L’adattamento teatrale “Cime Tempestose” della compagnia faentina A.d.E. a un contest nazionale

La tormentata e distruttiva storia d’amore tra Heathcliff e Catherine raccontata nel romanzo Cime Tempestose ha preso vita dalle pagine del libro di Emily Bronte diventando carne e ossa, e sta partecipando in questi giorni a un concorso nazionale grazie alla compagnia A.d.E. di Faenza. Grazie all’adattamento originale di una componente della compagnia, Matilde Zauli, e alle musiche originali di Andrea Malavolti, lo spettacolo è andato per la prima volta sulla scena nel febbraio 2019, ma nemmeno il Covid è riuscito a fermarlo in questi mesi: la compagnia teatrale sta infatti partecipando al concorso nazionale della Fitel (Federazione italiana tempo libero) “Piccoli teatri”, un contest video riservato alle compagnie, gruppi e associazioni teatrali amatoriali.

Dopo aver passato le selezioni, un video di 20 minuti della rappresentazione caricato sui social sarà infatti valutato da due giurie: una qualificata, composta da critici, artisti, attori, registi, ed esperti del settore; e una social, composta dal pubblico web. La giuria qualificata valuterà gli spettacoli presentati mentre e la giuria social (popolare) tramite i “like”, sul canale YouTube Fitel Emilia-Romagna: è possibile votare i video fino al 12 dicembre 2020. 

Intervista a Matilde Zauli: “E’ un romanzo che non ha avuto molti adattamenti cinematografici o teatrali, proprio per la sua durezza e complessità”

Come è nata l’idea di traportare questo grande romanzo in uno spettacolo teatrale?

Ogni anno, da ormai diverso tempo, prepariamo uno spettacolo che presentiamo, oltre che al pubblico, alle scuole. Va da sé che debba essere uno spettacolo di un autore o autrice che si studia a scuola in letteratura italiana o inglese. Ne abbiamo messi in porto parecchi e stavamo esaurendo le idee (ovviamente considerando anche la nostra disponibilità di attori e attrici), e io avevo messo gli occhi su “Cime tempestose” da un po’: ai tempi della scuola aveva colpito molto sia me che i miei compagni, e personalmente mi ha conquistata anche rileggendolo anni dopo. Per quanto sia un bellissimo romanzo, difficile, stimolante, a pensarci bene sia nel cinema che a teatro non è stato rappresentato così tanto come altre opere del suo calibro, forse proprio per la sua complessità e durezza. Mi piacciono le sfide, ho pensato che potevamo portarlo in scena noi, ma sul web non trovavo copioni, quindi l’unica cosa da fare era prendere in mano il romanzo e attaccarsi alla tastiera.

Qual è stata la cosa più difficile?

Se leggi il romanzo te ne accorgi subito… scherzo! La storia principale è raccontata a flashback da una balia (Nelly) che compare in tutti i tempi (passato, presente e futuro) a un personaggio di passaggio (Lockwood) che non è solo un mezzo per raccontare, ma entra a far parte della storia nel tempo presente e anche in quello futuro. Sicuramente è stato difficile riarrangiare i flashback intervallandoli al presente. I personaggi (che sono tanti e complessi) hanno diverse “versioni” di se stessi in base al tempo, per cui servono diversi attori che rappresentino lo stesso personaggio in età differenti. Anche la trama, coi suoi intrecci familiari, è veramente complicata!

Nel portare avanti questo lavoro, qual è l’aspetto dei personaggi del romanzo che hai voluto far emergere?

La cosa bella di questo romanzo è che ogni personaggio ha le sue caratteristiche ben definite, ma non è tanto importante, a mio avviso, l’aspetto del personaggio in sé, ma l’insieme di tutti quanti, che crea quell’atmosfera cupa ed emotiva che la Brontë fa emergere. A me importava che emergesse il suo “messaggio”, che non sta tanto nella trama o nelle battute, ma nel sentire dello spettatore, perché credo che sia questa la cosa che rende “Cime tempestose” un romanzo tanto attuale: non la condizione economica, politica, sociale di un personaggio, ma i sentimenti umani: quelli antichi, animaleschi e radicati, esasperati all’ennesima potenza.

Si è trattato del tuo primo adattamento?

Avevo già messo mani ad altri copioni ma sì, è stato il primo adattamento “originale”, nato direttamente dal romanzo.

Quale è stata la soddisfazione più grande nel portare in scena questo lavoro?

A livello personale, di rappresentare sul palco qualcosa che mi piace. A livello di compagnia, che eravamo tutti in scena, nessuno escluso, ed essendo uno spettacolo con diverse criticità tecniche dovevamo spalleggiarci più del solito l’uno con l’altra anche dietro le quinte, cosa che ha rafforzato molto i legami fra noi. A livello di spettacolo, è stato in assoluto uno dei più amati dal pubblico, in moltissimi avevano le lacrime ed erano turbati a fine spettacolo: non doveva essere una rappresentazione digeribile, e non lo è stata.

Come funziona il concorso a cui state partecipando?

Il concorso si chiama “Piccoli teatri” ed è indetto dalla FiTel. E’ un concorso per compagnie amatoriali che esiste da diversi anni, ma quest’anno, per via del Covid, è stato proposto in forma “virtuale”, il che significa che le compagnie potevano creare dei cortometraggi appositi per l’occasione (naturalmente attori a distanza!), oppure realizzare, come nel nostro caso, dei video riassuntivi di uno spettacolo fatto nell’ultimo biennio, della durata di 20 minuti massimo. E’ presente una giuria di specializzati che assegnerà diversi premi, ma c’è anche il premio della giuria popolare, ovvero del pubblico, che può votare semplicemente con un “Mi Piace” al nostro video su youtube.

Quali progetti futuri avete come compagnia?

Abbiamo rimandato tre volte lo spettacolo “Dieci piccoli indiani”, la chicca di Agatha Christie, per via del Covid… arriverà la volta buona!

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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