Lavoro e razzismo, il sindaco di Cervia: “La Riviera è cultura dell’accoglienza”

Paolo, 29 anni, non può lavorare in una sala ricettiva della riviera romagnola perché di colore. L’episodio, risalente al 18 giugno scorso, è recentemente balzato su tutte le cronache nazionali. La Filcams Cgil di Ravenna sta preparando un’azione legale per la discriminazione razziale che si è verificata a Cervia in piena stagione turistica. A essere colpito è un giovane, residente a Milano, che si è visto rifiutare un’assunzione, già concordata, a causa del colore della propria pelle. I suoi familiari hanno deciso di rivolgersi alla Filcams Cgil, categoria che si occupa del settore turistico, per ottenere giustizia. Il lavoratore, dopo avere inviato via email la copia della carta di identità necessaria a perfezionare il contratto di assunzione per il quale c’era già un accordo, riceve un messaggio sms di rifiuto del datore di lavoro. Questo il testo integrale del messaggio, riportato dal sindacato: “Mi dispiace Paolo ma non posso mettere ragazzi di colore in sala qui in Romagna la gente è molto indietro con mentalità scusami ma non posso farti venire giù ciao”.

La Cgil a difesa di Paolo, rifiutato perché “di colore”

«Queste sono le parole della vergogna che Paolo, il giovane lavoratore, si è visto recapitare dopo che ormai era tutto deciso per l’assunzione – è il commento della Cgil – Paolo aveva risposto da Milano a un annuncio per lavorare nella stagione giugno-settembre 2017 in un hotel di Cervia. Non si sarebbe trattato del primo impiego, il giovane infatti, vanta una certa esperienza nel settore e aveva già lavorato, nella passata stagione turistica, nella riviera romagnola. Siamo di fronte a un evidente caso di discriminazione razziale in cui a un danno patrimoniale per avere perso la stagione lavorativa – continua la Cgil e la Filcams di Ravenna – si somma l’umiliazione e la profonda ingiustizia di cui si è vittima. Nessuno può essere discriminato in base al colore della pelle. La Cgil adotterà tutti gli strumenti necessari per tutelare il lavoratore che ha avuto la determinazione di denunciare il sopruso subito e ora si affida alla legge italiana, per vedersi riconosciuti diritti fondamentali per la difesa dei quali la Cgil è da sempre in campo. Confidiamo che le ragioni di Paolo trovino ampia soddisfazione in tribunale e siamo certi che la Romagna saprà distinguersi dall’inaccettabile connotazione riservatale dall’albergatore».

Federalberghi: “Non si può accusare tutta una classe di imprenditori che invece crede nell’ospitalità”

A seguito della nota della Cgil, Federalberghi Emilia-Romagna corre ai ripari, pronta a offrire, dopo questo episodio di razzismo, a Paolo l’opportunità di lavoro che cercava. «Dispiace che il bruttissimo episodio denunciato dal Sindacato debba gettare fango su tutta la classe imprenditoriale della nostra Riviera. – dice la nota di Federalberghi – Una classe imprenditoriale che crede nel valore dell’ospitalità e pratica da sempre una cultura dell’accoglienza nei confronti dei turisti e dei lavoratori. Ci risulta che l’imprenditore coinvolto si è da tempo attivato per rimediare all’accaduto. Più di un albergatore si è proposto per offrire a Paolo un’opportunità di lavoro nella propria struttura» si conclude la nota.

Il sindaco Luca Coffari: l’unico “indietro” è l’albergatore

Il sindaco di Cervia Luca Coffari ha rilasciato una dichiarazione di condanna in merito alla vicenda di discriminazione razziale riguardante l’albergatore cervese. «È un fatto di particolare gravità che non appartiene alla cultura della nostra città e che nulla ha a che fare con la nostra realtà lavorativa e imprenditoriale, che da sempre si avvale di maestranze provenienti da ogni luogo e da ogni parte del mondo, senza mai effettuare discriminazioni di razza, etnia e di religione» ha dichiarato il primo cittadino.

«La risposta data dall’albergatore al lavoratore è doppiamente grave, perché non solo inaccettabilmente discriminatoria, ma perché offensiva anche nei confronti del nostro sistema turistico-imprenditoriale, in quanto la Romagna si è sempre dimostrata una terra aperta con una mentalità e un sentire comune che vivono di integrazione, rispetto e correttezza. Purtroppo mi preme sottolineare che qui “l’unico indietro è il singolo albergatore”. Chiunque può verificare come nelle nostre attività siano integrati lavoratori italiani e stranieri ormai da anni e come la nostra comunità abbia fatto e continui a fare dell’integrazione un valore fondamentale per la crescita futura» ha concluso Luca Coffari.

Rispondi