L’esperienza della Romagna faentina in un convegno. Ma il M5S critica: “non c’era contraddittorio”

Si è tenuto nel pomeriggio di mercoledì 21 marzo 2019 il convegno “I comuni e l’unione, innoviamo la comunità locale”. Oltre 160 i presenti, tra cui diverse persone provenienti da altri comuni e da regioni vicine per seguire l’appuntamento organizzato al teatro Masini di Faenza. Tra gli interventi c’è stato anche quello, dedicato alla “Dimensione degli enti e l’efficienza dei servizi” del giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese.

Un convegno sul passato, presente e futuro delle Unione dei Comuni

Per il presidente dell’Unione della Romagna faentina e sindaco del Comune di Faenza, Giovanni Malpezzi: «Il convegno è stata un’occasione di partecipazione importante per fare il punto della situazione e guardare insieme al futuro dell’Unione della Romagna Faentina. In questi mesi – ha proseguito – ci attende una nuova e importante sfida: lavorare insieme per la sostenibilità futura dell’ente in termini di governance e di partecipazione politica».

Queste le parole dell’assessore regionale al riordino istituzionale Emma Petitti: «Questo convegno è un’importante occasione di approfondimento su un tema di grande attualità politica istituzionale. L’Unione Romagna Faentina ha raggiunto in pochi anni ottimi risultati passando dal conferimento di cinque funzioni nel 2015 a quattordici funzioni gestite integralmente in forma associata. Risulta così l’Unione “matura” con il più alto livello di effettività tra le Unioni italiane. Tutto ciò si pone nel percorso segnato dalla Regione Emilia-Romagna, da diversi anni impegnata nel sostenere le Unioni di Comuni come strumento per il rafforzamento delle competenze amministrative e la qualificazione dei servizi al cittadino. La sfida e la responsabilità che abbiamo davanti, come amministratori del territorio, sono quelle di saper coniugare il modello gestionale in Unione che risponde ai principi dell’efficienza, efficacia ed economicità per una “buona amministrazione”, con la salvaguardia dell’identità e dell’autonomia delle comunità e il rispetto della rappresentatività degli eletti nei consigli comunali».

Il Movimento 5 Stelle: “Coinvolgimento dei cittadini nullo”

«Va ribadito che non parliamo di un processo di qualche mese in via di attuazione, ma di una sciagurata operazione politica ideata e voluta dal Partito democratico regionale e locale, che dura da oltre sei lunghi anni, nei quali il processo totalizzante di Unione è già stato concluso, portato a termine, con il trasferimento di tutte le funzioni fondamentali. E’ un tristissimo dato di fatto che il coinvolgimento e la partecipazione sono stati per molti anni completamente nulli ed inesistenti. E pochissimo si è fatto in questi anni per cambiare questa triste realtà; se non organizzare una serie di incontri mal pubblicizzati e poco frequentati quando tutto era già stato deciso e il processo era ormai giunto al termine… Era necessario pensarci prima, inutile, paradossale e anche un po’ ipocrita farlo ora, e questo convegno, non fa altro che continuare su questa linea».

«E’ per noi, inoltre, totalmente errata l’impostazione autocelebrativa e di chiusura – prosegue la nota pentastellata – senza l’ombra di un contraddittorio, che si è voluta dare all’incontro, negando la possibilità di intervenire a ogni voce critica e dissonante, politica o meno. E, quindi, di assistere ad un interessante confronto tra posizioni diverse. Ancor più grave risulta la scelta di vietare ogni intervento da parte del pubblico e della cittadinanza. L’ennesima dimostrazione di quanto il coinvolgimento, la partecipazione e la democraticità siano praticate solo a parole da chi governa l’Unione.

«Ma veniamo alla questione per noi più grave, magari legittima ma, perlomeno, sgradevole, infelice e inopportuna – conclude la nota dei 5 Stelle – Per tentare di aumentare la partecipazione al convegno, il dirigente del Settore Organizzazione e Progetti Strategici, nonché comandante ad interim della Polizia Municipale Paolo Ravaioli, ha inviato, lo scorso 13 marzo, una mail a tutti i dipendenti dell’Unione spronandoli a partecipare all’incontro pubblico, spacciato discutibilmente per un momento di formazione, con la promessa che la presenza sarà considerata come orario di lavoro retribuito. Un comportamento, sintomatico del modo di operare di questi amministratori e dirigenti, che ci sentiamo di condannare e che ci sembra corretto far conoscere alla comunità, che farà le proprie valutazioni»

La storia dell’Unione dei Comuni della Romagna faentina

Il 1° gennaio 2012 Faenza è entrata nell’Unione dei Comuni della Romagna Faentina, assieme ai Comuni di Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Riolo Terme e Solarolo. L’Unione è un ente locale di secondo grado, cioè gli organi (Consiglio per la programmazione, giunta e presidente per l’amministrazione) non sono eletti direttamente dai cittadini. Il Consiglio è eletto dai consigli comunali tra i propri membri. La Giunta è composta dai Sindaci dei Comuni. Il presidente è eletto dalla giunta. Il sindaco di Faenza è il presidente o il vicepresidente.

Dal 1° gennaio 2018 tutte le funzioni e tutto il personale (circa 500 dipendenti) dei Comuni sono stati trasferiti all’Unione. E’ stata così costruita una unica organizzazione, con la possibilità di ottenere significative economie nella gestione dei servizi e negli acquisti, mantenendo anche i servizi nel territorio di tutti i Comuni, erogati in modo uniforme attraverso sportelli polifunzionali. Contemporaneamente è stato progettato un sistema di governance istituzionale innovativo, che prevede numerose competenze in capo agli Organi dei Comuni, dove si svolge il reale dibattito politico sulle scelte riferite a ciascun territorio, benché attuate dalla struttura gestionale dell’Unione. Agli Organi dell’Unione competono principalmente le decisioni riferite agli interessi comuni. Il territorio dell’Unione coincide con il distretto socio-sanitario e presenta i caratteri di un sistema locale del lavoro, nel quale le politiche locali trovano una adeguata scala di attuazione.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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