Canone a specchio, l’opera teatrale di Michele Donati dal forte valore sociale

Tra le tante funzioni che il teatro può avere c’è quella di raccontare gli aspetti della nostra società su cui è proiettato un cono d’ombra, zone che non possiamo o non vogliamo vedere perché ci disturbano, perché mettono in evidenza le storture di una realtà che, per quanto possa essere definita benestante, avanzata e tecnologica, è tutto meno che ideale. «Per me gli aspetti connaturati al teatro sono la dimensione sacrale e quella sociale. Nella società di oggi la dimensione del sacro è andata persa; quella sociale sembra messa in primo piano nel dibattito pubblico, ma in realtà, nel profondo, non sono sicuro di quanto si stia realmente sviluppando», afferma Michele Donati, giovane autore faentino di “Canone a Specchio”, opera teatrale che racconta un tema recente di forte rilevanza sociale: il fenomeno degli hikikomori. Lo spettacolo ha esordito nel prestigioso scenario del Fringe Festival a Edimburgo, uno dei più importanti festival delle arti al mondo.

Hikikomori: un fenomeno sempre più diffuso anche in Italia

Con questo termine si definisce chi decide di ritirarsi dalla vita sociale per periodi più o meno lunghi (pochi mesi ma anche diversi anni), rinchiudendosi nella propria camera da letto, senza contatti diretti con il mondo esterno. È un disturbo che colpisce in modo particolare i giovani tra i 14 e i 30 anni, nato in Giappone ma oramai diffuso in tutti i paesi economicamente sviluppati (in Italia si stimano siano 100mila i casi). Lo spettacolo, in cui si esibiscono l’attrice Virginia Morini e il musicista Lorenzo Travaglini, è messo in scena dalla compagnia Rebis alchimie teatrali. In questa intervista Michele ci spiega in cosa consiste l’opera teatrale che ha scritto e qual è la sua idea di teatro.

Michele Donati
Michele Donati, l’ideatore di Canone a specchio

Perché per la tua opera teatrale hai scelto un tema come quello degli hikikomori? 

Sono sempre stato incuriosito dalle patologie psichiche sia dal punto di vista estetico, sia per la loro ricaduta sociale. Inoltre, volevo che il mio spettacolo trattasse una tematica con un valore sociale da raccontare. Proprio per questo, quando abbiamo portato lo spettacolo in Italia, ho voluto che intervenissero anche alcuni esponenti dell’Associazione Hikikomori per la sezione Emilia-Romagna, come lo psicologo Salvatore Morabito e una madre che aveva affrontato questa esperienza: lo scopo era quello di dare la possibilità a queste persone di raccontarsi e di stimolare un dibattito con il pubblico. In ogni caso, credo che questo spettacolo possa coinvolgere emotivamente tante persone perché, a prescindere dall’essere definibili hikikomori, l’autoreclusione e l’isolamento sono qualcosa che in questo periodo in molti rischiano nella società occidentale del benessere.

Come hai approfondito questo argomento? Hai conosciuto qualcuno che si è trovato in questa condizione?

Ho letto delle pubblicazioni, come il libro di Marco Crepaldi (“Hikikomori, i giovani che non escono di casa” n.d.r.), il fondatore dell’associazione Hikikomori Italia, ho guardato i blog di alcuni hikikomori e ho conosciuto persone che, per quanto non lo dicessero, sono convinto che avessero sofferto di questa sindrome. È un fenomeno intorno al quale ci sono molti silenzi, reticenze e vergogne, simili a quelli delle vittime di bullismo o di violenza sessuale. Proprio perché loro non ne parlano, ho trovato che fosse giusto portare la questione a una sua dignità nel dibattito pubblico.

Canone a specchio, un’opera sperimentale grazie a musica e video

Cosa significa “Canone a specchio”?

Il titolo viene dal lessico musicale: il canone è una specie di fuga in cui ci sono due voci che si sovrappongono. In particolare, nel canone a specchio le due voci si sovrappongono in maniera speculare e, anche quando questo provoca una dissonanza, questa non viene risolta: diciamo che la stortura o quello che non va viene lasciato così com’è. Ho scelto questo titolo perché lo spettacolo è formato da una proiezione video e da una recitazione in scena che avvengono in contemporanea: nel video si vede la vita esteriore dell’hikikomori mentre sulla scena c’è il monologo interiore in cui sono espressi i suoi pensieri, il suo stato d’animo. Queste due situazioni sono come le due voci sovrapposte di un canone a specchio che, per quanto sembrino collidere, si riuniscono in un unico soggetto.

Oltre a questi aspetti formali, ce ne sono altri che vuoi evidenziare?

La musica è un fattore importante infatti devo ringraziare, oltre a Virginia Morini, anche Lorenzo Travaglini, che ha composto una colonna sonora originale eseguita dal vivo: un musicista live che, attraverso la sua musica, interagisce con l’azione drammatica rappresenta un valore aggiunto. Io mi sono formato studiando l’opera e i generi in cui musica e testo si condizionano a vicenda, perciò mi piace sperimentare e ricreare questa interazione.

Lorenzo Travaglini
Lorenzo Travaglini, l’autore della colonna sonora

Michele Donati: “Nonostante la barriera linguistica, Canone a specchio è arrivato anche in Scozia”

Avete esordito al Fringe Festival di Edimburgo. Ci racconti qualcosa di quell’esperienza? Che riscontri avete avuto?

A Edimburgo, all’interno del Fringe Festival, ci siamo esibiti sei volte. Il timore era di portare uno spettacolo in italiano, con i sottotitoli in inglese, su una problematica difficile a un festival dove si vede veramente di tutto, con un afflusso di gente molto elevato, in ricerca però di commedie e musical mentre noi portavamo una cosa completamente differente. Il pubblico, però, era attento ed eterogeneo, sia per età che per provenienza. Nonostante la barriera linguistica, lo spettacolo è “arrivato”: ho visto diverse persone andare da Virginia commosse, perché avevano avuto un’esperienza simile a quella raccontata sulla scena.

In Italia invece vi siete già esibiti? Vi potremo vedere anche a Faenza?

In Italia ci siamo esibiti a ottobre al teatro del Navile a Bologna, per il futuro vedremo. Per via del mio carattere non vado a chiedere ingaggi, però di qualcosa si è parlato su Faenza: sicuramente quando si concretizzerà l’opportunità, sarò molto contento. Mi piacerebbe ricreare una formula simile a quella di Bologna, con interventi da parte dell’associazione hikikomori.

Matteo Nati

Nato a Faenza nel 1993, mi sono laureato in Italianistica e Scienze linguistiche all’Università di Bologna. Ho insegnato per un anno all’Istituto Alberghiero di Riolo Terme ma continuo a non sapermi orientare in una cucina. Appassionato di pallacanestro, politica e storia inglese, datemi una serie tv con dialoghi ben scritti e sarò completamente vostro.

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