Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) di Alejandro G. Iñárritu

“E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto?”.
“Sì”.
“E che cos’è che volevi?”.
“Potermi dire amato, sentirmi amato sulla Terra”.

Questo il frammento di poesia di Raymond Carver col quale si apre Birdman, vincitore di quattro premi Oscar (incluso miglior film) nel 2015. Fin da subito il film si presenta come un bizzarro miscuglio di immagini e musica apparentemente senza senso: un meteorite “alato” in cielo, un branco di meduse spiaggiate, un’ossessiva percussione in sottofondo. Poi la prima vera scena ci mostra un uomo in mutande che medita levitando a mezz’aria, mentre una minacciosa voce gli comunica dalle profondità dell’inconscio.

Un uomo ossessionato dal proprio ego e dal proprio personaggio

Riggan Thomson (impersonato da Micheal Keaton) è un’ex star del cinema, conosciuto per il personaggio fittizio del supereroe Birdman, poi caduto in disgrazia e costretto a un’umiliante vita di attore e regista teatrale mediocre, senza successo e pieno di rimorsi, sotto la morsa della spietata critica di Broadway. Oltre a ciò, Riggan è ossessionato dal proprio accecante ego, il quale lo rende “ignorante” al punto da negare sentimenti di paternità nei confronti della figlia Sam (Emma Stone) e che lo ha portato al divorzio. Il suo ego prende la forma dell’iconico personaggio alato, che di tanto in tanto entra in scena come voce fuori campo, pronto a mettere in discussione tutto quello che ancora gli resta e dando voce al suo desiderio di essere ancora la star che tutti idolatravano.

La battaglia interiore di Riggan si sviluppa in un unico (anche se truccato) piano sequenza, tra camerini, stretti corridoi, backstage, strade affollate della “Grande Mela” e il palcoscenico: il luogo in cui la finzione diventa realtà e la realtà intraprende la strada contraria, mescolandosi in un’unica entità impossibile da sbrogliare. La virtuosistica scelta di regia del messicano Iñárritu ha il solo scopo di immergerci completamente nell’io di Riggan, le cui emozioni vengono scandite da una colonna sonora davvero originale, interamente basata su ritmiche di batteria che vanno a descrivere lo stato d’animo di un protagonista sempre sull’orlo della pazzia.

Il regista sceglie la strada della commedia, con battute pungenti e gag spiritose

Trovano spazio anche personaggi di contorno ottimamente scritti, a cominciare dalla figlia Sam, ex tossicodipendente, ragazza cinica e ribelle bisognosa di amore quanto il padre. Poi c’è il resto del cast teatrale: il produttore Jake (Zach Galifianakis, lanciato dalla saga de Una notte da leoni), simpatica quanto irriverente spalla di Riggan, l’attore Mike (Edward Norton), più vero sul palco che nella vita reale, e le attrici Lesley (Naomi Watts) e Laura (Andrea Riseborough), entrambi sofferenti dalle loro mancanze e desideri. Nonostante il tono tragico che pervade quasi tutti i personaggi, Iñárritu sceglie di seguire la strada della commedia, ironizzando su tutto e puntando su una comicità dinamica grazie alla fluente sceneggiatura. Non mancano perciò battute pungenti e gag spiritose, insieme al non-sense causato da un protagonista che occupa la maggior parte dello spazio scenico anche dentro il film, divorando le sotto-trame presentate a causa del suo egocentrismo. Insieme a tutto questo, anche una spietata critica sull’universo dei cinecomics: l’utilizzo dell’arte cinematografica come industria d’intrattenimento fine a sé stessa, senza profondità e senz’anima, com’era il personaggio di Birdman per il pubblico che lo seguiva.

Birdman: una delle migliori commedie degli ultimi anni

Riggan Thomson è un uomo bloccato all’interno di una maschera e un costume, in cerca del più primordiale bisogno umano: sentirsi amato sulla terra, come sottolineato dalle frasi di Carver. In mancanza di questo, si assiste al graduale disfacimento dell’io, portato avanti da una messa in scena a teatro e mai preso sul serio fino in fondo, nemmeno nell’assurdo finale dove il protagonista concluderà, a modo suo, lo spettacolo. Introspettivo come non mai, pirandelliano, bizzarro e grottesco, Birdman è, ancora ad oggi, una delle migliori commedie degli ultimi anni, con un Michael Keaton in stato di grazia e uno stile unico di narrazione.

Alessandro Leoni

Alessandro Leoni

Sono nato a Faenza nel 1993. Mi sono diplomato presso l’istituto tecnico agrario “G. Scarabelli” a Imola, e al momento studio Tecnologie Alimentari presso l’Università di Bologna – Sede di Cesena. Sono attore nella compagnia teatrale “Amici dell’Europa” da circa una decina d’anni nell’ambito prosa; ho fatto esperienza anche nell’operetta e nel musical collaborando, tra gli altri, con la “Compagnia del Cancello”. Nel tempo libero mi interesso di cinema, di cui sono molto appassionato, e pratico kung fu.

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