Cattolici e voto: una lettera alla redazione promuove il dibattito

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un editoriale dal titolo “Cattolici e voto: istruzioni per l’uso” in cui abbiamo cercato di rispondere ad alcune domande partendo dalla nota dottrinale scritta nel 2003 dall’allora Cardinale Joseph Ratzinger. L’argomento proposto ha creato dibatto nei social e fra i candidati delle liste civiche presentate

A seguito della pubblicazione, la redazione ha ricevuto una lettera firmata, che pensiamo possa aggiungere alcune considerazioni sul tema, permettendo di approfondire alcuni punti del dibattito.

 

Gentile Direttore,

vi scrivo in riferimento all’articolo a firma Francesco Ghini e vi invio alcune riflessioni super partes, senza scendere in contese partitiche. Per farlo, seguirò come traccia l’ordine dell’articolo che ho letto con attenzione ed interesse.

Partiamo da cosa significhi essere cattolico.
Essere cattolico non necessariamente coincide con il “dire di esserlo” e, ancor più, viceversa.
Essere cattolico non vuol dire essere “perfetti” rispetto alle norme o ai precetti della Chiesa (mi riferisco alla Chiesa “una, santa, cattolica ed apostolica” come la professiamo nel Credo), ma significa voler perseguire la santità in conseguenza del sacramento del battesimo che ci instrada in quella direzione.
Se è questa la condizione, essere cattolico significa lotta – lo dice Gesù nel Vangelo –, significa responsabilità e libertà, significa scelta e coerenza. Qui entriamo in un campo complesso che sarebbe troppo lungo approfondire adeguatamente, ma non posso non specificare che la responsabilità per il cattolico richiede anche il perseguire una buona formazione (e non è un problema di tempo, ma di volontà), soprattutto sui temi fondamentali; e aggiungo che la libertà non è il libero arbitrio, ma una volontà di perseguire il Bene (che scrivo volutamente con la maiuscola).
A proposito di formazione, quanti cattolici in buonafede possono affermare di conoscere e saper applicare nella propria vita di ogni giorno la legge morale naturale o la dottrina sociale della Chiesa oppure il suo Magistero?
Purtroppo, invece, viviamo nel paradosso per cui se cerchi di farlo vieni etichettato come “integralista” e non solo da chi si professa non credente, ma anche da tanti sedicenti cattolici. Ma cosa significa integralismo se la legge che ti governa, in quanto cattolico è basata su Gesù e sull’Amore?

Ma torniamo a noi e veniamo a cosa voglia dire l’impegno del cattolico in politica, tema che è stato molto a cuore ai recenti Pontefici e lo è pure al nostro Vescovo.
Pongo subito una domanda: un cattolico – vero e coerente – può votare a favore della legge sul divorzio, sull’aborto e via via fino alla Legge Cirinnà o al DDL Zan o delle proposte sull’eutanasia?
Rispondo piuttosto categoricamente e senza l’ombra del dubbio: no! Secondo me, sono cose incompatibili!
Non abbiamo più il “partito dei cattolici” e i cattolici in diaspora si sono sparsi, alcuni per scelta meditata e che rispetto indipendentemente dalla loro collocazione partitica, altri per opportunità politica (ma in questo caso li ritengo solo “sedicenti cattolici”).
La storia insegna che quando i cattolici vivono coerentemente, sono capaci di gesti eroici anche in politica. Oggi non corriamo il rischio di finire al Colosseo in mezzo ai leoni, ma sono pochi quelli che, per non rinunciare alla “poltrona”, non obbediscono ai diktat del partito.
Che bella, invece, ad esempio, la figura del Re Baldovino del Belgio che si rifiutò di firmare la legge che depenalizzava anche solo parzialmente l’aborto. San Giovanni Paolo II ne sottolineò l’esempio dicendo: “La sua vita di servizio, radicata in una profonda relazione con Dio e fondata sui valori essenziali”, possa incoraggiare il popolo belga a “seguire le sue tracce per edificare una società sempre più giusta e fraterna, nel rispetto della dignità delle persone”.

Essere cattolico non è un’etichetta che ci si appone, ma una coerenza di vita.
Coincido col pensiero espresso nell’articolo quando si afferma che, in vista delle amministrative faentine, l’essere cattolici ci impone delle considerazioni molto approfondite: chi sostenere e perché e se quel voto non ci ponga di fronte all’eventualità di calpestare quelli che Papa Benedetto XVI ha definito i “principi non negoziabili” che, invece, come sappiamo bene entrambi, sono stati allegramente calpestati da “sedicenti cattolici” anche del nostro territorio. Ma domando: le nostre comunità cattoliche, le nostre associazioni cattoliche l’hanno notato, sottolineato, stigmatizzato? Hanno dato a queste circostanze di inaccettabile incoerenza (inaccettabile non secondo me, ma secondo Papa Benedetto) il peso che meritano? È evidente che la risposta sia negativa e non meriti ulteriori commenti.

Sono aspetti che meritano di essere approfonditi, ma, per brevità, mi limito a rimandare al documento dell’allora Cardinale Ratzinger, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede dal titolo Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica 

Vengo ora alla domanda: essere cattolici è sinonimo di buon comportamento?
Secondo me la risposta non è “no”, ma “dipende”. Se parliamo di cattolici veri e coerenti, il comportamento non sarà “perfetto” – perché seguiamo il Maestro, ma non siamo Lui – però sarà almeno “buono”. Possibile che si commettano errori, ma ci sarà buonafede, lontana dagli interessi personali, voglia di rimediare agli errori e di rispondere delle conseguenze delle proprie azioni (come il suddetto Re Baldovino che perse il trono, che è un po’ più di una poltroncina a Roma, a Bologna o a Faenza).

Nell’articolo viene pure toccata la questione se i cattolici siano una “bandiera elettorale” da conquistare e sono ancora d’accordo con chi scrive sul fatto che oggi servano “persone che manifestino valori cattolici nelle azioni quotidiane e non tanto che si professano tali solo a parole” e non serve che lo ripeta, ma ormai è indubbio che ci siano partiti e movimenti che non hanno nulla a che fare con i valori cattolici (ho già citato sopra cosa abbiano promosso e stiano promuovendo) e che, quindi, un cattolico coerente non può sostenere.
Lo affermo con forza proprio sulla frase del Card. Ratzinger che si cita – sulla “legittima libertà dei cittadini cattolici di scegliere, tra le opinioni politiche compatibili con la fede e la legge morale naturale, quella che secondo il proprio criterio meglio si adegua alle esigenze del bene comune” – e che direi riflettere in pieno le mie considerazioni.

Sul sindaco che a mio avviso serve a Faenza, oltre alle caratteristiche elencate nell’articolo, aggiungerei che debba essere persona a contatto con la realtà, con la vita di tutti i giorni ad ogni livello, con l’economia reale del territorio, con il mondo del lavoro concreto, che abbia fatto esperienza con le disorganizzazioni in cui viviamo immersi e che paralizzano il territorio ed il sistema paese.

Farebbe bene l’elettorato cattolico a domandarsi se un candidato professi realmente o meno la propria fede. Ma l’elettorato dovrebbe anche chiedersi se un candidato non la professi affatto e quali siano le immediate conseguenze.

Molto significativo l’esempio che leggo relativamente a Matteo Renzi e della sua evidente incoerenza che continua ancor oggi visto che il suo Vice è tra i promotori del DDL Zan. Al di là delle frasi ad effetto da politico navigato, è evidente che un Ministro giuri sulla Costituzione, ma, se quel Ministro è anche cattolico (e non solo sedicente tale), il Vangelo è già marchiato a fuoco nel tuo cuore e il giuramento sarebbe superfluo.
D’altra parte nei primi dodici articoli della Costituzione possiamo facilmente rispecchiare il Discorso della montagna di Gesù.
Il cattolico si misura con la propria coscienza, ogni giorno e più volte al giorno. Purtroppo nelle omelie che ascolto, non sento più parlare di esame di coscienza, ma ho imparato a farlo da ragazzo e continuo su questa strada. Tuttavia misurarsi con una coscienza non formata, non adeguatamente guidata e non matura non serve a nulla (e qui rimarco l’importanza di una buona direzione spirituale).

Ribadisco: un cattolico – che governa secondo la Costituzione e agisce secondo coscienza – può votare a favore dell’aborto, del divorzio, dell’utero in affitto, della pillola abortiva, dell’eutanasia…? Chiaramente no! E se lo fa, che garanzie abbiamo rispetto al suo “agire secondo coscienza”? Distinguiamo le materie opinabili per un cattolico (banalmente un senso unico o un divieto d’accesso) da quelle che non lo sono (ad esempio la vita umana). A proposito di coscienza, come non pensare a quei casi – ovviamente poco pubblicizzati – di brillanti carriere mediche stroncate perché obiettori di coscienza: ci sta bene che la nostra società sia così?

In effetti avrei voluto – istintivamente – entrare anche in questioni più partitiche, come rilevo nell’articolo. Ma ho premesso che non l’avrei fatto e mi attengo a questo impegno.
Mi limito a dire che, sempre da cattolici coerenti, non possiamo giudicare l’operato di chicchessia, senza conoscerlo bene e sapere cosa realmente facciano e come agiscano nella loro vita di tutti i giorni.

Mi scuso per la lunghezza, ma spero che queste righe stimolino il confronto ed una discussione profonda e civile.
Cordialmente.

Giuseppe Lesce

Un pensiero riguardo “Cattolici e voto: una lettera alla redazione promuove il dibattito

  • 25 Agosto 2020 in 13:03
    Permalink

    Riporto un paio di domande già poste sotto l’articolo pubblicato su FB:
    – sul DDL Zan riporto un paio di posizioni: la Comunità di vita Cristiana, associazione laicale che si rifà al carisma dei Gesuiti, è a favore (fonte: https://cvxlms.it/disegno-di-legge-contro-misoginia-e-omotransfobia/). ProVita onlus, associazione con diversi punti di contatto con Forza Nuova (di cui do per scontato si conoscano le posizioni), è contro. Tenendo conto, come richiesto, della coerenza di vita, chi dovesse sentirsi più affine ai laici dei Gesuiti rispetto a FN (anche in generale, non solo sul tema specifico), come potrebbe definirsi senza urtare i veri cattolici? Almeno “Cristiano” va bene (sempre che anche le altre confessioni non ci schifino per questa posizione abominevole, ovviamente – chiedo agli amici protestanti)? “Simpatizzante”?
    – a proposito di coerenza di vita, c’è qualche membro di partito di spicco che trovate coerente con la fede cattolica? Penso in particolare a quelli cui sta molto a cuore il tema della famiglia (sfido io, quando ne hai 2 o 3).

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