Castel Raniero: uniti nel recupero

Il percorso è ancora lungo, ma arriva un passo decisivo per il recupero dell’ex colonia di Castel Raniero: in Conferenza unificata è stato approvato il finanziamento di 3,753 milioni di euro per la sua ristrutturazione. Le risorse non andranno direttamente all’Asp della Romagna faentina, proprietaria dell’immobile, ma alla Soprintendenza di Ravenna, e inizierà ora un confronto tra tutti gli enti che operano attorno alla struttura, coinvolgendo anche l’Amministrazione comunale e l’associazione Adottiamo Castel Raniero, per avviare i lavori nel corso di quest’anno e programmare quale sarà il futuro di questo spazio, sia nei muri che nei contenuti.

A gestire i fondi sarà la Soprintendenza di Ravenna

«Ora è fondamentale essere tutti allineati nel progetto di recupero – afferma il presidente dell’Asp Massimo Caroli – che riguarda sia l’ex colonia sia il parco e la casa del custode. Si tratta di un’area molto amata dai faentini che ha enormi potenzialità in vari settori: benessere, outdoor education, trekking”. Una volta completata la ristrutturazione, si è ipotizzata la realizzazione di un campus universitario. “È giusto fare ragionamenti di questo tipo – afferma Caroli -, ma li ritengo prematuri. Tra le destinazioni d’uso abbiamo valutato l’ipotesi di farne una struttura socio-sanitaria, ma i vincoli di costruzione hanno costi troppo elevati. È più probabile che venga realizzato un centro dedicato alla formazione e all’educazione. Fondamentale sarà trovare dei partner giusti e affidabili che ci accompagnino in questo percorso: la Regione per me è imprescindibile».

L’associazione Adottiamo Castel Raniero: “Fondamentale che il bene rimanga pubblico”

Il progetto finanziato con i fondi del Ministero è quello indicato già nel 2015 dal comitato Adottiamo Castel Raniero, che prevede tra le altre cose la realizzazione di un museo storico sulla Prima guerra mondiale. «Al di là delle destinazioni d’uso, è importante che la struttura rimanga pubblica – commenta Gaetano Assirelli, presidente dell’associazione – e siamo molto soddisfatti perché le risorse messe in campo dal Ministero vanno in questa direzione. Probabilmente serviranno ulteriori risorse, quantificabili in circa 1,5 milioni di euro per un recupero completo, ma è urgente partire con la ristrutturazione». Tenere viva l’attenzione sulla colonia: questo l’obiettivo dell’associazione che conta una 70ina di iscritti e che ha organizzato numerosi eventi e iniziative. «Ora con la pandemia siamo fermi – commenta Assirelli – ma abbiamo comunque in cantiere un progetto per rimettere in sicurezza la casa del custode e farne un ostello, lungo il sentiero Cai 505, con una ventina di posti letto».

Faenza: gli altri spazi da rigenerare

Investimenti pubblici, fondi europei o ricorso ai privati? Non esiste una ricetta unica per conservare, riqualificare e valorizzare spazi che, per diversi motivi, dallo splendore del passato sono diventati luoghi difficili da gestire.    Partendo dai progetti in dirittura d’arrivo c’è palazzo del Podestà: grazie ai fondi europei arrivati tramite la Regione, si è potuto restaurare la sala dell’Arengo e mettere a norma la struttura. Al termine dei lavori, la gestione del palazzo verrà affidata tramite bando e prevede una finalità turistica. Da chi sta per tornare alla collettività a chi invece vede questo momento ancora lontano: Chiesa dei Servi. Aspetti positivi: il consiglio comunale del dicembre 2019 ha deciso di investire la somma di oltre 2,5 milioni di euro che arriveranno al Comune dalla vittoria nella cosiddetta ‘causa dei derivati’ per il suo recupero. Aspetti critici: mancano tempistiche precise. Il progetto prevede comunque l’estensione dell’aula studio della biblioteca o lo spostamento in quest’area della sala ragazzi.

Spostandoci di qualche metro troviamo Case Manfredi: il palazzo del XIII secolo necessita di urgenti lavori di risanamento. Acquistate nel 2001 dal Comune, quando c’erano a disposizione più risorse per gli enti locali, si è deciso poi di vendere l’immobile trovando un compratore: R. Group Costruzioni, società che ha presentato un’offerta da 750mila euro nel maggio 2020 per farne un uso residenziale. Definire aprioristicamente sbagliate situazioni che coinvolgono privati sarebbe superficiale: molti pregevoli immobili del patrimonio storico faentino sono da lungo tempo proprietà di privati, e la loro conservazione è del tutto soddisfacente (palazzo Ferniani, palazzo Pasolini, palazzo Matteucci).Sarà una sinergia pubblico-privato a segnare il futuro dell’Arena Borghesi: un progetto di riqualifica da 722mila euro proposto dal Cia Conad con l’avvallo di Amministrazione e associazioni culturali, anche se la pandemia ha rallentato i lavori che prevedevano il termine entro il 2020.

Samuele Marchi

Giornalista, sono nato a Faenza e dopo la laurea in Lettere all’Università di Bologna frequento il master in 'Sviluppo creativo e gestione delle attività culturali' dell’Università di Venezia/Scuola Holden. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali come Veneto Economia, Alto Adige Innovazione, Cortina Ski 2021, Il Piccolo, Faenza Web Tv. Ho partecipato all'organizzazione del congresso nazionale Aiga 2015 e del Padova Innovation Day. Nel 2016 ho pubblicato il libro “Un viaggio (e ritorno) nei Canti Orfici” (Carta Bianca editore) dedicato al poeta Dino Campana. Amo i cappelletti, tifo Lazio e, come facendo un puzzle, cerco di dare un senso alle cose che mi accadono attorno.

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