Il primo re di Matteo Rovere

In un’Italia antica e primordiale, circondata dalla natura selvaggia e minacciosa, due giovani fratelli si fanno strada tentando di sopravvivere. Solo potendo contare l’uno sull’altro i due guerrieri traggono la forza necessaria per sfuggire ai grandi pericoli cui sono sottoposti. I loro nomi sono Romolo e Remo, due figure al centro di un mito e di un evento storico rilevante: la fondazione di Roma. È sufficiente conoscere i nomi dei personaggi protagonisti per capire quale sia il punto di arrivo di questo nuovo film, Il primo re, targato Matteo Rovere (già regista di Veloce come il vento). Abbandonata la figura della lupa, i due fratelli sono già uomini sin dall’inizio e paiono subire catastrofi e prepotenze al pari di chiunque altro non sia asservito ad un clan forte.

L’uomo in balia di una natura dominatrice

L’ambiente italico dipinto da Rovere e scenografi è violento e senza speranze, in balia di una natura incostante e dominatrice cui gli uomini devono ancora piegarsi. Boschi verdeggianti nascondono sussurri e ombre, paludi nebbiose divorano chiunque le attraversa. I luoghi aperti non sono altrettanto sicuri a causa delle tribù che pattugliano ogni angolo facendo prigionieri ovunque. Nonostante la totale mancanza di una società civilizzata (che si limita appunto a poche capanne e a un’organizzazione prevalentemente bellica: il più forte comanda) già compaiono alcuni primi tasselli di ciò che nascerà di lì a pochi anni. L’unità sembra essere la chiave di una supremazia, mentre l’unico appiglio a una fede nel divino è rappresentato dalla vestale, figura femminile ammantata di cui si ha timore e rispetto perché in grado di fare da ponte alla furia cieca degli dei e al destino avverso di un mondo ancora senza regole.

Romolo e Remo: la forza di uno e la saggezza dell’altro per fondare un impero

In mezzo a questo caos primigenio sono proprio Romolo e Remo a porre in atto una ribellione e a cambiare tutto: il loro gesto ispira altri a seguirli in un’avventura apparentemente disperata. Nel loro legame risiede il cuore di tutto il film: Remo è un leader carismatico e battagliero, mentre Romolo è dotato di buon cuore e lealtà. La forza di uno e la saggezza dell’altro sono le basi su cui si fonderà il regno e poi l’impero Romano: Il primo re non è solo Romolo (come tutti sanno) ma, secondo il film di Rovere, lo sono entrambi nella loro unità. A vestire i panni dei fratelli fondatori, Alessandro Borghi (Remo) e Alessio Lapice (Romolo), entrambi convincenti in ruoli molto diversi ma complementari. La figura di Remo, che contro le aspettative occupa la maggior parte delle scene, diviene molto più affascinante in quanto parabola del potere e della corruzione e, attraverso la profezia della vestale, del sacrificio su cui far nascere un’intera civiltà.

Il primo re, un film italiano dal sapore internazionale

Le scelte stilistiche di Rovere sono coraggiose quanto originali: su tutte la lingua protolatina appositamente ideata per il film per farci immergere in un’atmosfera ancora più realistica. Poi le luci naturali, i set all’aperto tutti italiani, la sferzante colonna sonora, le sequenze d’azione sanguinarie e coinvolgenti, attori e comparse perfettamente calati in un’epoca così lontana da sembrare quasi aliena. C’è una bella influenza dai classici fantasy (Il Signore degli Anelli) ai più crudi film d’avventura quali Revenant – Redivivo o Valhalla Rising anche nelle scelte di regia, ma questo mix rende il film fresco e vivace, dal sapore internazionale, sgravandolo dal peso di essere fedele a tutti i costi agli eventi storici o mitologici e quindi reinventando una storia che dovrebbe essere l’incipit di Roma, ma che è anche molto altro.

Alessandro Leoni

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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