A Faenza manifesti strappati e insulti sui social: quando la comunicazione ‘è ostile’ perdiamo tutti

La condanna dell’insulto che non porta argomentazioni, il rispetto verso chi esprime un’idea diversa dalla propria, la presa di coscienza che ciò che scriviamo sul web è reale e ne dobbiamo essere responsabili. Sono queste alcune delle regole espresse dal ‘Manifesto della comunicazione non ostile’, che come redazione abbiamo proposto di seguire anche in una pagina Facebook dedicata alle elezioni amministrative 2020. E alcuni episodi avvenuti in questi giorni a Faenza dimostrano quanto sia importante, oggi più di prima, utilizzare quotidianamente – e non solo limitatamente al contesto politico – un linguaggio capace di mettere al centro parole come ‘dialogo’ e ‘confronto’ vedendo l’interlocutore per quello che è: una persona innanzitutto, e non un generico “utente” che posso insultare a distanza dalla mia tastiera, o un “immigrato” da giudicare solo attraverso i miei pregiudizi o un “avversario politico” che devo distruggere. Al netto di questi episodi – ci riferiamo agli insulti razzisti rivolti sui social a Rama Malik e ai manifesti elettorali di Andrea Liverani distrutti da ignoti nella notte – e che rappresentano certamente una minoranza di cittadini, ognuno di noi ha una grande responsabilità e può fare la differenza con le parole che utilizza e il suo atteggiamento nel promuovere un dialogo e un confronto sano e utile per tutti.

Manifesto comunicazione non ostile

Gli insulti social a una ragazza faentina

A balzare sulle cronache è stato recentemente un caso di insulti social a una ragazza faentina: un ‘evergreen’ di questi tempi, purtroppo; e l’episodio è stato poi ripreso da pagine e attivisti da tutta Italia. «Nera, italiana, laureata»: con questi aggettivi l’attivista Cathy La Torre descrive e difende l’operato di Rama Malik, la ragazza faentina (secondo quanto riporta Ravennanotizie, nata da genitori senegalesi e ora studentessa in Francia, dove vive, ndr) che in un video pubblicato sui social esprimeva la sua fiducia nel movimento delle 6000 Sardine, criticando il linguaggio politico utilizzato dal leader della Lega, Matteo Salvini. Nel video della ragazza veniva poi rimarcato il fatto che se prima una persona si vergognava di esternare il proprio disprezzo per il diverso, oggi la stessa persona si sente legittimata. Tra i commenti sono puntualmente arrivati gli insulti di haters rivolti alla ragazza con parolacce, «scimmia», «sardina abbronzata». Al tempo stesso, è bene ricordarlo, non sono mancati attestati di solidarietà alla ragazza per l’episodio avvenuto.

Strappati i manifesti della Lega di Andrea Liverani

Il tema della comunicazione non ostile riguarda ognuno di noi ed è trasversale, da una parte e dall’altra. Sono stati rinvenuti strappati a Faenza, nella mattinata di domenica 15 dicembre 2019, diversi manifesti del consigliere regionale Andrea Liverani della Lega. «Saremmo noi i fascisti? – afferma Liverani in una sua nota – Se questa è democrazia il concetto di civiltà non ha più valore. Non capisco il senso di questo gesto! Un fatto grave in una città che si è sempre dimostrata democratica».

 

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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