DIISG – “Se fossimo vissuti in un’altra epoca….”

Nel corso di due interviste che abbiamo recentemente condotto in parallelo, sono saltate fuori due risposte a dir poco curiose. La prima è quella di Ruggero Sintoni, condirettore artistico di Accademia Perduta, riguardo ad un ipotetico recupero della Chiesa dei Servi: 

“La Chiesa dei Servi è uno spazio che va fatto ricordare alla città. Io che sono nato a Faenza un po’ di decenni fa, me la ricordo come uno spazio particolare e molto presente nella città durante gli anni Ottanta. È un luogo che è stato dimenticato, bisogna riportarlo alla memoria e solo dopo è possibile fare qualcosa… ma deve essere sentito dai cittadini come un luogo proprio. Se così è, allora si trovano anche i soggetti. La Chiesa dei Servi mi sembra, dico mi sembra, sia stata un po’ dimenticata”.

L’altra proviene dall’intervista ai ragazzi di Inchiostro, start-up di architetti faentini volta al recupero di luoghi abbandonati, che ci hanno raccontato le loro attività:

“Abbiamo provato a ideare un percorso che non partisse da un progetto, come normalmente avviene, ma che avesse come primo obiettivo quello di essere i promotori di una riscoperta di luoghi abbandonati. Cittadino faentino, guarda che cos’hai sul tuo territorio, quali sono le sue potenzialità… te lo facciamo vedere con una serie di eventi. Il primo obiettivo è quindi far conoscere luoghi storici alla cittadinanza, e semmai può essere presente qualcuno interessato a metterci dentro la sua attività, investire dei soldi per ristrutturarlo”. 

Pur essendo interlocutori e interviste completamente differenti, sorprende la similarità delle risposte.

Entrambi pongono la Memoria al centro del loro discorso.

Quella Memoria a cui la frenesia di tutti i giorni concede sempre meno spazio. Quella Memoria a cui diamo sempre meno valore (tanto si trova tutto su internet). Quella Memoria purtroppo puntualmente ridicolizzata, come nella sciocca risposta data dalla nuova Miss Italia alla domanda “Se foste potute vivere in un’altra epoca, in quale epoca vi sarebbe piaciuto vivere?”.

Mossa mediatica? Semplice ignoranza? Emotività esasperata?

Non ci interessa entrare nel merito delle motivazioni contingenti che hanno portato quella ragazza a dire ciò che ha detto. Ciò che ci preme fare è difendere la Memoria. Non fa mai male ribadire quanto la Memoria sia importante oggi, in un’epoca come la nostra, in un periodo di forti mutamenti culturali, come la rivoluzione digitale o i flussi migratori che ci proponiamo di approfondire, come redazione, con il dossier #FAENTINIeMIGRANTI. Come possiamo sperare di condurre al meglio percorsi di integrazione se noi per primi non sappiamo più chi siamo? Se non conosciamo più la storia che ci ha portati a essere, pur coi suoi tanti difetti, un Paese civile e democratico?

Se fossimo vissuti in un’altra epoca, senza scomodare chissà quale passato, ci sarebbe piaciuto vivere nella Faenza musicale degli anni ’90, nell’epoca delle Feste delle Autoproduzioni che ci ha raccontato Daniele Scarazzati. Oppure ci piacerebbe tornare a quando il Chiostro di S.Giovanni in Battista e la Chiesa dei Servi erano quotidianamente frequentate, ed erano un perno della nostra città. Oppure a quando Rosarno non era ancora la tendopoli fatta di profughi e ‘ndrangheta che ci hanno raccontato gli scout faentini al loro ritorno. Oppure ci piacerebbe tornare nel 1942, non per vedere la guerra, ma per ammirare gli occhi di tutte quelle donne italiane che hanno dato la vita perché sognavano un futuro diverso per i loro figli.

Piccole e grandi storie. Memorie che non vanno dimenticate.

Perché sono la base che abbiamo per costruire e (ri)costruire una nuova città.

Samuele Marchi

1891 - Faenza premoli

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