Emanuela Cantagalli: “Studiare all’estero è un’opportunità da cogliere”

Tratto da Il Piccolo

Realizzare i propri sogni vedendo l’Europa come una grande opportunità di crescita, umana e professionale. Laurearsi a Vienna, fare un master in Germania, lavorare in Olanda: opportunità molto più concrete di quello che si pensi per tanti giovani italiani a cui però spesso mancano le conoscenze e i requisiti necessari per trasformare queste possibilità in realtà. E spesso agli studenti manca anche quell’orientamento minimo di base per mettere a fuoco, nel tempo, un cammino che metta a frutto i propri talenti. È anche in questo settore che opera Emanuela Cantagalli, interprete e assistente giuridico legale di uno studio di diritto internazionale con sede in Germania che, tra le numerose attività, ha anche quella di affiancare i giovani nei loro percorsi di studio delle lingue per aiutarli a costruire il proprio futuro.

Emanuela Cantagalli aiuta gli studenti a costruire un percorso formativo con uno sguardo internazionale

Lo sguardo al cielo e i piedi per terra: i giovani vengono aiutati a mettere fuoco le proprie idee, ci si interroga sui requisiti necessari per raggiungerli – un’idoneità linguistica, una materia da potenziare, una certa media scolastica da raggiungere – e attraverso un percorso consapevole di diversi anni porto loro a iscriversi con soddisfazione a un corso di laurea a Vienna, Berlino, Rotterdam, Copenhagen o altre sedi in Europa oppure a fare domanda per un ufficio di reclutamento Onu. «Se un giovane vuole provare a iscriversi in un’università all’estero, per esempio, bisogna lavorare innanzitutto sui requisiti richiesti a livello linguistico e formativo – spiega Cantagalli – sarebbe un errore farlo solo dopo aver ottenuto il diploma, con il rischio di perdere un anno o addirittura in toto questa opportunità».

L’importanza di conoscere le lingue

Non semplici traduzioni del Cv in inglese, tedesco o altre lingue o la preparazione dei documenti per il visto Usa, Canada, Australia o altri paesi: quello di Emanuela Cantagalli è anche un modo per trasmettere la propria passione alle future generazioni. «Mio papà lavorava per il Consolato d’Italia in Germania – racconta – e ho sempre vissuto dunque in un contesto ‘bilingue’, e in Germania ho vissuto e studiato. È stato lì che ho imparato quanto fosse importante lo studio delle lingue, che in Germania viene ritenuto fin da subito fondamentale per la propria crescita professionale ma anche personale. Alle superiori vengono apprese in maniera qualificata almeno tre lingue: sono viste infatti come strumento essenziale per conoscere nuovi mondi, culture, usi e costumi. La capacità di relazionarsi con cittadini del mondo in più lingue ti apre la mente e ti insegna la comprensione, l’accettazione della diversità e ti arricchisce immensamente».

“Consiglio di non aspettare il diploma per progettare il proprio futuro”

Inevitabile un confronto con il mondo dell’istruzione in Italia che, pur avendo diversi pregi a livello nozionistico, manca nell’orientamento e nell’affiancamento dello studente nelle sue scelte. «La scuola non orienta più – spiega Cantagalli – con il risultato che i ragazzi si fanno trascinare nel loro percorso scolastico, aspettano di ottenere il diploma e poi non hanno una chiara idea su come continuare la loro formazione. Spesso viene scelta all’ultimo questa o quella università, e nel frattempo tante porte, professionali o formative, si chiudono. Non solo durante i cinque anni di liceo, ma ancor prima, nelle scuole media, è importante fornire agli studenti le indicazioni per mettere a frutto i propri talenti specifici». Anche perché, una volta laureati, è molto più difficile fare questo. «Sicuramente i professori non possono non vedere le passioni che hanno i propri ragazzi, e devono indirizzarli al meglio. Negli Stati Uniti e in altri Paesi ogni studente ha una propria scheda nella quale i professori scrivono non solo i voti ma anche attitudini, soft skills, possibili sbocchi occupazionali, e fin da 11 o 12 anni un ragazzo può scrivere consapevolmente il proprio futuro».

“All’estero lo studente è visto come una risorsa”

Non solo Erasmus: sono diverse le opportunità che offrono le università europee, ma che sono ancora poco conosciute. In Germania da 45 anni, per esempio, esistono le cosiddette “università duali”, che consentono agli studenti dei Paesi Ue più meritevoli – e che escono dalle superiori con medie molto alte -, di studiare e lavorare contemporaneamente, supportati da aziende sponsor che non solo pagano i loro studi, ma offrono un vero e proprio stipendio part time. «Lo studente alterna i mesi nell’università – spiega Cantagalli – dove segue le lezioni e svolge gli esami e tesine richiesti; e i mesi all’interno dell’azienda sponsor, entrando già attivamente nel mondo del lavoro». Al termine del percorso lo studente riesce così non solo a pagarsi gli studi, ma anche a mettere già in pratica quanto appreso a livello lavorativo, senza alcun obbligo futuro verso l’azienda sponsor. «In generale quando si va in un’università all’estero lo studente viene sempre considerato una risorsa – prosegue Cantagalli – Gli viene affidato un mentore, che è poi un altro studente, che lo aiuta nell’inserimento e lo segue in particolare nel periodo inziale, anche nelle attività extrauniversitarie».

Le giovani generazioni: voglia di mettersi in gioco e rischio di ‘provincialismo’

Tante volte, però sono gli stessi giovani italiani a tirarsi indietro nel tentare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero. «Ci sono molte differenze tra i giovani italiani: c’è il ragazzo sveglio e preparato perché stimolato in casa, e quello che addirittura rifiuta lavori all’estero perché non vuole lavorare lontano da casa e preferisce la disoccupazione: questa è una mentalità molto provinciale che è difficile da cambiare. In ogni caso penso che l’Unione Europea offra davvero tante opportunità ai nostri giovani, invece l’Italia in questo campo dovrebbe fare molto di più: negli ultimi anni si sono addirittura ridotte le ore di studio delle lingue. E questo si traduce in perdite di opportunità che impediscono ai giovani di realizzare i propri sogni, rimanendo chiusi all’interno del proprio ‘piccolo mondo’».

Samuele Marchi

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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