meno ingessato di quando lo presi in mano. Si vedono meno pelliccie, il guradaroba è quasi sottoutilizzato, mentre all’inizio era una fonte di reddito e questo vuol dire che c’è un modo più ‘easy’ di venire a teatro. E poi, rispetto 23 anni fa, è cambiato il rapporto con il mondo della scuola… non so perché. Forse per via del degrado prodotto dal cattivo uso dei social network, gli insegnanti si sono aggrappati al teatro come qualcosa di indispensabile per favorire la coscienza critica degli studenti. Tanti giovanissimi stanno incominciando a vedere la Prosa, cosa che non succedeva in passato con questi numeri.

E come hai visto invece cambiare in questi anni il teatro Masini? 

Fortunatamente il teatro ha mantenuto intatta la bellezza di 250 anni di storia, e lo ha fatto sopratutto grazie al lavoro quotidiano dei nostri tecnici. Se continuano ad avere la stessa cura avuta finora nella manutenzione ordinaria e nella cura piccoli acciacchi, il Masini manterrà intatta la sua bellezza ancora a lungo. Il teatro, nella sua struttura fisica, è una macchina delicata che richiede attenzione. A livello generale in questi anni nono sono state fatte molte modifiche, ma bisogna sempre averne la massima cura.

Ruggero Sintoni, nella precedente intervista abbiamo approfondito gli appuntamenti della stagione teatrale 2017/18. Ma il teatro Masini non è solo il luogo in cui il pubblico ha il piacere di vedere lo spettacolo… dietro quella rappresentazione c’è tanto altro che testimonia un teatro che vive praticamente tutti i giorni dell’anno.  

Il teatro Masini, come gli altri teatri che gestiamo come Accademia Perduta, gode dei vantaggi di una rete teatrale. Certi spettacoli non li potremmo portare a Faenza se non ci fosse una grande relazione tra tutti i palcoscenici che dirigiamo e che li mette in rete con la produzione teatrale. Tutti ci conoscono e tutti conoscono le nostre produzioni. Il teatro Masini di Faenza infatti non è solo spazio dove lo spettacolo si rappresenta, ma è anche il luogo dove lo spettacolo viene prodotto. Infatti molti spettacoli della nuova stagione teatrale sono debutti: penso per esempio ad Andrea Scanzi, Michele Placido, Fausto Russo Alesi, lo stesso Cristiano Cavina. Sul palco del teatro Masini gli spettacoli vengono allestiti e provati dalle compagnie, che da tutta Italia arrivano a Faenza stando in città anche più di una settimana relazionandosi con tutto il territorio. Noi stessi, come Accademia Perduta/Romagna Teatri produciamo spettacoli nuovi: in questo senso il teatro Masini è attivo sette giorni su sette per 365 giorni all’anno.

“Di Giorgio Gaber e Fabrizio de André ricordo una grande umiltà”

Il teatro Masini, in un certo senso, compartecipa dunque alla creazione di nuovi spettacoli. 

Il teatro Masini è sempre stato un’officina teatrale, e per questo è anche ricco di grandi storie. Ad esempio, a ripensare alla mia storia col Masini, mi vengono in mente grandissimi artisti come Gaber e De André, artisti che mi mancano moltissimo. Di loro ricordo che erano veri e propri signori del palcoscenico.

Cosa ti ricordi maggiormente di loro?

A me hanno dato una grande lezione di umiltà. Gaber solitamente faceva un mese di prove al Masini. Dal ’94 lui ha provato e prodotto spettacoli sempre qui, ci conosceva bene. Sia lui che De André, quando provavano sul palco ed entrava in sala la bigliettaia per la prima volta, si fermavano dalle loro prove e la salutavano cortesemente. Questo vuol dire avere una vera attenzione a dove si è, e al tempo stesso avere una sincera gratitudine verso questo bellissimo spazio. Per artisti di questo genere è assolutamente affascinante venire a provare in un teatro così bello: non è la stessa cosa provare al Masini oppure in un capannone industriale. Questo è uno dei 120 teatri europei più belli e Faenza è una città particolarmente amena, con ampia disponibilità di servizi. In cinque minuti, dal centro, riesci ad arrivare praticamente ovunque ed è una città che ha grande fascino per via dell’architettura neoclassica.

Oltre a essere un ‘contenitore di spettacoli’ il teatro Masini è anche un grande centro di produzione. Che ricaduta ha tutto questo su Faenza?

In effetti si può dire che l’abbiamo inventato noi questo modello di teatro. Queste Prime nazionali andavano a finire sulle testate di tutta Italia, portando visibilità e risorse. È anche un modo di restituire alla città consumi dal punto di vista turistico: una compagnia teatrale è infatti molto più grande di quella che lo spettatore vede quando si va in scena, può arrivare anche fino a venti o trenta persone che per una settimana rimangono a Faenza.

E oggi invece?

Come detto, ancora oggi molte Prime nazionali vengono allestite a Faenza, anche se adesso proviamo con meno cantautori rispetto a una volta, e questo è un po’ uno scenario figlio del nostro tempo. Con la crisi della discografia c’è stata la concentrazione degli spettacoli live in due/tre grandi distribuzioni mega industriali. Quindi gli allestimenti sono diventati vere e proprie macchine industriali ed è difficile instaurare rapporti diretti con gli artisti.

Il ‘malore’ di Franca Rame

C’è un aneddoto particolare che ti è rimasto impresso in questi 23 anni nel ‘dietro le quinte’ del teatro Masini? 

Mi ricordo un episodio di un po’ di anni fa, nel 1997. Avevamo portato al teatro Masini Il diavolo con le zinne uno spettacolo con la regia di Dario Fo e gli attori erano Giorgio Albertazzi e Franca Rame. Vado a salutarli prima dello spettacolo nei camerini. Prima di entrare in scena, Franca Rame mi chiese se questo teatro negli anni Settanta fosse stato aperto. Pur non avendolo ancora in gestione, ero abbastanza sicuro che lo fosse. Non le ho chiesto il perché di quella domanda, ma mi spiazzò abbastanza perchè era una richiesta molto precisa.

E poi cosa successe?

Franca Rame, l’attrice ha più volte calcato il palco del teatro Masini.

Inizia lo spettacolo e dopo 15 minuti Franca Rame va in proscenio e dice di sentirsi male. Dice che non è più in grado di andare avanti con lo spettacolo. Il pubblico era abbastanza impanicato, si accendono le luci sulla platea e si vede che lei ha le lacrime agli occhi. Allora disse di ricordarsi di essere venuta qui, al teatro Masini, con Dario a mettere in scena Il Mistero Buffo negli anni Settanta. Quello stesso anno, nel 1997, Dario Fo era stato insignito del Nobel per la Letteratura e questo fatto creava in lei una forte commozione. Il pubblico allora si alzò in piedi, applaudì e lo spettacolo dopo qualche minuto riprese. La cosa particolare è che lo spettacolo venne messo in scena a Faenza per tre sere consecutive. Franca Rame era talmente guitta e commediante che questo episodio veniva replicato pari pari ogni volta. Qualche tempo dopo il direttore del teatro di Rimini mi chiamò per raccontarmi una cosa strana che era successa durante lo spettacolo di Franca Rame… puoi immaginare abbastanza facilmente di cosa si trattasse. Gli dissi che a Faenza Franca Rame aveva replicato la stessa scena ‘del malore’ per tre volte consecutive. Al di là dell’episodio in sè, questa cosa mi ha fatto sempre pensare molto sulla magia del teatro e su cosa vuol dire essere un grande commediante dell’arte. Il teatro è anche questa capacità di giocare con il pubblico. Gli aneddoti sul teatro Masini sono tantissimo lungo questi 23 anni di gestione. Di qui sono passati tutti i grandi artisti del teatro. E altri ancora ne passeranno.

“Il futuro del Masini? Sicuramente continuerà a essere uno dei teatri più belli d’Europa”

Parlando di futuro invece, se domani avessi una bacchetta magica e avessi la possibilità di cambiare qualcosa, cosa faresti? 

Mi piacerebbe fare quattro turni di Prosa e, in generale, poter tenere aperto ancora di più questo teatro. Sicuramente avremmo gli strumenti e le capacità per cercare nuovi pubblici.

Hai qualche rimpianto in questi 23 anni?

Non ho particolare rimpianti rispetto al Masini. Come amiamo dire in Accademia Perduta, questa avventura l’abbiamo sempre presa molto seriamente senza prenderci mai sul serio. Ancora oggi ci piace fare nuove scommesse, come quelle del Ridotto e del Cinema della Verità, che hanno avuto successo.

E come immagini il teatro Masini tra 23 anni?

Difficile rispondere… la gestione del teatro Masini viene assegnata tramite bandi che si possono vincere o perdere… in futuro potrebbe arrivare qualcuno più bravo. Sicuramente il Masini è, e rimarrà, uno dei teatri più belli d’Eruopa e chiunque lo avrà in gestione dovrà rispettare il senso di questa responsabilità.

A cura di Samuele Marchi

Foto di copertina: Raffaele Tassinari

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