Giovani autori faentini, Marco Santandrea: “Faenza 360°: la piazza”

Prosegue il nostro approfondimento sui giovani autori faentini e le loro ultime pubblicazioni con Marco Santandrea e il suo libro “Faenza 360°: la piazza”, edito da White Line e che vede anche le foto di Paolo Morelli. Ogni capitolo del libro, a partire dell’età romana, è ambientato in un’epoca diversa e racconta come il centro della città è stato trasformato e come, secolo dopo secolo, ogni intervento architettonico dialoga con quanto già esistente.

Intervista a Marco Santandrea

Com’è nata l’idea per realizzare questo libro?

Sono stato contattato da Nicola Solaroli e Giulia Timoncini di White Line poco più di un anno fa, e mi hanno proposto di scrivere un libro su Faenza. Inizialmente l’idea era quella di raccogliere i tanti aneddoti che nel corso degli anni abbiamo raccontato sia sui social che in eventi dal vivo, ma è andando avanti con lo sviluppo che è nata l’idea di trasformare il testo in un vero e proprio percorso attraverso la storia della piazza (dall’epoca romana ai giorni nostri); guardando fra i libri di storia locale già pubblicati ho notato come un’opera del genere mancasse, e penso che presentare un libro di questo tipo (di fatto una visita su carta per capire meglio come si sia sviluppato il cuore della nostra città, cercando di utilizzare un linguaggio alla portata di tutti) sia un bel contributo sia per gli studiosi dell’argomento che per tutti i faentini.

Qual è il dettaglio della piazza che ti è piaciuto di più raccontare?

La fase di scrittura è stato un momento che mi ha portato finalmente a “serrare i ranghi” sulle tante informazioni raccolte in qua e in la; ogni dettaglio della piazza raccontato nel libro è quindi il risultato di una serie di letture che mi hanno permesso di ricostruire le vicende di questo o quel monumento. Se devo scegliere fra tutti probabilmente direi il Palazzo del Podestà, sia perché si tratta del più antico edificio ancora in piedi nella Piazza, sia perché fra qualche mese sarà finalmente riaperto al pubblico dopo tanti anni; un palazzo il cui destino mi è sempre stato piuttosto a cuore.

Come si è svolta la collaborazione con il fotografo Paolo Morelli?

Fin dalle fasi primordiali il connubio fra testo e immagini è stato un punto da non sottovalutare. In primo luogo sentivo la necessità di inserire diverse foto storiche per far comprendere ai lettori le trasformazioni descritte nel testo (e da quel lato ci siamo affidati alla Collezione Calzi della Biblioteca Manfrediana), ma non bisognava trascurare le immagini attuali (trattandosi comunque di una guida da poter consultare anche direttamente sul luogo); per questo abbiamo scelto di contattare Paolo: grazie ai social ha avuto modo di far conoscere i suoi scatti praticamente a tutta Faenza, e già prima di questo progetto ci siamo conosciuti di persona (in maniera praticamente casuale). Chi meglio di lui poteva dare un tocco di freschezza al nuovo libro?

Da anni con l’associazione Torre dell’Orologio sei molto attivo a Faenza sia in campo della divulgazione storica sia nel campo dell’organizzazione di eventi culturali. Di cosa avrebbe bisogno la città, secondo te, per fare un salto di qualità in questi ambiti?

Le potenzialità della città sono indubbie, ma quel che noto è forse una mancanza di visione generale. Le varie realtà museali presenti (ad esempio) sembrano distaccate l’una dall’altra, e non parte di un sistema in grado di offrire al turista un’esperienza unica in Romagna, capace di unire la ceramica al neoclassico, all’archeologia o al mondo rionale (solo per citare alcune delle peculiarità faentine) in un “Pacchetto Faenza” adatto sia al turista proveniente dall’estero, dall’Italia o addirittura anche dalla stessa Faenza. Credo che puntare su una strategia del genere (unita alle iniziative che in questi anni stanno prendendo campo) potrebbe veramente dare una svolta al turismo in città.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il breve termine mi vedrà impegnato nel terminare il percorso di studi universitario in Architettura, con la certezza di poter trovare in futuro un punto d’incontro tra ciò che ho studiato (l’architettura) e ciò che ho deciso di approfondire nel quotidiano (la storia locale faentina e romagnola). Per quanto riguarda Torre dell’Orologio e i suoi possibili sviluppi, già da qualche tempo abbiamo “allargato lo sguardo” ben oltre le mura faentine, e nonostante il 2020 non sia stato certamente un anno semplice anche per noi, sono sicuro che da qui in avanti i progetti messi in campo non potranno che diventare sempre più interessanti, sia per i contenuti social che per le iniziative dal vivo (che spero di poter estendere già dall’anno prossimo anche ad altre città romagnole).

Un libro che consigli per le letture natalizie?

Rimanendo nell’ambito della storia faentina consiglio la lettura di “Storia di Faenza”; è un’opera completa che permette di farsi veramente un’idea precisa di come si sia evoluta la città fin dalle origini; certo non si legge tutta d’un fiato, ma come lettura di approfondimento è senz’altro consigliata.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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