Innovazione ‘made in Faenza’: GreenBone Ortho è pronta al lancio sul mercato globale

Curare malattie ossee con impianti derivati dal legno o altre strutture naturali: un’idea che non è rimasta solo sulla carta, ma che da Faenza, dove è partito il progetto, ha convinto investitori da tutto il mondo. GreenBone Ortho è una Pmi innovativa che ha sviluppato soluzioni “ispirate dalla natura” progettate per curare gravi malattie ossee. Negli anni passati la startup ha raccolto un fondo di investimenti da 8,4 milioni di euro. E, dopo i primi riscontri positivi sui pazienti, si procederà al lancio sul mercato globale. Nel corso dell’incontro di mercoledì 12 giugno 2019 promosso da Acli Faenza sul tema del lavoro, la Pmi si è raccontata per voce del suo Ceo Lorenzo Pradella.

GreenBone Ortho è una Pmi innovativa di Faenza

Greenbone è nata a metà 2014 e si è sviluppata all’interno dell’incubatore RomagnaTech. Oggi conta dieci dipendenti più altri collaboratori esterni. «Stiamo sviluppando una tecnologia innovativa nata all’interno del Cnr di Faenza per merito della dott.ssa Anna Tampieri – spiega il Ceo Lorenzo Pradella – e con questo progetto speriamo di dare una soluzione definitiva a tutte quelle persone che hanno subito danni ossei importanti per traumi o tumori. Oggi l’unica soluzione è il trapianto d’osso, ma noi abbiamo sviluppato un’alternativa che ha l’ambizione di avere gli stessi effetti benefici».

Una soluzione per curare le malattie ossee sviluppata a partire dalle ricerche del Cnr

greenbone orthoL’idea alla base è semplice e al tempo stesso geniale: un tronco e un femore si comportano allo stesso modo. Più nel dettaglio, GreenBone, grazie a vari procedimenti chimici, ha sviluppato impianti ossei brevettati, derivati da strutture naturali come il legno, dotati di proprietà altamente rigenerative adatte ad affrontare la perdita di porzioni considerevoli delle ossa lunghe portanti carico a seguito di traumi, tumori e altri danni all’apparato scheletrico. Una tecnologia dal forte carattere innovativo: grazie alla sua struttura e composizione chimica, il sostituto osseo GreenBone ha proprietà biomimetiche ideali e rigenerative che consentono al corpo umano di riconoscere l’impianto come proprio, sostituendolo progressivamente con vero tessuto osseo. L’impatto sociale è notevole perché GreenBone consente di ridurre i tempi di guarigione, migliorare la qualità di vita del paziente e contenere notevolmente i costi del servizio sanitario.

Lorenzo Pradella: “Nel mercato globale è necessario legarsi a grandi player, senza snaturare la propria identità”

Dopo la fase di ricerca, ora si tratta di entrare operativi sul mercato globale. «In questo momento abbiamo due studi clinici in corso – dichiara Pradella – il primo ha visto due pazienti di femore e radio operati a Milano; il secondo in Inghilterra ha già operato quattro pazienti. Stiamo cercando di ottenere la marcatura CE entro la fine quest’anno, dopodiché inizieremo a coinvolgere gli ospedali di diversi Paesi europei e a raccogliere casistica. È poi inevitabile ormai andare in partnership con grandi aziende: dal lancio sul mercato hai quattro anni per massimizzare le vendite e quindi devi avere dietro di te strutture già pronte e collaudate. Ci vuole dunque la collaborazione con un grande player internazionale, ma bisogna farlo salvaguardando l’innovazione e il lavoro sul territorio. GreenBone esiste a Faenza perché ha un grandissimo legame col territorio, che parte dalla ceramica innovativa e arriva fino alle ricerche del Cnr».

Quali sono invece le difficoltà maggiori in questa crescita? «I soldi non sono il primo dei problemi, e nemmeno la burocrazia – risponde Pradella – Quello che spesso manca in Italia è avere dei trampolini di lancio adeguati, canali di visibilità e politiche accorte nel far arrivare chi investimenti. Bisogna creare le condizioni per rendere attrattivo il territorio, investendo oggi per guadagnarsi così un futuro domani».

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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