Lavoro, Faenza in network: il 1° incontro delle Acli con gli imprenditori

Ascoltare la voce degli imprenditori per conoscere come il mondo del lavoro sta cambiando e mettere così in atto risposte concrete per favorire un lavoro libero, creativo partecipativo e solidale: dalla formazione dei giovani alle sfide della globalizzazione fino ai mutamenti che ha portato la rivoluzione digitale. Si è tenuto lunedì 28 gennaio il primo dei sette incontri promossi dalle Acli di Faenza, in accordo con la diocesi di Faenza-Modigliana, per comprendere le nuove dinamiche e tendenze del mondo del lavoro nel nostro territorio. «L’obiettivo – afferma Vittorio Ghinassi, presidente Acli Faenza – è capire come si sta modificando il mondo del lavoro, confrontandoci con testimoni autorevoli e creando collegamenti con le realtà del territorio». Ospiti di questo primo appuntamento sono stati Massimo Bucci, presidente del Gruppo Bucci; Gabriele Longanesi, ad di Natura Nuova e Giovanni Savorani, presidente di Gigacer.

Mario Toso: “Ripartire dal concetto di ecologia integrale e dalla dottrina sociale della Chiesa”

La serata è stata aperta dall’intervento del vescovo mons. Mario Toso: «In questa nuova cultura dei populismi – afferma il vescovo – non emerge un vero pensiero sul lavoro e sul ruolo che questo ha nell’affermazione dei talenti della persona, eppure la Costituzione non a caso è fondata proprio sul lavoro». Tra gli strumenti utili per contrastare questa visione il vescovo indica di «tornare ai principi della dottrina sociale della Chiesa» e di tenere a mente in concetto di «ecologia integrale» promosso da papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. «Da qui bisogna ripartire, per passare poi dalle parole ai fatti e creare nuovo lavoro etico» conclude il vescovo.

Massimo Bucci: “Le imprese portano benessere per tutto il territorio”

E sono proprio gli imprenditori a illustrare come nei fatti il mondo del lavoro sta cambiando. «Il settore manifatturiero è in continua evoluzione – commenta Bucci – negli ultimi anni le tecnologie che vengono applicate consentono di aumentare la produzione e garantire migliore qualità. Per questo, per la nostra azienda la formazione e la ricerca sono aspetti fondamentali». Al di là dei mutamenti di questi ultimi anni, alcuni principi propri della cultura imprenditoriale rimangono imprescindibili, come quello di creare benessere diffuso alla comunità e sviluppare competenze su tutto il territorio. «Le competenze sviluppate da un’azienda per osmosi si trasmettono anche ad altre limitrofe – spiega Bucci – favorendo così la crescita di tutto il sistema».

Gabriele Longanesi: “Serve una vera cultura d’impresa per dare il via a nuove aziende”

Fondamentale è quindi il rapporto con il territorio, come racconta l’esperienza di Gabriele Longanesi di Natura Nuova, nata nel 1996 con sede a Bagnacavallo dove oggi occupa 150 persone. «Pur dovendo affrontare tanti sacrifici, il territorio mi ha dato tante opportunità – spiega – così come la famiglia mi ha aiutato nel rischio d’impresa, e questo è possibile solo se c’è una cultura d’impresa diffusa. Non bastano le idee: ci vuole tanto sacrificio e consapevolezza dei propri mezzi». «Il lavoro va rimesso al centro della dignità della persona – continua Longanesi – e l’azienda deve capire in anticipo i bisogni dei lavoratori, cosa che non avviene invece in grandi multinazionali che sfruttano i lavoratori».

Giovanni Savorani: “Lavoro e giovani devono tornare al centro del dibattito”

Proprio sulla cultura del territorio torna Giovanni Savorani, che nel 2007 è stato tra i soci fondatori della Gigacer. «Quando la nostra azienda è nata, non c’era un clima di rose e fiori – ricorda Savorani – Nacque infatti un comitato contrario alla realizzazione del nostro capannone industriale». Oggi comunque l’azienda ha superato quei primi momenti difficili e conta 70 dipendenti operando in tutto il mondo. «I posti di lavoro si creano solo con investimenti – spiega Savorani – ma ultimamente questi non sono per nulla al centro del dibattito politico, anche dei giovani, e del rapporto tra giovani e lavoro, ormai non si parla più». Tornando all’ambito locale: «Per fare impresa, nel manifatturiero, devono esserci condizioni favorevoli. Su questo punto, in generale i territori possono fare molto, bisogna lavorare sulla cultura e far capire alla gente gli aspetti positivi portati dalla nascita di nuove imprese». Contrastare una fiscalità iniqua (specie nei confronti dei grandi trust mondiali come Google e Amazon), superare una burocrazia eccessiva e trovare un modo per coinvolgere i Neet (giovani che non studiano e non lavoro) in un percorso di formazione reale sono altri temi emersi dal dibattito con i tre imprenditori. Al termine dei sette incontri l’Acli presenterà alle istituzioni e alla comunità un documento ufficiale su quanto emerso, con proposte concrete per un lavoro che metta al centro la persona.

Samuele Marchi

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