Musei: nuovo stop. Con Claudia Casali il punto sul mondo dell’arte e gli effetti della pandemia

Il nuovo Dpcm ha prospettato una nuova chiusura per i musei. Con Claudia Casali, direttrice del Mic e coordinatrice Icom Emilia-Romagna (il principale network italiano di musei) facciamo il punto su questo settore.

Intervista a Claudia Casali, direttrice del Mic e coordinatrice Icom E-R

Per i musei si prospetta una nuova chiusura. Che impatto avrà?

 È un duro colpo per il nostro settore, speriamo che questa nuova chiusura possa però essere d’aiuto nell’affrontare la situazione sanitaria. Finora al Mic, applicando i protocolli di sicurezza, la mostra su Alfonso Leoni stava avendo comunque un buon riscontro e abbiamo deciso di prorogarla al 13 giugno 2021. In questi giorni come Icom ci siamo incontrati tra direttori regionali e per la terza volta abbiamo dovuto rivedere tutte le programmazioni e i bilanci, in questo contesto non è facile progettare il futuro. Il 16 novembre avremo un incontro con gli operatori didattici per capire come gestire l’attività con le scuole nel II quadrimestre: l’educazione al patrimonio delle nuove generazioni è un’attività fondamentale che, anche in un periodo difficile, riteniamo sia importante portare avanti con nuove soluzioni e format.

Qual è la tua preoccupazione maggiore?

Riuscire comunque a vigilare sul patrimonio museale e tutelare i nostri operatori; si tratta di persone che negli anni hanno costruito una professionalità specifica all’interno del museo e che rappresentano un valore imprescindibile da tutelare. Per questo abbiamo cercato di limitare, per quanto possibile, le casse integrazioni.

Un’arte che racconta un mondo in frantumi e l’urgenza ambientale

Come racconta il mondo dell’arte il momento che stiamo vivendo?

Dal punto di vista contenutistico c’è un’attenzione marcata nei confronti delle tematiche sociali: disoccupazione, ambiente, immigrazione. Penso per esempio alle opere dell’artista cileno Fernando Casasempere, che nelle sue installazioni affronta proprio il tema dell’urgenza ambientale. Un’altra tematica emersa in risposta al Coronavirus è quella legata alla solidarietà tra gli artisti, che si sviluppa nella realizzazione di opere performative combinando linguaggi diversi, per esempio unendo assieme ceramica e danza. Questi sodalizi artistici aprono nuovi scenari, differenti da quelli consuetudinari: d’altronde l’arte ha sempre cercato di offrire uno sguardo nuovo e originale sulla realtà. Un altro elemento che emerge con la pandemia, in particolare nell’ambito del design, è il tema della frammentarietà, fatta di vite sospese a un filo e di un mondo fragile e in frantumi di cui ora raccogliamo i cocci.

Opera di Fernando Casasempere.

Che effetti ha prodotto la pandemia sull’attività di artisti e artigiani?

C’è molto disorientamento sul futuro. In risposta a questo, sono nate collaborazioni, politiche territoriali e attività di crowdfunding per cercare di unire un settore che vive problematiche comuni. In questa fase l’incontro, l’ascolto e il confronto tra tutti gli operatori che lavorano nel mondo dell’arte sono fondamentali.

Le opere di Giorgio Andreatta Calò, anche queste molto legate al discorso ambientale.

Pensi che l’online, tramite per esempio visite virtuali, possa essere una soluzione in questi mesi di chiusura?

Dipende da cosa una persona cerca da un museo. Anch’io utilizzo l’online come primo sguardo per approcciarmi a opere e artisti di tutto il mondo, però l’empatia che si realizza in presenza con un’opera d’arte è un’altra cosa. Ognuno ha la propria sensibilità e così avviene anche quando si visita un museo dal vivo: c’è chi guarda di sfuggita e chi invece sente il bisogno di immergersi in un viaggio tra le opere, i percorsi tematici e le differenti civiltà. È sempre bello, per esempio, sentire dei visitatori, anche stranieri, che tornano al Mic e si ricordano le opere che hanno visto la prima volta. Per creare questo tipo di rapporto la visita in presenza è imprescindibile.

Cosa ti dà speranza nel futuro?

Ingresso Mic
L’ingresso del Mic di Faenza.

La forza del nostro patrimonio e della nostra storia. Ripenso a come il Mic, andato distrutto durante la guerra, sia stato ricostruito in tempi record. Questo è stato possibile perché tutta la comunità era unita nel volere la sua rinascita, e questo testimonia concretamente come dell’arte una comunità non possa fare a meno, specialmente dopo periodi che mettono a dura prova la società.

articolo tratto da Il Piccolo di Faenza

 

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.