Scuola e vaccini: la replica del presidente di Articolo 32 sul caso di Brisighella

Venerdì 22 marzo è arrivata in redazione una nota da parte della dirigente scolastica Paola Fiorentini (I.C. Matteucci-Faenza Centro e, come reggente, I.C. di Brisighella, ndr) sulla situazione della scuola d’infanzia di Brisighella dove, ritenendo di rispettare le norme giuridiche, «i bambini (non in regola con l’iter di vaccinazione, ndr) non potevano più essere accolti» Il D.Legge 73/2017, c.d “Legge Lorenzin” e la successiva legge 108/2018 impongono ai genitori dei bambini in età 0-6 anni l’obbligo di vaccinazioni per l’accesso ai Nidi e alle Scuole dell’Infanzia. Questo obbligo è stato prorogato negli anni fino al 10 marzo 2019. «A partire da questa data è fatto divieto di frequenza ai bambini non vaccinati – scrive la dirigente – pur mantenendo l’iscrizione e il permesso di rientro una volta che sia presentata la necessaria documentazione. A ciò si aggiunge il parere della Regione Emilia-Romagna che ribadisce il divieto». A seguito di questo divieto, la dirigente accusa i «toni arroganti e minacciosi» con cui alcune persone, identificatisi come membri dell’associazione Articolo 32 Libertà e Salute, «hanno aggredito verbalmente le maestre». Abbiamo posto all’ing. Paolo Svegli, presidente dell’associazione Articolo 32 Libertà e Salute, alcune domande per cercare di approfondire quanto accaduto nei giorni scorsi e la sua versione dei fatti. 

Gentile Ing. Svegli, per quale motivo ritiene che la dirigente dell’istituto abbia applicato in maniera erronea la legge?

La legge dice che la scadenza del 10 marzo vale per chi ha fatto autocertificazione per poter iniziare l’anno scolastico. Chi invece ha presentato la richiesta d’appuntamento all’Ausl non ha questo vincolo e risulta in regola con la legge come ha ribadito la circolare dell’ufficio scolastico regionale del 4 marzo scorso, prot 004007. Le famiglie non hanno ricevuto (almeno al momento dei fatti) alcuna comunicazione ufficiale da parte della scuola riguardo un’eventuale esclusione.

Cosa è effettivamente successo in questi giorni a scuola? Che atteggiamento si è avuto nei confronti di docenti e personale scolastico?

Alcuni membri del comitato hanno accompagnato i genitori a scuola per sostenerli moralmente e per aiutare a capire come stavano veramente le cose sia alle maestre (che hanno voluto ascoltare) che ai carabinieri (quando sono stati invitati ad essere presenti). Ai docenti è stato ricordato che si stavano prendendo la responsabilità di dare seguito a un’interpretazione errata della legge, e che, mancando anche la comunicazione ufficiale scritta alle famiglie, compivano un atto arbitrario di esclusione eseguendo un ordine ricevuto, senza voler approfondire quanto dicesse veramente la legge. Dove è stato possibile i bambini sono stati lasciati nelle loro classi, in quanto non vi era alcuna ragione reale per fare diversamente. Noi capiamo il disagio delle maestre e ci dispiace molto che vengano manipolate per tentare di fare applicare una legge che nasce con molte lacune (e a dirlo è il fatto che, ad oggi, solo una dirigente del comprensorio faentino la sta applicando in questo modo).

Come pensa si dovrebbe agire per risolvere in maniera costruttiva questa vicenda, pensando prima di tutto alla tutela dei minorenni?

Innanzitutto evitando creare confusione, non mettere a disagio le maestre, applicare correttamente le leggi.

Avete fortemente rigettato, come associazione, l’accusa di essere etichettati “No Vax”. Quali sono le finalità di Articolo 32?

Il marchio “No Vax” oggi è usato per etichettare chi fa una scelta di campo a priori contro qualcosa. Noi non vogliamo imporre protocolli medici a nessuno, siamo un gruppo di genitori che hanno a cuore la salute dei propri figli. Sul nostro sito è riportato l’estratto dello Statuto del Comitato: «Il Comitato riconosce il valore delle vaccinazioni ed è convinto che esse rappresentino un intervento utile per la prevenzione di alcune gravi malattie infettive e per l’impatto che hanno avuto storicamente nel mondo. Il Comitato si riserva di ricorrere a vie legali contro coloro che affermeranno il contrario».

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