Giulio Donati (Il Piccolo): “Ripartire dal fattore umano per vincere le sfide del futuro”

Il futuro della città, l’importanza dei giovani, la necessità di un cambiamento paradigmatico in ambito economico: sono questi alcuni dei temi emersi nel corso dell’intervista a Giulio Donati, direttore de “Il Piccolo” di Faenza, testata giornalistica attiva dal 1899 all’interno del nostro territorio. Per approfondire questi temi, la Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio terrà venerdì 15 dicembre un evento, aperto al pubblico, dal titolo “La Città Contendibile“: un’occasione per condividere spunti, idee e confronti su innovazione, territorio e ruolo dei giovani. 

Intervista a Giulio Donati, direttore de Il Piccolo di Faenza

Da tanti anni lei, attraverso le pagine de Il Piccolo, ha raccontato le vicende e i temi della nostra città. Come l’ha vista cambiare in tutti questi anni e dove, secondo lei, sta andando Faenza?

Come dinamiche evolutive mi sembra non ci siano grosse differenze rispetto al contesto emiliano romagnolo in cui viviamo. Dunque siamo nel contesto di una delle regioni più dinamiche del Paese, quella – per intenderci – che al terremoto di qualche anno fa ha reagito seguendo delle priorità con cui ha rimesso in piedi il sistema produttivo, il sistema abitativo e sta affrontando con determinazione anche il quadro storico-culturale. Nel frattempo abbiamo dovuto affrontare anche l’insorgere di una crisi economica, che peraltro sta per compiere dieci anni, e che non ha affatto intenzione di lasciarci cogliere uno spiraglio alla fine del tunnel. Oramai siamo consapevoli che il modello socio economico precedente ha fatto il suo tempo e non tornerà.

“Prioritario investire sulle infrastrutture”

Quali sono i settori innovativi nei quali, secondo lei, Faenza dovrebbe investire di più?

A livello pubblico resta sempre prioritario il fatto delle infrastrutture, che vanno pensate in funzione del miglior sviluppo possibile. In quanto a reti tecnologiche – vedi la fibra ottica ad esempio – mi pare che piano piano la loro presenza si stia ampliando. Sotto il profilo viario, è evidente che al mattino e alla sera abbiamo delle criticità di traffico nell’andata e ritorno tra la parte più residenziale della città e l’area industriale Nord. Forse gli stessi faentini potrebbero calcolare un uso più intenso anche dei sottopassi, contribuendo ad alleggerire il passaggio sull’unico sovrappasso che abbiamo. A livello produttivo invece credo che le nostre aziende, ciascuna nel proprio settore, debbano insistere nello sviluppare tecnologie sempre nuove per non perdere dinamicità e capacità concorrenziale. Ma noto che molte lo stanno già facendo, perché l’indole dei nostri imprenditori è questa. A proposito di nuovo, mi sembra ci siano ancora margini nella produzione di energia alternativa. Così come abbiamo bisogno di studiare ulteriori soluzioni sul riciclo dei rifiuti: le nostre discariche sono sempre più colme. Circa le nuove tecnologie per eccellenza, credo che la Fondazione Banca del Monte, ospitando startup di giovani a palazzo Naldi, abbia messo in campo un’idea importante. Per gli sviluppi su larga scala ci vuole tempo, ma l’importante è partire mettendo in campo delle opportunità.

“Per vincere le sfide future è importante dare spazio alla fantasia e creatività dei giovani”

Anche dal punto di vista giornalistico si parla molto di innovazione e necessità di cambiamento. Il bilancio che lei traccia è più positivo o negativo in questo settore? Quali sono le sfide da vincere per il futuro?

Provarci è sempre positivo. E ci sono aziende che ci provano anche a Faenza, piccole e grandi. Io sono un osservatore, e faccio fatica a individuare le vere sfide da vincere. Magari sarò banale, ma dico: diamo spazio alla fantasia e alla creatività dei giovani. Peraltro, proprio in questo campo non posso dimenticare anche una certa dinamicità del nostro sistema scolastico locale, cui peraltro la stessa Fondazione è molto attenta.

Il 15 dicembre, nel corso dell’evento “La Città contendibile”, si traccerà un bilancio sull’operato della Fondazione Banca del Monte e Cassa di Risparmio di Faenza in questi otto anni di mandato, in particolare per quanto riguarda il Progetto Salesiani 2.0 che ha coinvolto assieme giovani, territorio e imprenditorialità. Oltre al già citato Contamination Lab, quali sono secondo lei gli aspetti più interessanti sviluppati dal Progetto? 

In generale ne darei un bilancio positivo. Sia per aver dato opportunità concrete al mondo giovanile sia per aver rimesso in gioco un angolo di città che rischiava concretamente di trasformarsi in uno spazio archeologico. Oggi invece, è un luogo con spazi per l’università, con spazi per startup, con un pubblico esercizio ed è anche spazio con capacità di ospitare eventi, fra cui quello di sabato 15, ma non solo. Senza dimenticare il torneo di calcio che vi si svolge da qualche anno.

Facciata di Palazzo Naldi, sede Fondazione,

Giovani e territorio: anche la Diocesi, attraverso il Sinodo dedicato proprio ai giovani, si sta attivando molto nel rendere protagoniste le nuove generazioni. Come sta andando questo percorso e quali obiettivi vuole raggiungere? Ci sono similarità o parallelismi con il Progetto Salesiani 2.0 – pur trattandosi di progetti molto diversi tra loro?

Certamente occorrerebbe parlarne con don Francesco Cavina sul come va. Lui ha in mano le redini organizzative di questo impegno. Noi lo stiamo seguendo, promuovendo gli eventi e rilanciando ai nostri lettori l’eco del cammino in corso. Direi che è una buona occasione anche questa, come lo è l’altra realtà che monsignor Toso ha voluto mettere a disposizione dei giovani faentini che è la Scuola di Formazione Sociale e politica. Qui, come nel caso del Progetto Salesiani 2.0, incrociamo adulti desiderosi di aprire spazi e cammini alle giovani generazioni. E questo è bello. Sono fatti concreti e non parole.

Giulio Donati: “Per il futuro, importante riscoprire il fattore umano”

Come immagina Faenza tra vent’anni?

Venti mi sembrano tanti. Comunque, parliamo del futuro della città, ma io ci metto l’intera regione come accennato all’inizio. E lo dico apertamente a tutti coloro che hanno un ruolo trainate nel governo della cosa pubblica, così come nell’elaborazione dei contesti culturali, non si creda che si possa parlare di futuro senza riscoprire il fattore umano. Vogliamo pur bene ai cani e ai gatti, portiamoli pure a spasso per questa nostra splendida piazza, ma qualcuno deve pur riscoprire come sia bello passeggiare per piazza con un bambino, meglio se due. Solo così possiamo traguardare la Faenza di oggi nel futuro, a 5 come a 20 anni.

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