Nature InQuiete: suggestioni dalla mostra nella chiesa di Santa Maria dell’Angelo

Grandi totem iniziatici, pitture nascoste e giardini luminosi in cui i confini tra arte sacra e arte contemporanea sfumano, in un dialogo – ora quieto e ora inquieto – sul delicato rapporto tra l’uomo e l’ambiente. In occasione di Made in Italy 2020 nella suggestiva cornice della chiesa di Santa Maria dell’Angelo di Faenza, il Museo Diocesano ha organizzato, in collaborazione con il Comune e l’Ufficio per la Pastorale della Cultura della Diocesi di Ravenna-Cervia, la mostra Nature inquiete. Sguardi d’artista sul paesaggio dedicata al delicato rapporto uomo e natura, un tema quanto mai urgente che unisce diverse sensibilità e attenzioni. Per l’evento, che inaugurerà venerdì 4 settembre alle ore 19, sono stati selezionati quattro giovani artisti del territorio romagnolo e dal curriculum internazionale che hanno fatto della natura e del rapporto dell’uomo con essa un punto nodale della loro ricerca artistica: Luca Freschi, Takako Hirai, Enrico Minguzzi, Giorgia Severi.

Il dialogo tra uomo e natura: 4 giovani artisti coinvolti

Un’esposizione di grande impatto quella realizzata dal vice direttore del Museo Diocesano, Giovanni Gardini, e che inserisce, nello spazio della chiesa barocca, opere contemporanee di grande forza visiva ad altre che quasi si nascondono per rivelarsi poi improvvisamente in tutta la loro potenza espressiva. «Il titolo della mostra si può leggere in due modi – specifica il curatore Gardini – il primo è quello di una natura quieta, serena, secondo il modello della Creazione; il secondo è un rapporto complesso e articolato, inquieto appunto, che richiede all’uomo responsabilità, come ci testimoniano questi mesi difficili».

Dalla riflessione teologica alla trasfigurazione dell’arte

E la Chiesa, in tempi non sospetti, ha analizzato proprio il rapporto tra l’uomo e la natura: l’enciclica Laudato Sì di papa Francesco aveva infatti come obiettivo proprio di quello di ripensare il tema ecologico in un’ottica integrale; e successivamente il vescovo della diocesi di Faenza-Modigliana, mons. Mario Toso, ha aggiornato queste riflessioni attraverso il libro “Ecologia integrale dopo il coronavirus”. «Anche attraverso questa esposizione – spiega mons. Mariano Faccani Pignatelli, direttore del Museo Diocesano – vogliamo indagare, sulla scia del Pontefice e del nostro vescovo, il rapporto uomo e natura, che è un rapporto anche con Dio. La natura infatti è un dono che viene fatto e che va tramandato alle future generazioni». Ecco dunque che ognuno degli artisti ha rappresentato questa complessità: ora attraverso l’assenza dell’uomo, ora attraverso lacerti che testimoniano il suo passaggio ora mettendo in scena il grido della natura attraverso segni indelebili.

Le opere di Nature Inquiete

Luca Freschi – I resti di un’Apocalisse

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All’ingresso in chiesa colpiscono innanzitutto le tre grandi cariatidi di Luca Freschi, immensi totem che accolgono lo spettatore e che invitano allo sguardo verso l’alto e a una trascendenza difficile oggi da raggiungere. Al loro fianco una serie di pavimenti che richiamano il cosiddetto “mosaico non spazzato”. In passato, infatti, sui pavimenti delle case nobiliari si rappresentavano dei finti resti di un banchetto, per esempio delle lische di pesce, abbandonati per terra, che creavano così un’illusione ottica. Freschi rilegge questa modalità ai giorni nostri con l’uso della ceramica. Che cosa rimane su questi pavimenti dopo l’Apocalisse? Oggetti che raccontano vita dell’uomo, una realtà nella quale l’uomo è assente e ha lasciato dietro di sé solo ‘Le cose’, come in un romanzo di Perec.

Takako Hirai – L’uomo all’interno del Giardino segreto

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Takako Hirai ha invece dato vita a un luminoso e delicatissimo giardino segreto, un’opera tutt’altro che immobile ma che attraverso giochi di luce e vibrazioni sembra quasi respirare. Un’installazione che invita lo spettatore a entrare al suo interno, con uno spazio adibito nel quale l’uomo può sostare ammirando in tutta la pienezza la bellezza – e fragilità – di quello che sta attorno a lui. Hirai si è cimentata anche con l’arte del mosaico, anzi nel micro-mosaico, all’interno del quale l’uomo è presente ma quasi nascosto e quasi sfuma nella natura stessa di cui entra a far parte.

Enrico Minguzzi – Finestre che aprono a cieli nascosti

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Enrico Minguzzi, che da anni lavora sul paesaggio romagnolo, ha fatto una scelta ben precisa: inserirsi in spazi e antri della chiesa andandosi a confondere quasi con essa, e risulta simile a una caccia al tesoro quella di trovare le sue opere all’interno di Santa Maria dell’Angelo. Minguzzi prova così a colmare lacune e vuoti con l’arte e ha dato vita in questa esposizione a cieli di grande impatto e colore che aprono, all’interno della chiesa, spazi infiniti oltre a quelli reali.

Giorgia Severi – Gli arazzi che segnano il grido della Terra

Giorgia Severi da alcuni anni lavora sul tema dell’arazzo. Il suo, in questo caso, è un omaggio e richiamo alle scenografie di Romolo Liverani, artista di paesaggio dell’Ottocento che ha realizzato diverse opere anche come fondali del Teatro Masini. Gli arazzi della Severi nascono attraverso la sua esperienza di arrampicata sui monti: con la tecnica del frottage infatti mappa e segna le rocce che vengono trasportate, in rapporto di uno a uno, sull’arazzo. Viene così testimoniato attraverso segni e impresso, come su una Sindone, il ritiro dei ghiacciai che vanno via via scomparendo.

Il dialogo tra arte sacra e contemporanea del Museo Diocesano di Faenza

Prosegue in questo modo il percorso artistico di rinnovamento che da qualche anno sta promuovendo il Museo Diocesano, nell’ottica di aprirsi sempre più al confronto con l’arte contemporanea. Nel 2018 era stata la mostra “Il profumo del pane” a inserirsi nel contesto di Argillà, riscontrando oltre 3mila visitatori «Numeri a cui non eravamo abituati», conferma mons. Pignatelli. «Ho apprezzato molto l’inserimento di queste opere nell’arte barocca – ha affermato la presidente del consiglio comunale Maria Chiara Campodoni – mentre questa mostra fa davvero riflettere su come la natura sia capace di riprendere i suoi spazi».

Orari mostra

martedì 10.00-12.30
venerdì 16.30-18.30
sabato 10.00-12.30/16.30 – 18.30

Aperture straordinarie in occasione di Made in Italy 2020: la ceramica italiana guarda al futuro
sabato 5 settembre ore 10.00-22.00 | domenica 6 settembre ore 10.00-19.00

ingresso libero

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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