Didattica a distanza, come la vivono gli studenti faentini?

Aule digitali, Classroom, Google Meet: fino a pochi giorni fa solo alcuni docenti e studenti avevano dimestichezza con questi strumenti digitali, oggi invece sono diventati, giocoforza, la normalità per cercare di portare avanti giorno dopo giorno lezioni e programmi attraverso la didattica a distanza. La scuola non si ferma: ed ecco allora che gli istituti faentini si attrezzano per continuare il loro percorso formativo: i docenti possono così assegnare i compiti sul registro elettronico, inviare istruzioni agli studenti attraverso Classroom (una piattaforma agile fornita da Google per tenere monitorati materiale didattico, creare compiti e quiz, effettuare valutazioni), e si cimentano in videoconferenze dandosi appuntamento con i propri studenti su Meet (una sorta di Skype) per parlare di Giulio Cesare, equazioni di secondo grado o chimica. E in questi giorni, visto il prolungarsi della chiusura delle scuole fino al 3 aprile, diversi enti e istituzioni stanno mettendo a disposizione gratuitamente i loro strumenti per agevolare la didattica a distanza degli insegnanti, come le aule digitali di Laterza o Treccani.

Aspetti negativi e positivi di una modalità comunque necessaria in questo momento

Per i docenti si è trattato di un vero e proprio cambio di paradigma che ha richiesto notevole sforzo, e anche per gli studenti non è stato subito facile adattarsi a questa nuova modalità, che, premessa la sua utilità in un momento in cui siamo chiamati prima di tutto a tutelare gli aspetti sanitari, ha evidenziato aspetti positivi e negativi. Da una parte si imparano strumenti nuovi e può essere messa in gioco una creatività didattica che forse non si pensava di possedere; gli studenti sono chiamati poi a responsabilizzarsi e in questi giorni particolari vedono quanto la scuola abbia, al di là di un 4 o un 5 che può assegnare come voto, un volto umano che tiene a loro. Dall’altra sono perfettamente consapevoli del fatto che l’online non sostituirà mai il tipo di relazione che si viene a instaurare all’interno di una classe, a prescindere della materia insegnata in quel momento. E a questo si aggiungono difficoltà logistiche: non è sempre scontato che gli alunni abbiano infatti a disposizione computer e connessioni wi-fi adeguate per seguire le lezione, così come, pur essendo spesso etichettati come ‘nativi digitali’ per aver usato fin da piccoli uno smartphone, non significa necessariamente che siano in grado di utilizzare prontamente e in maniera consapevole tutti questi nuovi strumenti digitali, di fatto piombati su di loro all’improvviso.

Tante novità e strumenti utili, “ma non è la stessa cosa”, dicono gli studenti di Faenza

Ore 11, videoconferenza su Giulio Cesare in Gallia, ore 12 si approfondiscono i polimeri. Come si stanno trovando gli studenti in questa situazione? «Al momento mi sto trovando bene con questi nuovi strumenti – spiega Alice, in III superiore in un istituto faentino – In alcune materie stiamo riuscendo ad andare avanti col programma e ho trovato l’organizzazione delle video lezioni molto buona, anche se sicuramente il monte complessivo dei compiti che ci vengono assegnati ora è molto più alto e non sempre facile da gestire». Su questi aspetti concorda Giacomo, IV superiore: «In questo momento riusciamo a seguire praticamente tutte le materie online, ma è sicuramente difficile mantenere la stessa soglia di attenzione rispetto a quando siamo in classe ed è facile distrarsi – aggiunge Giacomo – e i compiti che ci vengono assegnati sono molto di più rispetto al solito».

Unanime, ma non è una sorpresa, l’aspetto positivo di ‘poter dormire qualche ora in più la mattina’ (molti di loro sono pendolari) eppure, nel lungo termine, a questo aspetto subentrano la noia e la perdita di contatti diretti con docenti e compagni. «È una situazione strana – commenta Guido, sempre di IV – si è tutto trasferito online e non è certo la stessa cosa. Sicuramente, anche se si tratta di strumenti utili, era più piacevole seguire le lezioni in classe, con gli altri miei compagni». «Al momento non mi sono trovato molto bene, ma video lezioni più strutturate partiranno solo dalla prossima settimana – aggiunge Lorenzo, III superiore – se fosse per me tornerei subito a seguire le lezioni in classe».

La scuola a distanza: il grande sforzo degli istituti riconosciuto dagli studenti

C’è chi poi, tra di loro, si aspettava molto diversi questi mesi, avendo come obiettivo la maturità. «Sono sicuramente un po’ preoccupata per questa situazione – ammette Chiara, studentessa in V – anche se ho trovato molta collaborazione da parte dei prof, che hanno iniziato a fare lezioni online e sono disponibili per qualsiasi nostro problema. Alcuni di loro riescono a utilizzare delle lavagne digitali durante le videoconferenze che trovo molto utili, anche se l’interazione ovviamente non può essere quella che c’è in classe e manca il contatto diretto con il prof. Uno dei problemi di questi giorni è rappresentato dalle modalità di valutazioni o verifiche, che sono comunque fondamentali per farci un’idea se abbiamo assimilato quello che stiamo studiando». Chiudiamo con il commento riportato sul Corriere della Sera del professore Alessandro Barbero, storico tra i più seguiti, anche in ambito divulgativo, nel panorama italiano: “Lezioni online: sì, ma solo in emergenza. E guai a dire che sono belle”. 

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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