Cisl Romagna: la situazione del settore agricolo, tra welfare e lotta al caporalato

«Le priorità per i lavoratori del settore agroalimentare sono la continuità lavorativa, la qualità del lavoro e la contrattazione aziendale o provinciale», esordisce così Roberto Cangini, nuovo segretario generale della Fai Cisl Romagna, il sindacato cislino che rappresenta gli addetti del settore agricolo, della trasformazione dei prodotti e dell’allevamento, dopo l’elezione avvenuta nei giorni scorsi. Il parlamentino romagnolo ha chiamato nei giorni scorsi Cangini, insieme a Claudia Manuzzi e Marco Alifuoco, a sostituire Francesco Marinelli che, recentemente, ha assunto la responsabilità della Cisl Romagna. Roberto Cangini, cinquantadue anni nato a Civitella di Romagna, è perito agrario e dopo esperienze professionali in un noto gruppo avicolo locale ha cominciato nel 2004 l’esperienza sindacale nella Fai Cisl Romagna. All’elezione erano presenti Onofrio Rota, segretario generale nazionale, Daniele Saporetti, segretario generale regionale, Francesco Marinelli, nella duplice veste di segretario uscente e segretario generale Cisl Romagna oltre ad un centinaio di delegati provenienti da tutta la Romagna. «Oggi prendo in mano una bellissima federazione, sana, di oltre 5.300 iscritti, in crescita costante e che assiste oltre quattro mila lavoratori nelle pratiche di disoccupazione – conclude Roberto Cangini – il mio obiettivo è di continuare sulla strada tracciata perché ci sono ancora tante persone che hanno bisogno di un sindacato che si prenda cura dei loro problemi».

In provincia di Ravenna quasi 19mila occupati nel settore agricolo

«Il settore agroalimentare è uno dei perni dell’economia della Romagna – prosegue il neo segretario – con diverse aziende che sono leader addirittura internazionali, con una ricaduta occupazionale notevole per i nostri territori. Basti pensare che nella provincia di Forlì-Cesena gli operai agricoli sono 18.135, in quella di Ravenna sono 18.910 e nel riminese 2.621». La particolarità di questo tipo di occupazione è che per oltre il 90% è a termine, ma è qui che il sindacato ha dimostrato la sua capacità di contrattare la continuità lavorativa. «Infatti – illustra il segretario – grazie al diritto di riassunzione previsto proprio dalla contrattazione provinciale c’è la sostanziale certezza dei lavoratori di ripetere la cosiddetta stagione l’anno successivo. La contrattazione integrativa e la disoccupazione agricola – precisa Cangini – sono due strumenti fondamentali di sostegno per i lavoratori di questo settore, che riescono così ad integrare una retribuzione precaria, nell’attesa del successivo contratto».

Si lavora sul welfare per i lavoratori

Ed è proprio nei contratti integrativi che sono previsti i cosiddetti enti bilaterali che si occupano della previdenza complementare e dell’assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori, che oggigiorno sono una reale integrazione dello stipendio. «Sul tema degli enti bilaterali siamo agli inizi, – aggiunge il leader cislino – ma sarà uno dei temi su cui lavoreremo con maggiore intensità, proprio per le positive ricadute concrete che potrebbe avere per i lavoratori del settore».

“Vanno premiate le aziende virtuose contro il caporalato”

In questo contesto, sostanzialmente positivo, anche in Romagna è presente, purtroppo, la piaga del caporalato, che le Forze dell’Ordine e gli enti ispettivi stanno affrontando, ma il vero snodo è la costituzione della cosiddetta “cabina di regia” presso l’Inps. «Purtroppo – denuncia Cangini – l’Inps è in ritardo perché è da oltre due anni che aspettiamo le linee guida di costituzione delle cabine di regia e questo limita fortemente la possibilità d’intervento. Nel frattempo ci siamo attivati con due proposte – ribadisce il segretario Fai – una è l’istituzione di un numero verde nazionale per raccogliere le segnalazioni che chiunque può trasmettere. L’altra è quella di pensare a un sistema economicamente premiante per le aziende virtuose, in modo da compensare il dumping sui costi che il caporalato provoca e valorizzare la qualità del lavoro».

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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