Il futuro della cultura a Faenza: intervista a Ruggero Sintoni

Quali sono i bisogni della città? Su cosa dovrà lavorare, nei prossimi cinque anni, la futura giunta comunale? Mentre i vari schieramenti politici non scoprono ancora le carte sui candidati alle elezioni amministrative della prossima primavera, noi di Buonsenso abbiamo deciso di intervistare alcuni dei protagonisti del mondo faentino per capire quali sono, nei loro settori di riferimento, le priorità su cui puntare e cosa può fare la politica per agevolarli. Oggi abbiamo parlato con Ruggero Sintoni, condirettore di Accademia Perduta.

Qual è oggi la situazione del panorama culturale faentino?

A Faenza, in maniera straordinaria, si è creata una rete assolutamente innovativa e originale, rispetto anche ai territori limitrofi, tra le diverse istituzioni culturali e i loro direttori. Dal nostro punto di vista il teatro Masini interloquisce con pari dignità con il Museo delle Ceramiche, la scuola di musica Sarti, la biblioteca Manfrediana e in generale con tutti gli attori principali della cultura a Faenza. Questo è un segnale di un’ottima qualità delle relazioni tra le istituzioni culturali. Chiunque sarà il nuovo sindaco o il nuovo assessore da questo patrimonio e da questa ricchezza dovrà partire e non potrà prescindere.

Quale evento, in questi anni, ha meglio rappresentato questa rete di relazioni? E su cosa, invece, si dovrebbe fare di più?

La riapertura del Ridotto, che è stata la restituzione alla città del suo salotto più bello, ha coinvolto tanti altri operatori culturali che, in quasi un mese di eventi sono stati invitati ad aprire le porte e a presentarsi. A Faenza un aspetto da migliorare, invece, è quello del teatro contemporaneo: in questo senso c’è bisogno di un’ulteriore spinta in avanti.

Ruggero Sintoni: “Relazioni locali e apertura internazionale sono fondamentali per creare un senso di comunità”

Cosa possono fare un sindaco e un assessore nei prossimi cinque anni per migliorare la situazione attuale? Quale dev’essere il ruolo della politica nei confronti delle diverse realtà culturali?

Il ruolo della politica dev’essere, da una parte, la conservazione del buono e la tutela del patrimonio, dall’altra, lo stimolo a una relazione sempre più profonda con la città che determini il senso di appartenenza di una comunità alla propria cultura. È necessario puntare, nei prossimi cinque anni, su un duplice aspetto: da una parte continuare a investire sulle relazioni all’interno della città, dall’altra aprirsi agli scenari internazionali. Questo doppio legame crea in una comunità un senso di appartenenza. La ceramica è un esempio virtuoso: Faenza è sempre stata la città delle ceramiche ma mai come ora si percepisce nella città questo tipo di identità, veicolata dai grandi eventi come da quelli più piccoli. Oppure la definizione della Molinella come Galleria d’arte contemporanea ha ridato dignità e valore a quello spazio. Anche l’inserimento del teatro Masini all’interno della rotta dei 100 teatri europei più belli ha creato un meccanismo virtuoso che riempie le visite guidate e che fa del Masini uno dei teatri più visitati, sicuramente in regione ma probabilmente anche in Italia, dal punto di vista architettonico. Chi guiderà la città nei prossimi anni dovrà dunque tenere conto di tutti questi aspetti positivi e investire su di essi.

Matteo Nati

Nato a Faenza nel 1993, sono laureato in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Ho insegnato per un anno all’Istituto Alberghiero di Riolo Terme ma continuo a non sapermi orientare in una cucina. Appassionato di pallacanestro, politica e storia inglese, datemi una serie tv con dialoghi ben scritti e sarò completamente vostro.

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