Autori faentini: Linda Maggiori “Questione di futuro”
Non si può parlare di ambiente senza parlare di trasporti, co2, cibo e stili di vita. Con “Questione di futuro” (ed. San Paolo) Linda Maggiori, faentina, offre una guida, rivolta in particolare alle famiglie, per mettere in atto piccoli e grandi cambiamenti.
Intervista a Linda Maggiori
Linda, il tuo libro si apre con una citazione della Laudato si’ del Papa. Quali sono gli elementi dell’enciclica che ti hanno dato stimoli per la scrittura del libro?
Ho letto Laudato Sì anni fa, quando fu pubblicata l’enciclica, e da allora ho continuato a rileggerla e sottolinearla. Papa Francesco parla di ecologia integrale, di crisi ambientale strettamente legata a quella sociale, relazionale, (e ora possiamo dire, ancora più a ragione, sanitaria), tutto è collegato. E così anche nel mio libro, che riflette la nostra ricerca ed esperienza di famiglia, provo ad affrontare tutti questi aspetti: non si può parlare di ambiente senza riflettere su trasporti, alimentazione ed energia, non si può lottare per il clima senza essere solidali con i poveri e gli oppressi (prime vittime dell’inquinamento e del riscaldamento globale), non si può ridurre a una questione personale ma occorre impegnarsi e lottare su un piano comunitario, e politico. Inoltre, non si può parlare di ambiente senza toccare l’aspetto delle relazioni umane. Il ritmo frenetico della società capitalista, tutta proiettata alla produzione e al consumo, non fa bene all’ambiente e non fa bene al benessere psichico. Papa Francesco lo sottolinea varie volte, questo malessere e disagio psichico e sociale. La “Laudato sì” è un inno alla gioia e alla sobrietà: “la sobrietà vissuta con libertà e consapevolezza è liberante, non è meno vita, bassa intensità, ma tutto il contrario”. Nel libro cerco di raccontare proprio questo, quanto può essere profonda e liberante la sobrietà. Altro aspetto meraviglioso, che condivido e che apprezzo, è l’urgenza che si legge nell’enciclica: “su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro”. Don Marco Ricci, coraggioso prete di Ercolano, e mio amico, scrive nella sua prefazione: “le tematiche del libro rispondo appieno a quest’esigenza di conversione ecologica”.
Linda Maggiori: “Possiamo vivere meglio con meno”
Nel tuo libro si indicano nuove strade per impostare la nostra vita in maniera ‘più lenta, profonda e dolce’. In che modo questa strada diventa sinonimo di progresso e non di ‘decrescita felice’?
Non c’è differenza tra decrescita felice e progresso, sono la stessa cosa! Già Ivan illich ci avvertiva che oltre un certo livello di energia procapite la crescita economica non avrebbe aumentato il benessere, ma creato disuguaglianze e frustrato la maggioranza delle persone. Il vero progresso è crescita umana a un livello qualitativo e non quantitativo, e a questo dobbiamo tendere, lasciando da parte il concetto consumistico dello sviluppo (crescita economica infinita). Dobbiamo restare nei limiti ecologici che ci chiede la madre terra, e progredire in civiltà, diritti umani, educazione, cultura, qualità della vita. Dopo una certa soglia, i consumi intaccano la nostra felicità, la nostra salute, la qualità della vita, intaccano il vero progresso umano: lo vediamo ogni giorno, città intasate dal traffico, cemento che si estende, malattie, obesità e inquinamento…non possno essere considerati progresso. In poche parole, possiamo vivere meglio con meno. E’ una questione di giustizia ecologica globale. Noi, il 20% della popolazione umana, che viviamo nel Nord del mondo, consumiamo l’80% dell’energia. Se vogliamo equità globale, dobbiamo fare un passo indietro per permettere ai poveri (la maggioranza della popolazione umana) di raggiungere la dignità. Non possiamo pensare ad un futuro dove tutti gli abitanti del pianeta avranno 2 auto per famiglia, o mangeranno 80 kg di carne a testa l’anno, semplicemente perché… ci servirebbero altri pianeti da “colonizzare”! In pratica vuol dire ridurre lo spreco (che è immenso, 1/3 del cibo prodotto è buttato), vuol dire ridurre i consumi inquinanti e insalubri, vuol dire alimentare le filiere corte e l’economia locale, ridurre le auto e viaggiare meno in aereo, “fare” piuttosto che comprare.
Il libro si rivolge alle famiglie: quali sono i consigli pratici e accortezze che in pochi giorni possono essere attuati per essere più eco-logici?
Si può iniziare con piccoli passi. Gesti semplici, e immediati: ad esempio ci si può impegnare a lasciare l’auto in garage tutte le volte che si può. Nell’arco di 3 km, nella nostra cittadina, si può girare facilmente in bici, anche i bambini sono più felici di andare a scuola in modo attivo. Se ci si veste bene, il freddo invernale non spaventa, anzi, muovendosi ci si scalda. Comprare meno alimenti industriali e provare a fare biscotti e torte coi propri figli, evitare di comprare carne di allevamento intensivo che ha un grave impatto ecologico e in generale ridurre l’apporto di carne come consigliano i medici. Invece di comprare verdura imballata e fuori stagione al supermercato, si potrebbe comprare frutta e verdura di stagione nei mercatini del lunedì (biomarché) e venerdì (piazzale Pancrazi), portandosi la sporta. A Faenza c’è anche un bel gruppo di acquisto solidale (Gas Faenza, info@gasfaenza.it) dove si possono comprare prodotti direttamente dal produttore, biologici, e in molti casi con imballaggi ridotti o sfusi. Si può andare nei piccoli negozi sfusi (per ora c’è solo Nattura Sfusa, corso Saffi), oppure nelle erboristerie che vengono prodotti con vuoto a rendere (io ad esempio compro il dentifricio in barattolini di vetro vuoto a rendere!). Ci si potrebbe anche informare sulla possibilità di installare pannelli fotovoltaici sul proprio tetto e isolare il proprio appartamento (bonus 110%). si possono investire i propri risparmi in banche etiche…Insomma, le famiglie possono essere un grande attore di cambiamento. E’ comunque fondamentale essere cittadini attivi, spronare i governanti a fare le scelte giuste.
Le buone pratiche per una città a misura di bambino
Un tema che senti particolarmente a cuore è quello di una città a misura di bambino. Quali sono le buone pratiche che possono essere realisticamente applicate a Faenza?
In tutta Italia, ci sono 39 milioni di auto e solo 8 milioni di bambini. Questo rende le nostre città a misura di adulto automunito e sempre meno a misura di bambino. Ovunque ci giriamo, in città, l’ambiente urbano è saturo di auto. Auto in sosta o in movimento che sottraggono spazio ai bambini, aumentano l’insicurezza e distruggono la bellezza. A Pesaro, città poco più grande di Faenza, c’è una bella ciclopolitana, con tutte le ciclabili collegate, e i bambini, grazie ad un progetto comunale, e con la collaborazione delle scuole, vanno a scuola da soli e tornano a casa da soli, fin dalle primarie, in bici. Pontevedra, (altra bellissima cittadina con le dimensioni di Faenza, in Spagna), grazie a sindaci coraggiosi, in 10 anni è stata completamente pedonalizzata. Il commercio locale è rifiorito, le famiglie sono aumentate, la qualità dell’aria è migliorata, il verde urbano è aumentato e gli incidenti scomparsi. Faenza, potrebbe realisticamente essere una nuova Pontevedra, se lo volessimo. Il PUMS (di prossima approvazione), dovrà estendere la Ztl e le zone pedonali, creare zone 30, migliorare il trasporto pubblico locale, che a Faenza è davvero scarso, congiungendo soprattutto le frazioni. Per renderla una città a misura di bambino, si dovrebbero collegare le ciclabili spezzettate, dove possibile rimuovere posti auto per aumentare la sicurezza di ciclisti e pedoni, e rendere strade e piazzali davanti alle scuole libere dalle auto (le famose zone scolastiche almeno nei momenti di entrata uscita).
Le evidenze scientifiche sono numerose, nel libro riporto dati e opinioni di pediatri, pedagogisti, psicologi: malattie, inquinamento, sedentarietà, insicurezza. Dobbiamo proteggere i nostri bambini, non chiudendoli in casa, ma creando una città più pulita e vivibile, che possa essere vissuta anche da loro. Mi auguro che Faenza aderisca presto al progetto internazionale “la Città dei Bambini” (Cnr Istec).https://www.lacittadeibambini.org/
A livello personale, cosa ha fatto scattare in te l’attenzione per i temi ecologici?
La nascita dei nostri figli: ogni figlio ha portato in me e mio marito una ventata di energia e amore per il pianeta vivente. Con la nascita di un figlio inizi a chiederti che mondo gli lascerai, e allora inizi a lottare per cambiare le cose. Poi c’è stato anche un altro evento, che ci ha toccato e fatto crescere: un brutto incidente stradale che distrusse la nostra unica auto. Oltre alla paura, quell’incidente ci fece crescere una grande consapevolezza: capimmo che l’auto era un mezzo troppo ingombrante e pericoloso, e soprattutto sperimentammo che con un po’ di organizzazione, potevamo tranquillamente farne a meno. Da lì è nata anche la necessità di studiare, e testimoniare, e così ho iniziato a scrivere libri e collaborare con vari giornali ecologisti. In questi anni è anche nata la necessità di fare rete, perché è terribile sentirsi soli, soprattutto quando si marcia contro-corrente. Non siamo soli, vedo intorno a me sempre più consapevolezza, a Faenza abbiamo contribuito a creare nuovi gruppi di attivisti sull’ambiente, (Fiab, Extinction Rebellion…). Anche tanta gente da tutta Italia ci dimostra solidarietà, il nostro messaggio “contamina” ma allo stesso tempo è “contaminato”. E’ stata la consapevolezza di quanto è cara (e fragile) la vita, a darci la spinta ad impegnarci per il pianeta vivente, per un futuro migliore per i nostri figli e tutti i bambini del mondo.