“La Shoah inventata dagli ebrei”, ma Faenza si stringe attorno a Roberto Matatia

Negare la Shoah, “inventata dagli ebrei per dominare il mondo” e subire insulti razzisti durante la visione di un film: può accadere anche questo a Faenza sul finire del 2019. L’episodio è avvenuto martedì 26 novembre al cinema Sarti e ha per protagonista Roberto Matatia, scrittore ebreo residente da anni a Faenza, che ha raccontato questo fatto attraverso la sua pagina Facebook. «E così è capitato ancora – ha scritto Roberto Matatia – È successo durante una proiezione cinematografica organizzata da una nobile associazione femminile, proprio questa sera (26 novembre, ndr). Cinema Sarti. Sono seduto con la mia famiglia nella quarta fila di un cinema affollatissimo; dietro di noi alcuni signori vocianti. Colgo poche parole tra cui Hitler e Ebrei. Sto più attento: “Mi sono rotto i coglioni di questa Shoah etc etc, una memoria pilotata dagli ebrei!” Etc. etc. Io mi inalbero. Mi giro e gli dico di vergognarsi di quello che sta dicendo. “Ma lo sa che io sono ebreo, e che la mia famiglia è stata massacrata ad Auschwitz?“. Il tipo mi risponde :”Lo so che lei è ebreo. La Shoah è stata inventata dagli ebrei per dominare il mondo. Si informi meglio”. A quel punto non ci ho visto più, ed ho scaricato su di lui l’inverosimile. Ora, tornato a casa da qualche minuto, mi chiedo cosa stia succedendo alla mia città, alla gente della mia città, all’Italia e agli italiani. Due settimane fa ricevetti minacce via messanger, oggi queste offesa. No, non credo che per la famiglia Matatia sarà una buona notte».

Leggi razziali, Shoah, razzismo: il valore della testimonianza

Non è la prima volta che Roberto Matatia, ebreo laico, denuncia episodi di questo tipo  Da anni porta infatti nelle scuole italiane le sue testimonianze sulle leggi razziali e sulla Shoah, in particolare dopo la pubblicazione del libro ‘I vicini scomodi’ che racconta la storia della propria famiglia. Nel 2018 una scuola foggiana, dopo averlo invitato a presentare una propria testimonianza, ritrasse la proposta perché era ‘considerato un incontro politico far parlare un ebreo con gli studenti’.

Il libro ‘I vicini scomodi’ racconta la vicenda della famiglia Matatia: suo prozio Nissim – protagonista della storia, padre di tre figli ed ebreo greco originario di Corfù – era un pellicciaio molto noto a Forlì e dintorni: lì possedeva in Piazza Saffi il suo negozio; prima delle Leggi Razziali e dello scoppio della Guerra, i guadagni erano cospicui, e così la famiglia Matatia – che conduceva una vita mediamente agiata – acquistò una piccola villetta in centro a Riccione, che ancora oggi molti veterani del luogo conoscono come “Villa Matatia”. La piccola casa in mattoni rossi era attigua proprio a Villa Mussolini (che prima dell’acquisto da parte di Donna Rachele si chiamava Villa Margherita), residenza estiva del duce e quartier generale estivo dei gerarchi. Dopo anni di rapporti pressochè distesi, la storia ha fatto il suo corso e – con l’avvento delle Leggi Razziali – non era più possibile per il Duce avere un vicino di casa ebreo, e così i Matatia vennero espropriati della villa. Furono anni difficili per i Matatia, fatti di umiliazioni, persecuzioni e incontri clandestini e sporadici per evitare i nazifascisti, che purtroppo la ebbero vinta su di loro: il loro ultimo viaggio partì dal Binario 21 della stazione centrale di Milano diretto ad Auschwitz; e non è necessario dire come la storia finì: dei Matatia di Forlì non è restato più niente, se non il ricordo, la memoria sempre viva e – in questo caso – la possibilità di venire riscattati dalle generazioni successive. Una sfida tutt’altro che scontata, a quanto pare, nella Faenza del 2019.

La vicinanza del sindaco e di Articolo 1

A seguito di questo episodio, non sono mancate le parole di solidarietà verso Matatia, in primis il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, che ha scritto: «La mia solidarietà a Roberto Matatia e alla sua famiglia. Come sindaco di questa città mi vergogno per quanto accaduto. Ma sono certo che l’ignoranza non prevarrà. Faenza è altro». Anche il gruppo faentino di Art. 1 – Mdp ha espresso la propria vicinanza allo scrittore. «Leggere le parole di Roberto Matatia fa venire i brividi. Sentire raccontare di nuovo che anche qui nella nostra città c’è chi offende, discrimina e mente in nome dell’ignoranza e della violenza verbale è un qualcosa che fa accapponare la pelle e salire la rabbia. Quella rabbia che Roberto Matatia ha condiviso sui social è anche la nostra. L’orrore delle discriminazioni e della Shoah sono ferite ancora sanguinanti per un Paese che vuole essere civile e per qualunque essere umano. Chi si sente libero di negare la storia e di perseguire folli teorie razziste mentendo persino alla scienza non può che trovare di fronte a lui una ferma condanna. Ma non basta. Dobbiamo trovare il coraggio di controbattere a queste violenze verbali».

«Dobbiamo continuare a lottare ogni giorno e in ogni ambito per coltivare la memoria e la conoscenza di questi orrori e la gravità delle loro conseguenze – prosegue la nota di Art. 1 – Eppure ancora oggi su questi temi si fatica a trovare l’unanimità e il coraggio di esporsi pubblicamente. Proprio questa sera in Consiglio comunale verrà presentato e discusso un ordine del giorno di solidarietà alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah e vittima di numerosi e continui attacchi a sfondo antisemita e razzista. Noi di Articolo 1 esprimiamo quindi sincera e profonda solidarietà a Roberto Matatia e alla sua famiglia, ringraziandolo per il lavoro di ricerca e testimonianza che da anni fa su questi temi e su questi orrori, aiutando Faenza tutta a mantenere vivi gli anticorpi che solo la memoria e l’impegno diretto possono coltivare al fine di difendere e promulgare quei valori di uguaglianza, di libertà e di giustizia che sono valori fondanti del nostro ordinamento democratico».

Faenza nel cuore: “Un’assurdità che la comunità non può accettare”

Anche l’associazione Faenza nel cuore non rimane indifferente di fronte all’episodio. «Lo scrittore, impegnato da tempo a portare la memoria della Shoah nelle scuole – si legge nella nota a stampa – rappresentante indiscusso della comunità ebraica, Roberto Matatia è stato protagonista indiretto di una discussione sull’intolleranza razziale al cinema. Durante la serata, che nulla aveva a che vedere con le leggi nazi-fasciste, cinque uomini seduti dietro di lui hanno commentato a voce alta e a più riprese che la Shoah è stata un’invenzione degli ebrei. Assurdità che la comunità faentina non può e non vuole accettare. L’associazione Faenza nel Cuore è vicina a Roberto e alla sua famiglia».

Dopo l’episodio al Sarti, anche Cinemaincentro esprime solidarietà a Matatia

«Il cinema in cui crediamo è arte, confronto, bellezza – si legge in un post di Facebook di Cinemaincentro, che segue la programmazione del cinema Sarti – Il cinema in cui crediamo non è solo una platea riempita di spettatori, ma una comunità di persone che attraverso la visione di un film condividono valori, sogni, speranze. Il cinema in cui crediamo è memoria del nostro passato e ci aiuta a realizzare un futuro migliore. Il nostro impegno è far sì che tutti coloro che vengono a vedere un film nelle nostre sale possano vivere lo stesso cinema in cui crediamo anche noi. Da parte nostra, piena solidarietà a Roberto Matatia per quanto avvenuto martedì sera al cinema Sarti».

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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