Eraserhead di David Lynch

Il primo capolavoro del maestro David Lynch. Finalmente Eraserhead (1977) approderà nelle sale cinematografiche in versione restaurata, rigorosamente in lingua originale con sottotitoli italiani (il film non ha mai incontrato un doppiaggio e non ne necessita, vista la brevità e quasi futilità dei dialoghi). A Faenza potremo vederlo il 12 e il 13 settembre 2017 al cinema Sarti. Parlare di un film di questo tipo è alquanto difficile, così come difficile è la sua interpretazione. La pellicola fu girata quando David Lynch era ancora studente e squattrinato, costretto a dormire sul set per problemi finanziari. Il tutto portò ad un’eccessiva dilatazione della lavorazione: il film fu completato nel giro di sei anni, per poi diventare il cult che ha lanciato definitivamente la prestigiosa carriera del regista.

Fu il primo film di David Lynch (1977), sarà proiettato al cinema Sarti di Faenza

Eraserhead racconta la vicenda di Henry Spencer, un curioso personaggio a metà tra Charlie Chaplin e Fantozzi, collocato in un ambiente industriale malsano, alienante e chiuso in sé stesso dove le persone sono viste come il prodotto di una grande fabbrica.
Il titolo stesso significa proprio questo: la “testa che cancella” altro non è che la classica gomma posta sulla matita, in parte per rispecchiare l’assurda capigliatura del protagonista, in parte per descrivere la situazione della società in cui il film è ambientato.

Presenti già gli elementi tipici della poetica di David Lynch

La trama è minimale: Henry si reca a casa dei genitori della fidanzata dove durante una cena delirante gli viene rivelato che la ragazza è incinta. Poco dopo nasce il figlio dei due, un orrendo essere dalle sembianze di feto perennemente in pianto e che porta alla separazione della coppia. Henry viene lasciato solo ad occuparsene, mentre il feto diviene sempre più ossessionante.
Alla trama si affiancano sequenze di avvenimenti grotteschi al limite del non-sense, dove immagini da incubo fanno da perfetta cornice allo stato d’animo di Henry, completamente in balia di eventi surreali almeno quanto lo spettatore. Il fascino di Eraserhead risiede nell’atmosfera inquietante e paranoica, nel bianco e nero riconducibile alle pellicole anni ’30 dell’ Espressionismo tedesco (vedasi Nosferatu o Il gabinetto del dottor Caligari), nella colonna sonora ricca di suoni e rumori inusuali, con la canzone “In Heaven” a fare da perfetto sfondo. Nel film troviamo già tutti gli elementi tipici dello stile del suo autore. David Lynch è in grado di dar vita alle paure più nascoste dell’essere umano, a rendere visibili i pensieri e le idee che occultiamo con fermezza e ci convinciamo non possano e non debbano esistere.

Eraserhead: il brutto che è in noi

Attraverso le deformità fisiche e i comportamenti anomali di alcuni personaggi, il regista ci svela il brutto che è in noi estremizzandolo, mettendolo in mostra per com’è. Nasce così un film completamente privo di qualsiasi regola, schema o senso logico, dotato di una forza visiva intramontabile e ancora in grado di lasciare segni indelebili nel cinema di nuova generazione. Si tratta di pura arte: una rappresentazione folle e caotica di sensazioni indefinibili (o definibili in mille modi) messe in scena con formidabile intuizione. Impossibile da interpretare in maniera univoca, Eraserhead rappresenta il più profondo viaggio nella psiche umana compiuto da David Lynch.

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