Gabriella Greison al Masini: dalla foto ‘più intelligente’ della storia nasce il suo “Monologo quantistico”

La Fisica quantistica si fa spettacolo e arriva a teatro per essere raccontata come mai prima: domenica 3 dicembre alle ore 21, Gabriella Greison sarà protagonista del palcoscenico del Teatro Masini di Faenza con il suo spettacolo 1927 Monologo quantistico, in cui la celebre fisica, scrittrice e giornalista racconterà con foto, musica e video, i fatti più sconvolgenti, misteriosi e soprattutto divertenti e umani che hanno fatto nascere la Fisica quantistica, partendo dalla famosa foto, datata 1927, in cui sono ritratti in posa 29 uomini, quasi tutti fisici, di cui 17 erano o sarebbero diventati Premi Nobel. Gabriella Greison ricostruisce i dialoghi, le serate, i dibattiti, dopo un lungo soggiorno a Bruxelles, in cui ha raccolto informazioni, tradotto lettere, parlato con persone e parenti di persone che sono realmente stati presenti a quei ritrovi. Lo spettacolo è la prima rappresentazione teatrale che racconta il ritrovo a Bruxelles di tutti i fisici del XX secolo che hanno fatto venire alla luce, quel giorno, la Fisica Quantistica.

Reduce da una tournée nei Festival, nelle aule magne delle scuole, nelle librerie e persino in una chiesa sconsacrata, che ha riscontrato in ogni occasione grande successo di pubblico, l’incontro con TieffeTeatro Milano – Centro di Produzione Teatrale ha determinato la realizzazione dello spettacolo in una veste molto suggestiva e rinnovata. A marzo curerà il primo Festival della Fisica al teatro Menotti di Milano, dal 20 al 28 marzo. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio questo insolito spettacolo.

Intervista a Gabriella Greison

Gabriella Greison, come definerebbe lo spettacolo “1927 Monologo quantistico”? E’ più scienza che si fa teatro, o teatro alla scoperta della scienza?

Io sono una fisica, ho studiato fisica e questa è la mia formazione. Sono anche scrittrice. E sotto forma di romanzi racconto quanto sono belli i fisici del XX secolo, quelli che hanno creato il nostro mondo. Dal romanzo al teatro il passo è breve. Anche dalla fisica al teatro il passo è breve. Lo diceva anche Einstein, i fisici hanno un mondo dentro, ed è più facile per loro metterlo in scena in un teatro. Io faccio teatro in una maniera tutta mia, le persone che vengono a vedermi lo sanno. Racconto il lato umano di questi grandi scienziati, e quindi tutti si identificano. In 1927 Monologo Quantistico ho ricostruito la storia che c’è dietro a una fotografia, tutto il monologo è solo su una foto. La foto più importante della storia: il più grande ritrovo di cervelli che si ricordi. Scattata nel 1927 a Bruxelles, a conclusione del V Congresso Solvay. Poi ho ricostruito anche la cena avvenuta subito dopo.

La foto della conferenza di Solvay nel 1927: la fotografia “più intelligente” della storia con ben 17 premi Nobel.

Come è nata l’idea di realizzare questo spettacolo?

Quando ho ricostruito la cena avvenuta dopo lo scatto di quella fotografia datata 1927, ho scritto il mio romanzo ‘L’incredibile cena dei fisici quantistici‘, editore Salani, che è stato un vero bestseller. Avevo così tante informazioni dovute alle mie ricerche fatte a Bruxelles che un libro non bastava. E così ho portato a teatro queste informazioni, romanzandole e con il linguaggio da teatro. Ho fatto un lavoro enorme, ma sono appagata dagli occhi soddisfatti che hanno le persone che vengono a vedermi a teatro e poi mi aspettano nel foyer per avere la dedica sul libro. La produzione è Teatro Menotti e la regia è di Emilio Russo.

Quando è nato invece il suo amore per la scienza?

Quando da piccola mi facevo le domande a cui non mi rispondeva nessuno, e così trovavo le risposte nei libri di fisica. Ma attenzione: la fisica è considerata la scienza dura, ed è solo questa che spiega tante cose che ci circondano. Sono una fan sfegata della fisica, e solo di questa.

Quali sono gli elementi comuni tra questi due mondi apparentemente molto distanti, “la scienza” e il “teatro”?

Il mondo interiore di chi lo racconta.

Quali sono state le difficoltà maggiori nel rendere divulgativa una materia estremamente complessa? Quali invece le soddisfazioni più grandi?

La difficoltà l’ho avuta appena mi sono laureata, in Italia ancora si faceva fatica a raccontare la fisica con parole semplici. Sono andata via dall’Italia, e poi ci sono tornata. Nel frattempo in America e in Francia il racconto della scienza era il pane quotidiano (basta vedere le serie tv o i film di successo che hanno prodotto su questi argomenti), e così dopo tanti tanti anni ci siamo arrivati anche noi. Ho creato il mio spettacolo teatrale con questa logica.

Pensa che spettacoli come questo possano aiutare ad avvicinare la gente alla scienza, anche in un’ottica divulgativa? Ritiene sia importante in un momento in cui – il caso vaccini ne è esemplare – la scienza sembra far fatica a comunicare con la gente comune?

Vengono diffuse informazioni sbagliate sulla scienza, e anche il terrorismo psicologico che si fa contro la ricerca è allarmante. Io cerco di fare il contrario. La gente comune, come la chiama lei, se ne accorge e mi dà molto appoggio.

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