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Faenza Pride: il 26 giugno la città diventa arcobaleno

Per la seconda volta Piazza del Popolo si tinge di arcobaleno: sabato 26 giugno a partire dalle 16:30 si terrà la manifestazione a favore della comunità Lgbtqia+ organizzata dal gruppo Faenza Pride. L’evento di sabato è solo uno dei tanti che si stanno svolgendo in tutto il mondo, in occasione del Pride Month: giugno, infatti, è stato proclamato il mese dedicato all’orgoglio Lgbtqia+ e sono tante le attività di sensibilizzazione, festa, socializzazione e riflessione sull’argomento. Il periodo non è casuale: il 27 giugno 1969 a New York la polizia irruppe in un locale gay, e le sue azioni innescarono una serie di manifestazioni di protesta che oggi sono considerate i primi movimenti a favore della comunità gay, che portarono poi alla nascita delle giornate dei gay pride.

Il Fa Pride: ricordare, festeggiare, riflettere

La manifestazione faentina, che gode del patrocinio del Comune, sarà capitanata dal gruppo Faenza Pride, nato due anni fa durante il primo flash mob per i diritti Lgbt a Faenza: «Siamo ragazzi principalmente universitari, ma ci sono anche persone più grandi e più giovani: l’età non è un fattore fondamentale quando si vuole parlare di diritti» afferma Fillippo Scardovi, del gruppo Faenza Pride. Come lo scorso anno, il palco sarà lasciato a chi vorrà condividere la propria esperienza, non solo personale ma anche associativa sul territorio faentino, per poter stimolare una riflessione. La manifestazione terminerà in un clima di festa, con l’animazione a cura di Aurora per la Madonna, Mabél Wiss e Lady Miscel, icone drag della MW Crew.

Lgbtqia+: una sigla, infinite sfumature

L’acronimo Lgbtqia+ sta per lesbiche (L), gay (G), bisessuali (B), transgender (T), queer (Q), intersessuali (I), asessuali (A). Quando è nata aveva solo le prime quattro lettere – ancora oggi sono le più usate – ma nel tempo si è allargata, così come è cresciuto il dibattito sociale e politico che gira intorno ai temi del diritto all’identità, alla sessualità e all’uguaglianza. Sono stati inclusi, quindi, i queer, cioè coloro che non si riconoscono nelle tradizionali definizioni degli orientamenti sessuali, e gli intersessuali, ossia chi ha delle caratteristiche fisiche che non rientrano nei canoni associati ai maschi o alle femmine. In un’ottica di libera scelta, è stata aggiunta la A, in rappresentanza di chi non prova attrazione sessuale per nessun genere. Il + indica la possibilità di introdurre più lettere per includere altre identità, tante quante quelle che appartengono all’essere umano.

Nel 2020 l’Enciclopedia Treccani ha deciso di inserire ufficialmente l’acronimo tra le proprie voci definendolo come una sigla che «designa tutte le persone che per orientamento sessuale, identità e/o espressione di genere, caratteristiche anatomiche non aderiscono agli standard del binarismo cisessuale e dell’eterosessualità – ossia la netta divisione degli essere umani in maschi e femmine, con corrispondenza dell’identità di genere al sesso biologico e con desiderio verso le persone di sesso opposto al proprio».

Una comunità aperta per i diritti civili di tutti

La comunità Lgbtqia+ esiste e è un fatto inconfutabile, ma sul perché le persone debbano etichettarsi – seppur con un’etichetta volutamente “in sospeso” – per far fronte comune e ribadire il diritto al rispetto e all’identità si potrebbe discutere a lungo. «Le nostre motivazioni possono essere diverse quanto lo sono le nostre esperienze personali: c’è chi è motivato da un senso di dovere nei confronti della propria comunità, chi si è scontrato troppe volte nella propria vita con episodi di omobitransfobia per poterlo ignorare» racconta Scardovi, aggiungendo che «quando una persona fa effettivamente parte della comunità Lgbt, considerando che ci troviamo in una società eteronormata, non può sfuggire a episodi di omofobia, bifobia, transfobia. Questi potranno essere frequenti o meno, velati o meno ma ci sono sempre. Gli eventi di socializzazione che stiamo organizzando hanno anche l’obiettivo di dare alle persone queer di Faenza un senso di comunità che forse manca, non essendoci al momento altro gruppo attivo su queste tematiche in zona». La risposta, quindi, sembra quasi banale: la ricerca di un luogo sicuro in cui sentirsi a proprio agio è frutto di un sistema in cui la diversità è ricondotta a una stortura e non alla normale declinazione della natura umana.

Se da una parte è giusto interrogarsi sullo scardinamento di alcune basi della nostra società, come possono essere i nuovi assetti familiari, non c’è dubbio che alcune richieste della comunità siano valide per chiunque. I cosiddetti diritti civili. Ecco perché la comunità Lgbtqia+ cerca il supporto ed è supportata anche da chi non ne fa parte. Gli incontri del Faenza Pride, per esempio, sono aperti a chiunque voglia conoscere gli attivisti, gli obiettivi, le storie, o desideri partecipare all’organizzazione delle loro iniziative. Inoltre, anche la manifestazione di sabato vede la collaborazione di altre associazioni locali, in primis Prometeo – Arci Faenza, che in forme diverse si battono in prima linea per questa causa.

Maria Rivola

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