Un luogo di cultura per giovani studenti a Faenza: la realtà del circolo Prometeo

Riprendono pian piano nelle scuole i progetti, le assemblee, gli incontri con realtà esterne. Questo periodo di chiusura ha costretto ad abbandonare il dibattito, ma la curiosità e la voglia di confronto anche tra giovanissimi non si è spenta. Ne abbiamo parlato con i ragazzi del circolo Arci Prometeo di Faenza, grandi sostenitori dell’approfondimento e del dibattito, soprattutto tra studenti. Abbiamo chiesto a Sara Magazzino, presidentessa dell’associazione, di raccontarci che cosa guida le loro attività e che cosa significa per loro fare approfondimento.

Intervista a Sara Magazzino

Per chi non conoscesse il vostro circolo, come potresti presentarlo?

Siamo un circolo aggregativo che conta circa 120 soci di tutte le età, ma a organizzare gli eventi siamo una ventina, per lo più tutti studenti universitari. Ci siamo avvicinati al dibattito e alla realtà di Prometeo qualche anno fa, ai tempi del liceo, e stiamo portando avanti l’associazione organizzando conferenze, dibattiti, ma anche spettacoli, concerti, mostre, incontri con studenti durante le cogestioni scolastiche. Ovviamente in questo periodo siamo costretti a ripiegare su attività a distanza, ma cerchiamo di mantenere ugualmente attivo il dibattito. Per noi la dimensione del confronto, dell’interazione è fondamentale.

Prometeo organizza molte attività di approfondimento su svariate tematiche di interesse pubblico; qual è l’idea di informazione di fondo?

Crediamo che approfondire una qualsiasi tematica significhi fare un’informazione pulita e competente. È necessario che si tuteli sempre l’imparzialità e la competenza quando si affronta un tema, perché si possa guardare con senso critico alla questione. L’informazione è un punto di partenza, ciò che permette di uscire arricchiti da un incontro. Proprio per questo dopo ogni conferenza lasciamo sempre tempo per un dibattito. Ovviamente, in presenza è più semplice, ma anche nelle conferenze da remoto c’è una discreta partecipazione.

Come si prepara un dibattito e che cosa effettivamente si può ottenere da un confronto su un tema? Se non si arriva a una soluzione si può dire di aver perso tempo?

Lo scopo di un dibattito è quello di fornire idee diverse su un tema, idee che variano a seconda dell’età, dell’esperienza, della sensibilità di chi le pensa e le propone. Sono queste gli strumenti per una discussione che non deve avere un risultato. Ognuno fa suo quello che ha ascoltato dagli altri e cerca così di costruire un proprio pensiero. Abbiamo notato che qualche anno fa la partecipazione degli studenti delle scuole superiori era maggiore. Ci piacerebbe che tornasse a essere così per poter avere sempre idee nuove e nuove proposte.

Un esempio concreto di questo può essere l’incontro recente che avete organizzato sull’attivismo faentino? Cosa è emerso da questo confronto?

Sì, esatto. Abbiamo coinvolto molte realtà giovanili legate all’attivismo nel faentino. I partecipanti sono stati divisi in gruppi autonomi per discutere su alcuni spunti e domande che avevamo preparato. Dal confronto è emerso qualcosa di molto interessante: sembra che in questo periodo sia tutto infattibile e paralizzato invece parlare di attivismo ricorda che c’è sempre spazio per l’azione. Tutti riescono a essere attivi secondo la propria sensibilità e attivismo non è soltanto un sinonimo di protesta o politica. Ecco, siamo contenti di avere la possibilità di coordinare questi dibattiti, di fare rete nella nostra realtà.

Per la rubrica “Per chi suona la campanella…” a cura di M. Letizia Di Deco

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