Mani Tese Faenza: il racconto del campo estivo 2020

Occasioni di formazione, dibattiti, attività concrete con le quali mettersi in gioco, ma soprattutto dieci giorni trascorsi assieme ad altri giovani provenienti da tutta Italia per scambiarsi idee e vivere nuove esperienze. Si è svolto dal 4 al 13 agosto 2020 il tradizionale campo estivo organizzato da Mani Tese a Faenza, a cui hanno partecipato una ventina di giovani: il Covid 19, pur limitando alcune attività, non ha fermato questa occasione che viene annualmente proposta nella sede dell’associazione faentina, al Nuovo Luogo Comune di San Biagio.

Tanti giovani partecipanti da tutta Italia per vivere la mission di Mani Tese

Rispettando le normative anti-pandemia, si è comunque riusciti a organizzare un campo che ha dato la possibilità ai partecipanti di svolgere varie iniziative molto diverse tra loro: dalla realizzazione di mostre culturali alle attività di pulizia dei parchi fino a incontri e cene tematiche. «I campi di Mani Tese si rivolgono a ragazzi dai 18 ai 30 anni provenienti da tutta Italia – afferma Alex Bertozzi, vice presidente dell’associazione faentina – e a volte riusciamo ad avere anche partecipanti stranieri. Durante la settimana si organizzano varie attività legate alla mission principale di Mani Tese che è la promozione della giustizia in ambito sociale, economico e ambientale. È molto bello vedere come in poco tempo si riesca a creare un gruppo affiatato e ci si cimenti in temi che ci stanno a cuore».

Dieci giorni di attività: dalla pulizia dei parchi alle mostre

Il tema di quest’anno è stato “Distanze immaginarie”, particolarmente sentito visto il lockdown degli scorsi mesi. «Uno degli argomenti che abbiamo affrontato è stato quello della cura e della riappropriazione degli spazi, in particolare quelli all’aperto. Abbiamo così svolto attività di pulizia al parco Mita – prosegue Alex – e alcuni partecipanti hanno prestato servizio a un campo di orto sociale in cui lavorano migranti dove viene coltivata l’okra, un ortaggio che in Italia è ancora poco conosciuto. Sono state fatte poi diverse opere di riqualificazione presso la nostra sede ed è stato ideato anche un murale che speriamo di realizzare a breve». Per quanto riguarda l’ambito artistico, durante il campo di Mani Tese è stata inaugurata a Palazzo delle Esposizioni la mostra “Inquieta” di Nefasto, nome d’arte di Stefano, artista omosessuale che con le proprie fotografie racconta la lotta per i diritti in ambito sessuale e di genere. «Alle foto erano abbinati anche dei testi che promuovevano varie riflessioni – aggiunge Bertozzi – a sottolineare ancora di più il forte impatto che avevano le immagini dell’artista».

“La forza di questi eventi è la formazione di un gruppo affiatato”

Durante i campo è stata poi organizzata una cena tematica argentina ed è stata svolta attività di volontariato al mercatino equo-soldiale di Mani Tese, che si trova nel centro storico di Faenza in via Maioliche 24 e che offre l’opportunità a tante famiglia di risparmiare. Qual è la cosa più bella che lascia un esperienza di questo tipo? «Il campo ti permette di conoscere persone totalmente diverse da te con cui ti trovi a vivere quotidianamente per dieci giorni – risponde Bertozzi – Devi dunque imparare a conoscerle bene queste persone, ma allo stesso tempo riesci a creare dei forti legami e quest’anno siamo stati molto fortunati. Ognuno di noi proveniva da esperienze diverse e per questo si è creato un gruppo forte, con il quale oltre ai momenti conviviali si discuteva anche di dibattiti filosofici o di parità di genere, e non sempre nella vita di tutti i giorni ti capita di riflettere con altre persone di questi temi. Forse questi momenti di confronto potevano essere ancora di più, valuteremo per l’anno prossimo».

«E’ stata una bellissima esperienza – commenta Irene, una delle partecipanti al campo – si è dato molto valore al lato umano di questo campo, e siamo riusciti subito a creare un bel gruppo. Tra le cose che mi sono piaciute di più, vorrei citare la mostra di Nefasto, per nulla scontata, per le tematiche che tratta, in una città di provincia come Faenza, e che mi ha molto colpito, è stato bello anche essere coinvolti nell’allestimento della mostra. In generale per tutti i dieci giorni si è respirata una bellissima atmosfera».

Chiuso il campo estivo, Mani Tese Faenza guarda ora al futuro: al momento l’associazione faentina ha una quarantina di soci iscritti e sta vivendo un importante ricambio generazionale. «Siamo sempre aperti a farci conoscere e ad accogliere nuovi partecipanti ai nostri eventi. Nei prossimi mesi puntiamo alla realizzazione del campo invernale, della durata più breve di quello estivo, che speriamo di realizzare tra ottobre e novembre».

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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