Arriva il Luneri di Burdèl, bambini alla (ri)scoperta delle tradizioni contadine

Avvicinare i bambini al dialetto e alla cultura contadina non attraverso noiose lezioni frontali, ma facendoli sentire parte di una grande tradizione che anche loro possono continuare a scrivere. È da questo obiettivo, sviluppato in sinergia da Comune di Faenza, l’associazione Il Lavoro dei Contadini e Istituto comprensivo Matteucci, che è nata l’idea di dare vita alla prima edizione del Luneri di Burdèl, realizzato dalle classi quarte del Matteucci di Faenza e che ha visto numerosi alunni mettersi in gioco nel riscoprire i valori antichi, ma sempre attuali, trasmessi dal lunario e dalle tante altre tradizioni contadine che caratterizzano il nostro territorio. Il Luneri di Burdèl – che riporterà il calendario lunare 2020 – sarà pronto entro la fine di febbraio 2019, per essere presentato in occasione della 19^ edizione dei Lom a Merz organizzati da Il Lavoro dei Contadini,  sarà realizzato in collaborazione della tipografia Faentina di Oliviero Casanova.

Gli alunni del Matteucci realizzeranno un lunario

Chissà se quello “dei Burdèl” darà il via a una tradizione di oltre 160 anni come il più famoso Smémbar, noto in tutta la Romagna. Nel frattempo, questo progetto ha dato modo a tanti bambini, anche stranieri, di avvicinarsi al dialetto e alla tradizione contadina, molto meno distante da loro di quanto si possa credere in maniere superficiale. Realizzare un lunario infatti non è un mero esercizio di stile, e fin dalle sue origini nasce con intenti concreti. Alla base di un lunario c’è la credenza che la luna influenzi le attività agricole. L’agricoltore, nel progettare la sua attività, consulta il lunario per conoscere la data d’inizio e della fine delle fasi lunari. Il lunario dà così punti di riferimento ai contadini, aiutandoli nelle decisioni da prendere e ancora oggi viene consultato per decidere quando travasare il vino, oppure seminare nell’orto. Ecco allora che creare assieme un lunario può essere lo strumento ideale per avvicinare i bambini a un mondo sempre vivo, anche se meno evidente, come quello della tradizione contadina.

Un modo per tenere viva la tradizione romagnola da protagonisti

Le maestre delle classi partecipanti al progetto si sono divise così i mesi del calendario e con i loro alunni hanno riportato disegni, modi di dire e indovinelli, scritti sia in dialetto romagnolo sia nella loro lingua madre, a volte appunto anche straniera. Per meglio illustrare il progetto e fornire spunti ai bambini, il Lavoro dei Contadini – con alcuni dei suoi soci come Gigi Franzoni, esperto della cultura romagnola e Pietro Bandini ‘Quinzan’, musicista e scrittore di canzoni popolari – ha incontrato le classi coinvolgendole con alcuni elementi tipici della tradizione; per dare modo anche alle nuove generazioni di tenere vivo un legame forte con la terra. Anche chi non è di famiglia faentina ‘doc’ troverà qualcosa in questo mondo da riconoscere e da portare avanti anche per il futuro.

Samuele Marchi

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