Paolo Biffi (capo Borgo Durbecco): “Il nostro legame col territorio è unico”

Faenza ha quattro rioni e un quinto che in realtà non è propriamente un rione e si chiama Borgo Durbecco. Oggi conosciamo Paolo Biffi, il capo rione di quello che una volta era denominato “Rione Bianco” e che invece, tramite la ricerca storica, è tornato oggi ad avere il suo nome originale. Con lui ripercorriamo la prima volta al Rione, il forte legame che il Borgo ha col proprio territorio e gli scenari futuri del Palio. Buona lettura.

Paolo Biffi, da quanto tempo sei in carica come capo rione?

Questo è l’ottavo anno. Siamo oltre la metà del terzo mandato.

La prima volta a Borgo Durbecco? Cosa è successo?

Alla fine degli anni Ottanta gli sbandieratori si allenavano ogni tanto negli spazi della scuola media Strocchi. Io abitavo lì vicino e perciò con i miei amici giocavamo fuori casa lì e sentivamo i rumori… ci siamo avvicinati e ci misero le bandiere in mano per la prima volta e da lì è partito tutto. Io non sono rionale di famiglia.

Hai fatto quindi lo sbandieratore?

Sì, da allora fino al 2008. Poi mi sono lanciato nell’avventura da dirigente.

Come è strutturato il tuo Rione?

Al di là del consiglio direttivo, il Rione è formato da un gruppo di persone che ha voglia di stare assieme. Persone che non chiedono niente ma danno tanto: è questo il bello. Ognuno con la sua particolarità e le sue esigenze… che però si accomunano attorno questa cosa qua. Poi in Borgo questa cosa è molto sentita… il riuscire a immedesimarsi al proprio territorio di riferimento è la forza di questo rione.

Quanti iscritti ha Borgo Durbecco?

Iscritti siamo più di 500, poi in realtà aventi al voto da 16 anni su siamo attorno al 400.

Siete molto più degli altri, pensi che questo rifletta ciò che dicevi prima sul senso di appartenenza particolarmente forte in Bordo Durbecco?

Siamo molto di più degli altri. Il fatto di essersi tornati a chiamare nel nome originale (da Rione Bianco a Borgo Durbecco, ndr) è importante: in questo modo coinvolgi tutti. Il rione non deve essere una cosa per pochi, ma devono potersi identificare tutti in qualsiasi mese dell’anno.

Paolo Biffi, tre aggettivi per descrivere il tuo rione?

È molto difficile… è un’associazione di “Appassionati”. Simpaticamente è una “Gabbia di matti” perché siamo tutti molto coinvolti. In fondo siamo anche “Normali”… non c’è niente di strano nei Rioni, sono associazioni come tante altre, anche se il nostro scopo sportivo è diverso… ma l’associazionismo è sempre quello.

Perché frequentare il Rione oggi?

Andrò controcorrente… frequentare un rione oggi è una possibilità in più, che magari altre città non hanno. Va oltre la squadra di calcio, gli scout o la parrocchia… qui a Faenza c’è anche questo. Questa è un po’ come una parrocchia laica e apolitica. Si sta assieme per il gusto di starci.

Paolo Biffi, cantaci il tuo coro preferito!

Viva il Re

Cosa significa?

Noi abbiamo una figura che, goliardicamente parlando, denominiamo il “Re del Borgo” che è un nostro socio, Thomas. Da più di 25 anni  è venerato simpaticamente così. Sopra il capo rione c’è il Re.

Qual è il ricordo più bello che hai in ambito Rionale?

Ce ne sono talmente tanti… qua dentro ci vivi. Ci stai veramente tante ore… vive più qui che a casa. Perciò i ricordi e le emozioni sono tante… sono talmente forti che non riesco a metterli a fuoco, se togliamo i risultati sportivi. Però qui si va molto al di là dei risultati sportivi.

“Sarebbe bello che tutti i Rioni avessero un nome rappresentativo del loro territorio”

Raccontaci un po’ la storia del tuo Rione. Per cominciare potremmo partire dallo stemma… cosa rappresenta?

Sicuramente identifica molto il nostro territorio… il ponte turrito! Tu pensa se non fosse crollato nel 1842 con una piena, cosa poteva essere Faenza con quel monumento lì! Ovviamente non è stato trovato sui libri di storia come legato ai Rioni… ma è molto legato al territorio. Il Borgo ha sempre avuto un’identità sua.

Quando avete cambiato nome in Borgo Durbecco?

Dovrebbe essere… primavera 2013. Ovviamente non è stata una cosa fatta da un giorno all’altro.

Chi ha proposto questo cambiamento?

Il discorso è venuto fuori in una serata qua in Borgo dove si faceva una conferenza sulla storia del Palio. Lì è venuta fuori questa idea. Nel 1959 alla creazione del rione del Borgo venne dato il colore bianco per via – probabilmente – per appartenenza politica del gruppo dominata. Ma le immagini di dominazione napoleonica testimoniano invece come colore l’azzurro. Andandoci a ragionare – ci sono voluti più di cinquant’anni – siamo andati a ripercorrere le piste storiche e ci siamo slegati dal colore. Sarebbe bello facessero così anche gli altri rioni: solo a Faenza ci sono i colori, mentre sarebbe bello che a simboleggiare i rioni fossero le Porte. Poi mi rendo conto sia una cosa forte.

Paolo Biffi, raccontaci la vittoria più bella?

Io ho avuto la fortuna di essere in un gruppo sbandieratori veramente forte e sono state tante le vittorie belle. Sono molto legato all’esercizio della piccola squadra, per me era il massimo. Abbiamo vinto più volte in piazza e ai campionati italiani. Mi ricordo che ci legavamo mano nella mano, in sei, come un’onda per festeggiare la vittoria. Quel momento era veramente forte.

C’è un piatto tipico del Rione da poter assaggiare durante queste serate?

Secondo me i nostri cappelletti sono al top. Li facciamo in casa e sono fantastici.

La tradizione più importante del tuo Rione?

Ce ne sono tante: i musici hanno le loro ecc.. io te ne dico una da gruppo trasversale. Sono più di 15 anni che la domenica mattina nell’intervallo tra le due gare del Palio andiamo tutti in bicicletta a colazione in un ristorante della zona e lì dalle 9 di mattina a mezzogiorno mangiamo qualsiasi cosa. Adesso siamo venticinque trenta persona.

Sei favorevole ai passaggi da un Rione all’altro delle persone?

Tendenzialmente no. Posso capire che alcuni atleti siano più atleti che rionali… e lì è colpa dei Rioni che non sono riusciti a trasmettere la loro passione. Al giorno d’oggi succede un po’ a tutti i rioni che qualcuno non capisca l’importanza di tutto il resto: se non c’è tutto il resto non ci sono sbandieratori, musici e scuderie. Poi se la passione e l’impegno diventano talmente grande… tocca lasciar fare.

“Con le scuderie basta un errore per mandare in fumo un lavoro di anni”

Come funziona con le scuderie? Quanto costa mantenerle?

Le scuderie sono un mondo un po’ particolare anche per i rionali stessi: un po’ perché sono là, al Centro civico, e non qua. Ci si lavora tanto… ci vuole la stessa attenzione e cura il 10 novembre come il giorno prima della gara: un dettaglio manda in fumo un percorso di anni, specie coi cavalli.

E per i cavalli invece come funziona? Come li scegliete?

Ognuno ha il suo metodo. Noi i cinque cavalli che abbiamo sono tutti nati in Sardegna, dove c’è una grande cultura del cavallo. Sono la razza dell’angloarabo sardo. A Siena sono quelli e così anche nei pali principali. Io sono andato ogni tanto a vederli là, quattro o cinque volte. Li vai a vedere all’ippodromo quando corrono: gli esperti capiscono come si comportano, se sono svegli, come potrebbero diventare dopo l’allenamento. Nelle scuderie poi è molto importante anche il ruolo del veterinario. Il nostro è il dottor Gottarelli, che ci ha insegnato tanto. Ogni scuderia ha il suo staff di fiducia… L’allenatore è Mauro Graziani e con i vari ragazzi stiamo creando un gruppo affiatato.

Quanto è stato importante per te la partecipazione alla vita rionale? Quanto può essere importante per un giovane oggi?

Il Rione ti dà opportunità se le vuoi prendere: ci vuole anche la voglia del ragazzo di emergere. Un rione può accogliere un ragazzo a 14 anni che magari non sa ancora che scuola fare… però ti può insegnare a diventare una persona per bene.

Tamburini, Bandiere, Chiarine o Cavalieri?

I cavalli.

“Una volta riconoscevi il gruppo di sbandieratori anche solo dalla musica. Oggi la maniera di sbandierare è uguale un po’ ovunque: questo è un po’ triste”

Com’è il rapporto con la Fisb? Alle gare nazionali Faenza gareggia ancora insieme? Un limite o un vantaggio?

È una cavolata pazzesca. Vent’anni fa ci si allenava la metà. Oggi ci sono dei gruppi a Faenza che potrebbero stare tranquillamente coi primi della classe… ma non ci stanno perché noi abbiamo questo limiti. Le nostre gare (in piazza a Faenza, ndr) se noi fossimo iscritti singolarmente in Fisb non perderebbero niente. Se ci vogliamo castrare stiamo facendo le cose migliori.

Da storico sbandieratore, cosa ne pensi della maniera di oggi di sbandierare imposta dai regolamenti?

I numeri sono tutti uguali: tra un esercizio dalla Sicilia al Piemonte le differenze non si vedono più. Una volta le differenze tra le scuole di bandiera erano evidenti… tu per esempio riconoscevi il gruppo che si esibiva semplicemente dal suono dei tamburi pur non vedendo le sbandierate. Adesso è stato codificato tutto come nella ginnastica artistica… c’è stato un appiattimento triste.

Paolo Biffi, com’è il rapporto con gli altri Rioni?

Sostanzialmente positivo. Avere l’ambizione di andare sempre d’accordo è ancora lontana… A volte è frustrante quando non riesci a far capire che quello che proponi lo fai per tutti, dato che tutti stanno facendo lo stesso gioco… a volte le opposizioni sembrano nascere da preconcetti.

Chi è l’acerrimo nemico di sempre?

Siamo noi gli acerrimi nemici degli altri… è facile identificare il Borgo come nemico di tutti. Ma ci sta.

Il segreto del Bisò perfetto?

Sicuramente c’è una ricetta che si tramanda. Si cerca sempre di perfezionarla e poi il vino non è uguale tutti gli anni…

“Il futuro del Palio? Non precludo alcuna possibilità. La cosa più utile adesso è non mettere paletti”

Come giudichi l’operato di quest’anno della Cooperativa dei Manfredi?

È un’opportunità molto interessante per i rioni. È partita e ha preso in carico centro civico e lo stadio… ha grande potenzialità. Saranno comunque i rioni a guidare la cooperativa verso le sue sorti… se la supporteranno la cooperativa potrà fare grandi cose per tutta la città. Le persone che sono alla guida della cooperativa sono molto competenti e devono essere lasciati liberi di lavorare.

Recentemente il sindaco ha dichiarato: “I tempi cambiano e i modelli organizzativi non possono e non devono restare ancorati al passato, altrimenti si rischia davvero che il futuro del Palio abbia un orizzonte corto. Ciò che si sta valutando insieme ai Rioni e al Gruppo Municipale, è una nuova struttura organizzativa: un ente o una fondazione che organizzi in proprio gli eventi del Palio, ricevendo dal Comune tutti i necessari contributi economici, nonché gli spazi, gli impianti e le attrezzature per gli eventi“. Come giudichi il rapporto con l’amministrazione fino ad oggi? Cosa ne pensi degli scenari futuri del Palio?

La lettera a me non ha fatto nessun effetto… noi col sindaco abbiamo un rapporto diretto. Che si stia cercando di valutare ipotesi alternative è vero. Quando si hanno progetti ambiziosi come realizzare il Palio tutti gli anni avere più possibilità e strade per arrivare al tuo obiettivo è una cosa da persone intelligenti. Stiamo cercando quindi strade alternative… senza avere tempi di scadenza dettati da nessuno perché è difficile. Ci riusciremo? Non lo so… la cosa più utile in questa fase è non mettere paletti, bisogna essere aperti. Il Palio negli ultimi 30 anni non è cresciuto. Lo stadio ok è sempre pieno, ma non ci si è mai messi insieme per farne qualcosa di più, o usare il Palio come mezzo per promuovere il nostro territorio… il mondo rionale è fantastico ma nessuno lo conosce. Siamo poco conosciuti e bisogna creare invece sinergie. In questo senso la cooperativa ha possibilità inesplorate. Poi i Rioni devono smettere di dare l’immagine, alla città, di essere sempre litigiosi.

Un punto forte del Palio che non deve cambiare mai?

Io penso che possa cambiare tutto, con le giuste motivazioni. Certo deve rimanere l’ambizione di fare il Palio una cosa importante.

Una cosa che miglioreresti invece?

Le teste delle persone, la mia compresa.

Pronostici gare 2016

Chi vince la grande squadra 2016?

Il Rione Nero è favorito, poi le carte in regola ce l’abbiamo anche noi. Oggi vince chi non sbaglia.

La combinata 2016?

Il Rione Nero.

Il palio 2016?

Viste le prove, il Rione Rosso per me vincerà il Palio, nelle scuderie hanno profonda cultura della vittoria. Se hanno un’occasione la prendono.

La dama più bella di sempre?

La Gloria Turrini. Nell’abito della castellana di Oriolo dei Fichi calza a pennello. È perfetta.

Le altre interviste del dossier Mondo Palio

La storia del Palio del Niballo – Aldo Ghetti

Intervista a Giordano Gonnesi – Cooperativa dei Manfredi

Intervista a Ivan Berdondini – Rione Verde

Intervista a Peter Caroli – Rione Nero

Intervista a Marco Montanari – Rione Rosso

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